Edi Rama: «Vogliamo libere elezioni»

Redazione
23/01/2011

«Non ci arrenderemo fino a che non otterremo quanto è giusto e corretto per l’Albania: nuove e libere elezioni». Così...

Edi Rama: «Vogliamo libere elezioni»

«Non ci arrenderemo fino a che non otterremo quanto è giusto e corretto per l’Albania: nuove e libere elezioni». Così il 23 gennaio il sindaco di Tirana Edi Rama, leader del partito socialista albanese, ha denunciato gli spari sulla folla inerme, chiedendo al governo «un confronto civile e senza prepotenze».
«Abbiamo portato in piazza la gente sempre senza scontri, siamo contro la violenza, ma non possiamo trasformarci nello zimbello di questo regime perché siamo pacifici e non facciamo paura», ha dichiarato Rama. «Venerdì eravamo scesi in piazza in modo pacifico, per chiedere democrazia, trasparenza e legalità. Ci hanno accolto con i fucili, hanno sparato su gente inerme. Non accade in nessun paese europeo, solo in Albania, un Paese che la comunità internazionale porta come esempio di sviluppo e democrazia. Ma è falso: ecco il vero volto del regime. Un volto di assassini».
«Oggi qui c’é una sofferenza enorme e le ragioni sono semplicissime: la libertà di voto è stata violata, come la libertà di comunicazione e concorrenza. Noi non abbiamo tentato nessun golpe, abbiamo solo chiesto una commissione d’inchiesta sulle passate elezioni, piene di frodi, ma non ci è stata concessa alcuna forma di indagine». Secondo Rama, la popolazione «si è resa conto che il suo voto non aveva alcun valore e che in questo paese si è instaurato un potere corrotto». 
Dopo aver partecipato ai funerali delle vittime, Rama ha aggiunto: «Ciò che dispiace degli appelli internazionali a mantenere la calma è la mancanza di una netta condanna di un clamoroso omicidio di Stato». Secondo Rama è stato il premier Sali Berisha «a impedire alla polizia di eseguire l’arresto dei sei membri della Guardia repubblicana accusati di omicidio plurimo dalla procura di Tirana». Tra di loro anche il comandante Ndrea Prendi, generale ai vertici della Guardia repubblicana.