Ecochic, la moda etica

Redazione
05/10/2010

di Stefania Medetti Il mantra della moda etica è fatto di tre “R”: riduci, riusa, ricicla. Un approccio sostenibile e...

Ecochic, la moda etica

di Stefania Medetti

Il mantra della moda etica è fatto di tre “R”: riduci, riusa, ricicla. Un approccio sostenibile e irrinunciabile per chi vuole essere coerente nelle scelte di consumo. L’Organic Cotton, organizzazione no-profit che raccoglie produttori e commercianti del cotone biologico, fa sapere che il 20% dell’inquinamento delle acque è dovuto alla produzione di tessuto, mentre l’industria dell’abbigliamento emette ogni anno il 10% dell’anidride carbonica totale.
Quello che fino a poco tempo fa era soltanto un trend, adesso è diventato un movimento. Secondo Tns Worldpanel Fashion, oltre la metà dei consumatori del Regno Unito pensa che la produzione etica di abbigliamento sia importante e oltre un quarto degli intervistati è disposto a pagare di più per un capo prodotto in modo etico.

Cotone bio e riciclo: i brand diventano responsabili

Le grandi catene hanno risposto con codici di autoregolamentazione: H&M, per esempio, ha fissato una serie di restrizioni sull’uso di metalli come cadmio, piombo, mercurio e su determinati prodotti chimici per la tintura. Il marchio Patagonia, che ha dimostrato la maggior sensibilità alla causa, ha varato una serie di attività che spaziano dalla linea di abbigliamento prodotta interamente in cotone biologico a un programma di riutilizzo dei propri capi.
In Italia, Elena Mirò, nell’ambito di un progetto a favore dell’Unicef, ha recentemente varato la seconda edizione della campagna di riciclo: per ogni capo portato in negozio, si ha il 25% di sconto su un prodotto della nuova collezione. Timberland ha lanciato il Green Index, una classifica che permette ai consumatori di valutare il costo, in termini di salute ambientale, per la produzione di sandali e scarpe che contengono parti riciclate.
Nike si è data come obiettivo l’utilizzo di almeno il 5% di cotone biologico nella sua intera produzione e, attraverso il programma di riciclo, ha trasformato oltre 23 milioni di scarpe da ginnastica in 300 superfici da gioco. Stella McCartney si impegna in prima persona per la produzione di materiali cruelty-free, mentre Ali Hewson, moglie del leader degli U2, ha lanciato l’etichetta eco-solidale Edun.

Giovani stilisti dal cuore verde

Ma accanto ai nomi famosi e ai grandi player, anche alcuni giovani designer hanno trovato nell’area green un terreno ideale su cui sperimentare e farsi conoscere. Palcoscenico di riferimento per gli esordienti sono gli eventi organizzati sotto l’etichetta “Eco-fashion”, in città come Milano, Londra, Vancouver e New York.
E per chi volesse comprare? Una selezione dei 37 eco-designer che hanno recentemente esposto alla London Fashion Week è accessibile su Yoox . Ma l’elenco degli stilisti dal cuore verde e sostenibile continua a crescere. Essere chic ed eco, grazie alla rete, è semplicissimo: basta consultare la bibbia del settore, Eco fashion world. A New York, infine, la tendenza entra addirittura al museo con Eco-fashion: going green, aperta fino al 13 novembre presso il Fashion Institute of Technology. Segno dei tempi.

Ecco dove comprare etico on-line:

www.vegetarian-shoes.co.uk

www.veganshoes.com

www.mooshoes.com

www.veganchic.com

www.alternativeoutfitters.com

www.animalrightstuff.com