Ecuador, fallito il golpe

Redazione
30/09/2010

  È fallito il colpo di stato in Ecuador. Il primo ad annunciarlo è stato Alexis Mera, consigliere giuridico alla...

Ecuador, fallito il golpe

 

È fallito il colpo di stato in Ecuador. Il primo ad annunciarlo è stato Alexis Mera, consigliere giuridico alla presidenza. L’esponente politico ha fatto sapere che l’esercito per la prossima settimana si occuperà della sicurezza del Paese. Alle 7 del mattino del 30n settembre, ora locale, migliaia di poliziotti erano arrivati a Quito, capitale dell’Ecuador, per protestare contro il presidente Rafael Correa. Lo Stato, nelle scorse settimane, aveva infatti bloccato il pagamento dei bonus e delle indennità delle forze dell’ordine.
Contro i manifestanti si è dichiarato Ricardo Patiño, ministro degli Esteri. Patiño ha chiesto ai sostenitori di Correa di scendere in piazza per bloccare gli oppositori del governo. Il presidente Correa, intossicato dal fumo di lacrimogeni, è stato ricoverato all’ospedale di Quito, dove i manifestanti, tra cui molti studenti, l’hanno praticamente assediato.
Correa è stato liberato nella notte dalle forze lealiste. E alle 3,40 ora italiana di venerdì primo ottobre si è affacciato al balcone del palazzo presidenziale di Quito, mostrandosi alla folla di sostenitori riunitisi in piazza Indipendenza dopo la notizia.
Nelle colluttazioni tra i sovversivi appartenenti alle forze di polizia e l’esercito intervenuto per liberare il presidente rifugiatosi in un ospedale della capitale, sono morte due persone.
Sventato il colpo di Stato dei circa 800 poliziotti che dalla mattina di giovedì protestavano nella capitale contro il blocco del pagamento dei bonus e delle indennità alle forze dell’ordine, restano comunque i problemi di ordine pubblico.
Quella che sembrava una protesta si è infatti rivelata un tentativo di golpe quando i manifestanti hanno invaso il palazzo presidenziale e tentato di assumere il controllo delle televisioni pubbliche equadoregne.
Quanto sta accadendo in Ecuador preoccupa la Spagna e Hugo Chavez, presidente del Venezuela. Attraverso il social network twitter Chavez ha chiesto aiuto all’Unasur, l’Unione delle nazioni sudamericane.
 

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