Ecuador, il giorno più lungo

Redazione
01/10/2010

Il 30 settembre è stata una giornata di ordinaria follia in Ecuador, cominciata alle 7 ora locale con una manifestazione...

Il 30 settembre è stata una giornata di ordinaria follia in Ecuador, cominciata alle 7 ora locale con una manifestazione contro i tagli salariali, e terminata alle 22 con il discorso del presidente Rafael Correa dal balcone del Palazzo presidenziale che urlava alla folla di cittadini: «Non non faremo la fine dell’Honduras».
In quindici ore il Paese sudamericano ha vissuto un tentativo di golpe, l’assedio del suo presidente, e il blitz dell’esercito per liberarlo, in cui sono rimaste uccise due persone e ferite 37. Nel frattempo per le strade della capitale Quito e di Guayaquil, il maggiore centro ecuadoregno, si stava scatenando una vera e propria guerriglia urbana, con gli insorti che assaltavano banche, supermercati, edifici istituzionali. Scuole, università e centri finanziari sono stati chiusi, ed è stato bloccato temporaneamente pure lo spazio aereo. In questi scontri, secondo la Croce rossa internazionale, i feriti sono stati 88.
Questo è il bilancio del 30 settembre quando alcuni dei circa 800 poliziotti che protestavano formalmente contro il taglio dei bonus alla categoria, hanno impedito al presidente di entrare nel palazzo presidenziale. «Sono stato colpito alla testa», ha raccontato alla folla nel discorso tenuto in serata dopo il blitz, «è solo grazie all’eroica azione degli uomini della mia sicurezza che sono ancora vivo. Ho evitato per pochi centimetri un lacrimogeno».
Il leader ecuadoregno, che El Pais definisce un “uomo non propenso al dialogo e che si preoccupa poco delle buone maniere”, a quel punto ha tentato il dialogo con gli insorti dirigendosi nel centro sanitario della polizia della capitale. Ma dai colloqui nessun esito positivo: per le 11 ore successive il presidente è rimasto di fatto bloccato nell’ospedale che doveva essere del “disgelo”.

Chavez: «il vero obiettivo era un golpe»

Tutti i capi di Stato dall’Havana a Washington, appresa la notizia, hanno condannato il gesto dei poliziotti ed espresso preoccupazione per la vita di Correa. In particolare l’amico e omologo venezuelano Hugo Chavez che ha aggiunto come la vertenza salariale dei militari e dei poliziotti sia «stata solo una scusa per preparare un golpe ordito dalle forze di destra».
Nelle ore successive al sequestro in molti sono scesi in strada per manifestare il proprio sostegno al presidente, mentre un elicottero delle forze di polizia si è avvicinato alla collina di Quito dove si trovano le antenne dei media, con tentativo di sabotare le trasmissioni di due reti pubbliche.
Il serata poi è scattato il blitz dell’esercito: tra le 20 e le 21, le truppe hanno fatto irruzione nell’ospedale e hanno liberato il presidente che pochi minuti più tardi ha parlato alla nazione dal balcone del Palazzo di governo. «Non capisco perché un presidente che tenta di varare una legge per ridurre la spesa pubblica venga attaccato in questo modo», ha detto alla piazza. Tra gli insorti che lo hanno braccato, Correa non ha visto solo uomini in divisa. «C’erano molti civili infiltrati nella folla, inneggiavano alla violenza, incitavano all’odio, volevano la guerra, il sangue, i morti», ha urlato visibilmente concitato alla piazza. «È stato il peggior giorno del mio governo», ha aggiunto, «ma ne sarei uscito o da presidente o da cadavere».

Un comunista cattolico

Correa, 47enne di fede cattolica, pur vantando sempre secondo El Pais un appoggio popolare superiore al 70%, dovrà affrontare uno dei momenti più duri della sua carriera politica.
Il presidente, che è al secondo mandato consecutivo, sta riformando il Paese in chiave socialista. Dopo aver introdotto incentivi contro la povertà e nazionalizzato i pozzi petroliferi sottraendoli alle multinazionali americane (l’Ecuador è insieme al Venezuela uno dei due Paesi dell’Opec del Sud America), nel 2008 ha istituito un’assemblea costituente che ha riformato la carta costituzionale con l’approvazione di un referendum popolare. Per uscire dalla crisi, ora sta cercando alleanze strategiche con il Giappone e con la Corea del Sud e sta anche lavorando per ristabilire i contatti con la Colombia.