Fabiana Giacomotti

La filosofia populista del "parla come mangi" ha fallito

La filosofia populista del “parla come mangi” ha fallito

L'educazione civica, il galateo, il saper stare al mondo sono skill fondamentali per la convivenza quotidiana e per il lavoro. Per questo dovrebbero essere insegnate nelle scuole. Perché una laurea non basta. 

21 Aprile 2019 07.15

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Dal treno che mi riporta a Milano per le vacanze di Pasqua, e dove miracolosamente nessuno è al telefono (dopotutto sono le 7.45 della mattina, chi mai si potrebbe chiamare per farsi belli agli occhi degli altri passeggeri senza essere mandati al diavolo dal destinatario?) si alza una voce grave e strascicata da uomo del Sud: «Tonino, Toninoooo, mi senti? Eh, sto sul treno, fatico. A Toni’, stai già al recinto delle capre? Tu lo devi alzare, Toni’, prima che torni, o quelle se ne scappano, ma sì, pure col reticolato». È il Venerdì Santo, nessuno ha voglia di litigare, per cui tutti stiamo zitti, anche i poveri disgraziati che, come me, ambivano a un’altra mezz’oretta di riposo prima di mettersi al computer e senza alcuna necessità di farsi una cultura sulla gestione più efficace delle greggi.

STA ALLE SIGNORE PRENDERE IL CONTROLLO DELLA SITUAZIONE

Il passeggero dietro di noi prosegue imperterrito per un’altra buona decina di minuti sullo stato degli intestini degli animali e sul modo più utile per impegnarne la produzione. I signori passeggeri alzano gli occhi al cielo; le signore decidono di fare quello che fanno le signore del giorno d’oggi, cioè assumono il comando della situazione. Come potete immaginare, attacco io: «Scusi, gentilmente, potrebbe abbassare un po’ la voce? Lo specificano anche i messaggi diffusi dagli altoparlanti, li avrà ascoltati. O forse no, impegnato com’era con le capre», mi lascio sfuggire, subito pentita della battuta ironica come probabilmente laddetta ai social dell’Inps che qualche giorno fa ha risposto alla richiedente ossessiva del pin per presentare la domanda di reddito di cittadinanza di applicare allo scopo tutte le capacità di cui dava prova quotidianamente facendosi i selfie con le orecchie di coniglio.

L’uomo grave del Sud non ha tempo di riaversi dalla sorpresa (come, una donna che osa criticare un maschio, anzi “il” maschio, archetipo del potere intoccabile?), che parte la mia vicina e giuro che dall’aria dimessa e lo sguardo dolce non l’avrei mai detto, vedi come ci si sbaglia: «Senta, questo è uno spazio comune, non è il suo ufficio, non c’è solo lei. Si contenga, abbassi almeno la voce, oppure esca in corridoio». Gli uomini che fino a un minuto prima, in muta supplica al cielo, imploravano l’intervento risolutorio dell’Altissimo, tacciono.

LA LEZIONE DI EDUCAZIONE CIVICA DI UNA PROF

L’uomo grave eccetera capisce che il campo è libero e prorompe in una serie di improperi all’indirizzo delle «pazze isteriche» e alla sua voce «che è così», cioè incontrollabile in quanto maschia e come, naturalmente, si dimostrerà non essere dopo che la signora dolce e fermissima deciderà di impartirgli lì, sui due piedi, una lezione di educazione civica minima (il controllore, in caso ve lo domandaste, era fermo sulla porta, pronto a intervenire se l’alterco fosse diventato incandescente, ma a ogni buon conto neutrale, sapete com’è). Lo fa in modo garbato, efficace, del tutto condivisibile, proprio da insegnante liceale quale è. L’homo capri, un po’ ovidiano in effetti, esce in corridoio, torna a dare indicazioni a Tonino senza pretendere di raggiungerlo col solo suono della voce là dove il suo aiutante si trova e tutto torna quieto. La situazione, anzi, si normalizza al punto che, per tutte le due ore e mezzo di tragitto rimanenti, sarà un minuetto di cortesie fra i passeggeri: scusi, prego, prima lei, ma le pare. Anche i pianti di una piccolina in braccio alla mamma vengono accolti con la serenità del caso e non con i commenti irosi che ascolto di solito. Insomma, si scende tutti rinfrancati, sereni, contenti di sé e ben disposti verso gli altri.

È stata davvero una cattiva idea togliere le ore di educazione civica dalle scuole secondarie inferiori e superiori. Le famiglie non sempre sono in grado di trasmettere le regole minime della convivenza civile di cui poi lamentiamo la perdita ogni cinque minuti

LA CONVIVENZA FORZATA TRA SCONOSCIUTI PUÒ ESSERE UNA BELLA ESPERIENZA

Da questa esperienza un paio di osservazioni: la convivenza forzata fra sconosciuti può essere una bella esperienza, formativa e ricca di occasioni di conoscenza, solo se regolata dall’educazione (parrebbe ovvio, non lo è). È stata davvero una cattiva idea togliere le ore di educazione civica dalle scuole secondarie inferiori e superiori. Le famiglie non sempre sono in grado di trasmettere le regole minime della convivenza civile e il rispetto per il bene comune e gli altri valori di cui poi lamentiamo la perdita ogni cinque minuti, dunque deve farsene carico la scuola. Insegnare a noi italiani, già scarsamente attenti a quanto avviene fuori dalle quattro mura di casa, che la strada, i palazzi, i monumenti sono anche cosa nostra, è fondamentale per sopperire alle scarse risorse economiche che hanno i Comuni per farlo.

IL GALATEO E LE BUONE MANIERE SONO SOLO APPARENTEMENTE ELITARI

Non vorrei offrire un assist alla sindaca di Roma Virginia Raggi, che proprio non lo merita, ma è un fatto che quanto vedo accadere nella strada dove abito ogni mattina rende davvero difficile all’Ama svolgere il suo lavoro: non sono solo i turisti, che pure sono tantissimi e generalmente maleducati, a sporcare la città. In primis sono i suoi cittadini. Gli altri si adeguano: when in Rome, do as romans do. La mancanza di una educazione minima all’uso di mondo è anche alla base di molte carriere che stentano a decollare o, per dirla tutta, di lavori che non si trovano: vi sono molte professioni, naturalmente quelle più ambite dai giovani, nel marketing, nella comunicazione, nel design, dove «saper stare a tavola», cioè sapere scrivere una mail nel modo giusto, sapere chi e come salutare, sapersi controllare e dominare sono fattori di scelta equivalenti a una laurea. Potrai avere ottenuto 110 e lode, essere pieno di buona volontà, ma senza quella cosa apparentemente elitaria dell’uso di mondo sarai sempre svantaggiato. In università, alla Sapienza, l’hanno capito al punto che fra qualche settimana verrà organizzato il primo corso di alta formazione in galatei e buone maniere in collaborazione con l’Accademia Italiana Galateo. «La capacità di gestire e riorganizzare la relazione con l’alterità, di costruire e decostruire la differenza culturale, di definire gli spazi sociali, le appartenenze e i flussi, sembra costituire oggi, in particolare per le nuove generazioni, una competenza fondamentale nell’aprire o chiudere opportunità sia a livello professionale sia personale», è scritto nel piano formativo. In poche settimane, le iscrizioni hanno quasi raggiunto il limite. Segno che la filosofia populista del «parlare come si mangia» ha mostrato tutti i propri limiti. E non solo nello stare a tavola.

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