Egitto, 1.600 jihadisti nella penisola del Sinai

Redazione
22/08/2012

Sono circa 1.600 gli estremisti islamici di varia nazionalità che si troverebbero nella penisola del Sinai, in Egitto. Negli ultimi...

Egitto, 1.600 jihadisti nella penisola del Sinai

Sono circa 1.600 gli estremisti islamici di varia nazionalità che si troverebbero nella penisola del Sinai, in Egitto.
Negli ultimi mesi, nella zona, si sono moltiplicate le violenze e le incursioni verso il vicino Israele.
L’ultimo attacco, del 5 agosto scorso, è costato la vita a 16 Guardie di Frontiera egiziane.
BEDUINI IN ALLERTA. Lo rivelano stime dei servizi di sicurezza del Cairo, riportate dall’agenzia Mena.
Al momento i nomi inclusi nella lista dei jihadisti ricercati sono 120, ha precisato Mena, ma il numero totale sembra aggirarsi ormai attorno ai 1.600.
Cifra che ricalca quella indicata già un paio di settimane fa dal capo di una delle tribù beduine della penisola, il quale, in un’intervista all’agenzia palestinese Maan, aveva denunciato la presenza di una sorta di Legione straniera della Guerra Santa.
CAMPAGNA CONTRO JIHADISTI. Le forze armate egiziane hanno lanciato negli ultimi tempi una vasta campagna militare contro il dilagare di gruppi jihadisti nel Sinai e lo stesso neo-presidente Mohammed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, non ha mancato di alzare la voce contro questo fenomeno dopo il sanguinoso attacco del 5 agosto.
Morsi ha autorizzato anche la chiusura dei tunnel del contrabbando al confine con la Striscia di Gaza.
PREOCCUPAZIONE DI ISRAELE. Sull’altro lato della frontiera, Israele ha espresso in questi mesi crescente preoccupazione per il pericolo che il Sinai diventi una zona franca per il terrorismo sull’onda dell’ulteriore erosione del controllo del territorio seguita alla caduta di Hosni Mubarak.
Il governo dello Stato ebraico, dopo aver autorizzato il rafforzamento del dispositivo militare del Cairo nell’area, in deroga alle intese di pace del 1979, ha tuttavia protestato poi contro l’annunciato uso di tank e aerei.
Secondo Benyamin Netanyahu si rischierebbe una «grave violazione» degli accordi sulla smilitarizzazione della penisola in vigore da oltre 30 anni.