Effetto Scilipoti

Marianna Venturini
26/12/2010

Idv spaccata. De Magistris & co. attaccano Di Pietro.

Effetto Scilipoti

A dicembre c’è chi scrive a Babbo Natale e chi preferisce indirizzare missive al vetriolo ad Antonio Di Pietro per togliersi qualche pesante sassolino. Succede così che una lettera datata 22 dicembre e firmata dai tre paladini dell’antimafia, l’ex magistrato Luigi de Magistris, l’attore prestato alla politica Giulio Cavalli e l’attivista siciliana Sonia Alfano, si trasformi nell’ennesima resa dei conti all’interno del partito più padronale della Seconda repubblica.
In nome dei «molti che da più parti ci chiedono di prendere posizione, di esprimerci su quanto accaduto negli ultimi mesi all’interno dell’Italia dei Valori», i tre hanno affilato le parole per colpire al cuore il loro leader, dal quale si sentono sempre meno rappresentati. Hanno citato la questione morale di Berlinguer per sottolineare che «senza rese dei conti e senza pubbliche faide, Di Pietro deve reagire duramente e con fermezza alla deriva verso cui questo partito sta andando per colpa di alcuni».
DI PIETRO SOTTO ACCUSA. Una sollecitazione che è suonata come un atto di accusa. Colpa delle «ultime vergogne», ovvero il tradimento operato da Antonio Razzi e Domenico Scilipoti, i due deputati dipietristi che il 14 dicembre hanno preferito mollare l’Idv per votare la fiducia all’arcinemico Silvio Berlsconi.
Un voltafaccia clamoroso per i tre moschettieri che hanno definito i transfughi «individui che si sono venduti, quantomeno moralmente, in virtù di altri interessi rispetto alla politica e al bene pubblico» ma soprattutto sarebbero, «solo la punta di un iceberg che pian piano emerge nella realtà di questo partito».
Quindi la domanda del trio che suona come l’accusa più infamante di tutte. «Ma chi ha portato questi personaggi in questo partito?». E giù l’elenco con le defezioni che hanno costellato il 2010, anno di grande emorragia per il partito di Di Pietro (leggi l’articolo).
Uno che era abituato a fare il pubblico ministero come Di Pietro si è trovato quindi catapultato sul banco degli imputati, colpevole implicito della situazione, responsabile unico e capro espiatorio.
Così i tre esponenti chiedono «un deciso “no” alla deriva dei signori delle tessere, ai transfughi, agli impresentabili che oggi si fregiano di appartenere a questo partito e si rifanno, con precisione chirurgica, una verginità politica».  

Di Pietro tradito dai delfini

Ecco perché la  «questione morale c’è ed è inutile e dannoso negarlo. Noi non possiamo tacere» hanno tagliato corto i tre ‘ribelli’, che ne hanno approfittano anche per una excusatio non petita: «La maggior parte della dirigenza dirà che con queste nostre parole danneggiamo il partito, altri che danneggiamo il presidente Di Pietro, altri ancora che siamo parte di un progetto eversivo che vuole appropriarsi dell’Idv». Invece, a loro dire si tratta solo «dell’estremo atto di amore per tutti gli iscritti, i militanti e i simpatizzanti» del partito. In nome di chi crede ancora nel progetto, vogliono essere lasciati liberi di «lavorare per rendere questo partito quello che lui ha pensato e realizzato e che ora qualcuno gli vuole togliere dalle mani».
CONTESTAZIONE CONTINUA. Da leader intoccabile e osannato come un dio, Di Pietro si è ritrovato adesso contestato dai suoi delfini. Non è la prima volta che l’opposizione interna fa fronda contro il padre padrone dell’Idv. Il 12 novembre a Perugia, nel corso di un incontro nazionale organizzato dall’Alde, il dipartimento antimafia di Italia dei valori, di cui l’eurodeputata Alfano è responsabile nazionale, proprio l’ex magistrato di Mani pulite è stato vivacemente contestato dai giovani del partito (leggi l’articolo).
Loro, proprio loro, che molto devono al Tonino nazionale. E in particolare lui, proprio lui: Luigi De Magistris, l’ex magistrato rinviato a giudizio per omissione di atti d’ufficio a Salerno, non si è sospeso come sarebbe previsto dal serissimo codice etico dell’Idv al quale fa appello anche in questa occasione. «No, sarebbe la vittoria del burocraticismo», aveva detto, «perché la questione morale non va ridotta al casellario giudiziario. Si tratta della mia attività di pm, non di politico». 
È impossibile mollare un partito mentre si cerca di espugnarlo. De Magistris ha creato una fronda pronta a mettere in atto una scissione dentro il partito di Di Pietro, ha provato a contrastarlo nel congresso di febbraio, senza arrivare a presentare una mozione vera e propria, ha corteggiato a lungo il movimento di Grillo e dei grillini per ottenere il loro sostegno e adesso sembra pronto ad aprire la successione. Vale la regola giacobina: trovi sempre uno più puro che ti epura.

I sondaggi sono sempre più negativi

Il fuoco amico si abbatte su Di Pietro proprio nel momento in cui i sondaggi lo danno in caduta libera. La flessione dell’Idv è evidente e le ultime vicende non hanno certamente fatto bene: il partito si assesta tra il 4,5 e il 7%, lontanissimo dall’apice del 8% conquistato solo due anni fa.
Segno che secondo l’opinione pubblica l’alternativa a sinistra del Pd, in questo momento, non è più quella rappresentata da di Di Pietro. Tutti gli istituti, infatti, dimostrano che è Nichi Vendola con Sinistra Ecologia e Libertà ad essere il vero secondo partito di centrosinistra, con picchi dell’8%.
LE REAZIONI ALLA LETTERA. Il capogruppo alla Camera, Massimo Donadi, altro uomo che nelle ultime settimane si è segnalato per una visibilità maggiore a quella di Di Pietro, ha parlato di «pugnalata alle spalle».
Non ha tardato ad arrivare neppure la risposta dell’ex pm, che ha sì fatto mea culpa, ma poi ha contrattaccato: «Chi critica non ha sempre ragione. A volteè interessato a prendere lui stesso il posto di chi viene criticato». Un modo insomma per ribadire la leadership e allontanare le pretese dell’eurodeputato: «C’è un impegno preciso del partito per una militanza trasparente del quale parleremo in un esecutivo nazionale a gennaio». Chi vivrà vedrà.