Edoardo Agnelli e gli altri celebri rampolli infelici o maledetti

Nel suo ultimo libro, L’intruso tra gli Agnelli, Marco Bernardini racconta la vita del primogenito dell'Avvocato, morto suicida nel novembre 2000. La sua non è l'unica storia di eredi finiti tragicamente. Basta pensare ai lutti che hanno colpito i Kennedy o al destino di John Paul Getty III.

Edoardo Agnelli e gli altri celebri rampolli infelici o maledetti

Si intitola Edoardo, L’intruso tra gli Agnelli, il libro appena pubblicato da Aliberti, che il giornalista Marco Bernardini ha dedicato al primogenito e unico figlio maschio dell’Avvocato. Edoardo Agnelli è morto suicida all’età di 46 anni. Il suo corpo venne trovato senza vita il 15 novembre 2000, dopo un volo di oltre 80 metri, con indosso una giacca di velluto portata sopra il pigiama, sul greto del torrente Stura, lungo l’autostrada che collega Torino al mare della Liguria. «Se mai ti dovesse capitare racconta qualcosa di me», è scritto in epigrafe.

Edoardo e il rapporto speciale con il cugino ed erede designato Giovannino

Bernardini tiene fede alla parola data, e all’amicizia durata 15 anni con Edoardo Agnelli, tracciando un ritratto impeccabile e particolarmente affettuoso del mancato erede della dinastia che decise di mettere fine alla propria vita «come in un urlo di protesta». Bernardini e Agnelli si conobbero in occasione di un’intervista che il giovane rampollo rilasciò all’allora giornalista di Tuttosport circa i suoi progetti, dalla Juventus (poco tempo prima si era consumata la tragedia dell’Heysel) alla Fiat. «Suo papà si arrabbiò molto, chiese al figlio di dire che avevo travisato le sue parole, lui fu onesto, disse: “Bernardini non ha cambiato una virgola”», ha raccontato Bernardini al Corriere. «Era un uomo coraggioso Edoardo». Inquieto, sensibile, colto, estremamente fragile, Edoardo Agnelli fu sicuramente il più irregolare dell’intera dinastia, un tipo che i suoi compagni di studi in America chiamavano “Crazy Eddie”. Bernardini non tralascia nulla. Dentro ci sono i tormentati rapporti con le donne, tra i quali spicca la storia d’amore con una ragazza di nome Francesca che a un certo punto rimane incinta ma di un figlio non suo. L’anaffettività dei genitori: la madre che preferisce curare i propri giardini e presta maggiore attenzione ai cani husky, il padre che una sera lo fa chiamare, gli dice di prepararsi per andare a vedere assieme la partita allo stadio, e poi non si presenta. Lo stretto rapporto che lo legava al cugino (ed erede designato) Giovanni Alberto detto Giovannino, una specie di John John Kennedy torinese, morto anche lui giovanissimo per un cancro fulminante: «Se oggi fosse vivo Giovannino, lo sarebbe sicuramente anche Edoardo». Una vita trascorsa ai margini, in totale riservatezza, fino all’episodio di Malindi, quando Edoardo venne arrestato in Kenya, trovato con addosso dell’eroina e riportato in fretta e furia a casa da un paio di uomini di fiducia della famiglia tra cui un misterioso personaggio «dall’impeccabile blazer blu». Una storia triste, un romanzo senza lieto fine, quello scritto da Bernardini, che racconta la parabola sofferta di un uomo considerato dalla sua stessa famiglia inadatto, unfit, a guidare l’impero.

Edoardo Agnelli e gli altri celebri rampolli infelici o maledetti
La copertina del libro di Bernardini edito da Aliberti.

La nuova vita di Lapo Elkann 

Quella di Edoardo Agnelli non è l’unica storia di rampolli infelici e maledetti. Sempre in casa Agnelli, ad esempio, Lapo Elkann, figlio di Margherita (sorella di Edoardo) ed Alain Elkann, è finito spesso al centro delle cronache a causa dei demoni con cui da sempre si è trovato a combattere. «La mia sensibilità e la mia grande forza di volontà mi hanno aiutato. Non ho paura delle mie fragilità», ha dichiarato tempo fa a Vanity Fair. «Ho imparato ad accettare me stesso e a chiedere aiuto. C’è voluto del tempo ma oggi sto bene con chi sono». E sembra che finalmente Lapo sia riuscito a far pace con se stesso. Anche grazie anche alla moglie Joana Lemos, ex pilota di rally, con la quale l’ex enfant terrible si è sposato il giorno del suo 44esimo compleanno.

Edoardo Agnelli e gli altri celebri rampolli infelici o maledetti
Lapo Elkann e Joana Lemos sul red carpet di Venezia nel 2022 (Getty Images).

La ‘maledizione’ dei Kennedy

Non tutte le storie di questo tipo però hanno un lieto fine. Basta ricordare i Kennedy. Intorno al nome della celebre dinastia americana sono sorte dicerie, fino a parlare di vera e propria maledizione. I due fratelli John Fitzgerald e Robert morirono assassinati nel 1963 e 1968. l figlio di JFK e di Jacqueline John John morì con la moglie Carolyn Bessette e la cognata Lauren in un incidente aereo nel 1999. Michael Kennedy, il sesto degli 11 figli di Robert ed Ethel, morì nel 1997 a causa di un incidente sulle piste da sci del Colorado. Suo fratello David era morto di overdose nel 1984. E la lista, tra incidenti e morti più o meno accidentali, potrebbe continuare.

Edoardo Agnelli e gli altri celebri rampolli infelici o maledetti
John F. Kennedy Jr con la moglie Carolyn (Getty Images).

La tragica fine di John Paul Getty III

Altrettanto tragica fu la fine di John Paul Getty III, nipote dell’allora uomo più ricco del mondo e fondatore della Getty Oil, che morì nel 2011 a 54 anni, triste e solo, nella sua tenuta nel Buckinghamshire. Erede della dinastia di petrolieri americani visse la sua intera vita all’ombra della sua stessa famiglia. Rapito a Roma nell’estate del 1973 nella zona di Piazza Farnese da una cosca della ‘Ndrangheta calabrese venne rilasciato dopo cinque mesi di prigionia con un orecchio mutilato. Alla richiesta del riscatto il nonno rispose: «Ho 14 nipoti e se pago per uno, prima o poi, mi rapiscono anche gli altri». Poi il vecchio pagò la cifra record di 2,9 milioni di dollari, che prestò al figlio chiedendone la restituzione con un tasso d’interesse del 4 per cento. Costretto su una sedia a rotelle dall’età di 24 anni, dopo un micidiale cocktail di oppio, valium e metadone che lo aveva reso anche cieco, Getty jr non uscì mai dal tunnel imboccato dopo il rapimento. La sua storia è raccontata nel film del 2017 Tutti i soldi del mondo, diretto da Ridley Scott e dalla serie Trust, diretta dal regista britannico Danny Boyle.