L’Italia fa meglio degli altri big europei per economia circolare

05 Marzo 2019 17.06
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Tra i grandi Stati europei l'Italia è in prima fila nell'impegno per l'economia circolare: ammonta infatti a 102 il nostro indice complessivo di circolarità secondo il primo "Rapporto sull'economia circolare in Italia 2019", realizzato dal Circular economy network – la rete promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e 13 aziende e associazioni di impresa – e dall'Enea. Più alto, sempre secono il rapporto del'indice del Regno Unito (a 90 punti), della Germania (88), della Francia (87) e della Spagna (81). Il report sottolinea però che il nostro Paese non dovrebbe «adagiarsi», perché il «rischio di rallentamento» è dietro l'angolo. Soprattutto se si guarda all'avanzamento di quell'indice nell'ultimo anno: gli altri Paesi stanno «prendendo slancio, anche grazie al nuovo pacchetto di direttive Ue» e per esempio la Francia lo ha incrementato di 7 punti, la Spagna di 13. Mentre nel 2018 l'Italia ha conquistato soltanto un punto in più rispetto all'anno precedente.

IN ITALIA RECORD DI OCCUPAZIONE NEL RICICLO E RIUSO

Efficienza, innovazione e competenza fanno dell'economia circolare «un pilastro» della lotta ai cambiamenti climatici, osserva la deputata di LeU Rossella Muroni ricordando che, muoversi in un'ottica di «sviluppo sostenibile», significa anche offrire «una risposta alla crisi economica e sociale: con l'economia circolare si può infatti disegnare il lavoro del futuro ma, prima, alle nostre imprese servirebbero norme chiare». Ed è proprio sui livelli di occupazione «nei settori del riciclo, del riuso e della riparazione» che – rileva il vicepresidente del Circular economy network, Luca Dal Fabbro – «l'Italia registra un ottimo livello di occupazione» pari al 2,1% del totale, al di sopra della media Ue a 28 che si ferma all'1,7%.

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MA ADESSO SERVE UN PIANO NAZIONALE

E' per questo che il presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile Edo Ronchi ricorda quanto sia importante impegnarsi «a tenere alto il livello delle nostre performance. Ma serve anche una visione politica e amministrativa in favore dell'economia circolare che va pensata come un vero e proprio cambiamento profondo di modello economico». Seguendo per esempio un decalogo di proposte, come mettere a punto "un Piano e una Strategia nazionale", una regolazione sull'end of waste (con i decreti, attesi da tempo, che coinvolgono circa 7.000 imprese italiane), misure di fiscalità dedicate, incentivi all'innovazione, infrastrutture ad hoc, e un ripensamento dei programmi per la rigenerazione urbana insieme al rilancio del ruolo delle città. Se si parla di tecnologia e innovazione, afferma il direttore del dipartimento Sostenibilità dell'Enea, Roberto Morabito, «oggi il nostro Paese ha tutte le qualifiche per una transizione di successo dall'economia lineare all'economia circolare». Sarebbe «importante – conclude – dar vita ad un'Agenzia nazionale per l'uso e la gestione efficiente delle risorse che possa supportare la transizione in termini di tecnologie e strumenti di pianificazione e gestione»

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