Narcotraffico, omicidi e violenza: come l’Ecuador è diventato la nuova Colombia

Tommaso Meo
10/01/2024

L'irruzione di uomini armati negli studi della tivù di Stato ha fatto il giro del mondo. E il presidente Noboa ha dichiarato lo stato di emergenza dopo l’evasione del super criminale “Fito”. L'aumento della produzione di cocaina da Bogotà e dal vicino Perù ha fatto entrare anche questo piccolo Paese nel business della droga. Estorsioni, rapimenti, politici ammazzati, caos nelle carceri: cosa sta succedendo.

Narcotraffico, omicidi e violenza: come l’Ecuador è diventato la nuova Colombia

Uomini armati con passamontagna, cappuccio e tute Adidas hanno fatto irruzione negli studi della televisione di Stato ecuadoriana, prendendo in ostaggio i giornalisti. Il tutto in diretta, per mezz’ora. Alla fine la polizia è riuscita a liberare gli ostaggi e ad arrestare 13 aggressori ma le immagini, surreali e stranianti, hanno fatto in breve il giro del mondo nella serata del 9 gennaio 2024 portando alla luce la guerra in corso in Ecuador tra stato e cartelli del narcotraffico sempre più potenti.

Pugno di ferro dopo l’evasione di Adolfo Macias, noto come “Fito”

L’8 gennaio il giovane presidente Daniel Noboa, eletto nel novembre 2023 con la promessa di riportare legalità e sicurezza nel Paese, ha dichiarato lo stato di emergenza dopo l’evasione il giorno precedente di Adolfo Macias, noto come “Fito”, leader dei Los Choneros, il più grande gruppo criminale dell’Ecuador. È scattato quindi un coprifuoco dalle 23 alle 5 e l’esercito è sceso in strada per aiutare a mantenere l’ordine durante la ricerca di Fito. Questa situazione eccezionale comporta anche la limitazione di anche alcuni diritti, come l’inviolabilità del domicilio o la corrispondenza.

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Il presidente dell’Ecuador Daniel Noboa (Getty).

Il presidente contro 22 bande che trafficano con la droga

Il pugno duro del governo ha però scatenato rivolte in diverse carceri ecuadoriane con attacchi contro la polizia e agenti presi in ostaggio. L’amministrazione penitenziaria ha riferito in un comunicato che 139 membri del suo personale sono attualmente tenuti in ostaggio in cinque istituti di pena. Il giorno successivo il Paese è stato dichiarato in stato di «conflitto armato interno» e Noboa ha ordinato la «neutralizzazione» dei gruppi criminali coinvolti nel traffico di droga indicando 22 nomi di bande.

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Polizia armata per le strade dell’Ecuador (Getty).

Gli scontri in corso tra narcos, polizia ed esercito hanno provocato almeno 13 morti nei primi tre giorni. Il 9 gennaio è evaso anche Fabricio Colon Pico, leader della banda Los Lobos, mentre la crisi minaccia di oltrepassare i confini con il Perù che ha annunciato di aver dichiarato a sua volta lo stato di emergenza alla frontiera.

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Forze di sicurezza impegnate in Ecuador dopo la proclamazione dello stato d’emergenza (Getty).

Un nuovo narcostato che si affaccia sull’Oceano Pacifico

L’Ecuador non è comunemente considerato un “narcostato”, ma confina proprio con i due maggiori produttori mondiali di cocaina, Colombia e Perù, ed è diventato da qualche anno il loro principale punto di esportazione in seguito a un massiccio aumento della produzione di droga e alla porosità delle frontiere. La posizione geografica privilegiata del Paese ha poi fatto il resto.

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La mappa dell’Ecuador e di una parte del Sud America.

L’Ecuador infatti ha un ampio accesso sull’Oceano Pacifico e in particolare la città costiera di Guayaquil, dalla quale è scappato Fito, è diventata un grande hub per il commercio e la spedizione oltremare di narcotici. La piccola nazione sudamericana, che conta 18 milioni di abitanti, si è ritagliata un ruolo di rilievo anche nelle fasi di lavorazione e trasformazione del prodotto, prendendo così in carico una parte del business. In questo modo i gruppi armati protagonisti delle nuove violenze, per la maggior parte semplici bande di strada fino a poco tempo fa, si sono progressivamente evoluti fino a diventare protagonisti del traffico internazionale di droga, spesso associandosi con grossi cartelli messicani.

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Forze di sicurezza in Ecuador (Getty).

Violenze generalizzate: omicidi aumentati dell’800 per cento in cinque anni

Con la crescente l’influenza dei narcos in Ecuador è aumentata anche la violenza di queste bande, tra di loro e verso lo Stato. Gli omicidi sono aumentati dell’800 per cento tra il 2018 e il 2023, passando da 6 a 46 ogni 100 mila abitanti. Nel 2023 sono stati registrati 7.800 omicidi e sono state sequestrate 220 tonnellate di droga, i numeri più alti mai registrati. Nel 2022 gli omicidi legati al narcotraffico erano stati 4.500 e le tonnellate sequestrate 210.

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Stato di emergenza in Ecuador (Getty).

Ammazzato nel 2023 Villavicencio, candidato alle elezioni

Negli ultimi anni il Paese è stato testimone di omicidi di agenti di polizia, attentati, sparatorie con morti tra i civili, autobombe e cadaveri ritrovati a pezzi. Sono diventati all’ordine del giorno estorsioni e rapimenti. La violenza si è diffusa anche nelle carceri alcune delle quali sono sfuggite al controllo dello Stato per trasformarsi in centri per il narcotraffico. Nonostante già il precedente presidente Guillermo Lasso abbia tentato di rafforzare la sicurezza, anche tramite l’esercito, queste operazioni hanno avuto risultati limitati anche perché in molti casi i narcos sono meglio armati dei militari. Prima del gennaio 2024 la situazione si era dimostrata già particolarmente tesa quando nell’agosto 2023 Fernando Villavicencio, candidato alle elezioni presidenziali, era stato ucciso dopo un comizio, colpito da diversi proiettili. Villavicencio aveva detto più volte di essere stato minacciato di morte dai narcos. L’omicidio è stato rivendicato dai Los Lobos.