Egitto, 2 milioni contro

Redazione
04/02/2011

Sono 2 milioni gli egiziani che sono tornati, il 4 febbraio, a riempire piazza Tahrir, il cuore della protesta anti-raìs....

Egitto, 2 milioni contro

Sono 2 milioni gli egiziani che sono tornati, il 4 febbraio, a riempire piazza Tahrir, il cuore della protesta anti-raìs. Con loro, per la prima volta dall’inizio delle rivolte, il segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa che si è unito al popolo dei manifestanti nella ‘giornata della Partenza’ (leggi la cronaca delle manifestazioni di piazza Tahrir nel giorno della Partenza).
La Radio della piazza, un’emittente sorta spontaneamente nei giorni scorsi per raccogliere le voci della protesta, ha annunciato che il leader della Lega araba si prepara a tenere un discorso. Ad Alessandria, altro centro della protesta, 1 milione di manifestanti è scceso per le strade per chiedere le dimissioni del presidente che sembra non voler cedere.
L’esercito ha preso le parti degli attivisti. «Siamo qui per proteggervi, i sostenitori del governo non entreranno», è stato il messaggio che i militari hanno scandito con gli altoparlanti in piazza, mentre all’esterno gruppi isolati di sostenitori di Hosni Mubarak hanno cominciato a raggrupparsi.
E puntuali sono scoppiati tafferugli tra le opposte fazioni (leggi la cronaca della battaglia tra sostenitori pro e contro Mubarak) in piazza Talaat Harb, poco distante da piazza Tahrir e dalla sua folla oceanica. Secondo testimoni si sono già registrati i primi feriti.
Intanto fra i giornalisti si registra la prima vittima: Ahmad Mohamed Mahmoud lavorava per il quotidiano Al-Tàawun ed era stato colpito alla testa da un cecchino nella zona di Qasr al-Aini, nelle vicinanze di piazza Tahrir, il 28 gennaio scorso. Il 4 febbraio è morto per le ferite riportate.

Suleiman: «Mubarak non lascerà»

«L’Egitto non sarà in alcun modo come la Tunisia e il presidente Mubarak non lascerà il Paese», come invece ha dovuto fare il presidente tunisino Ben Ali: così il vicepresidente egiziano, Omar Suleiman, ha risposto alla giornalista della Abc Christian Amanpour, in un’intervista esclusiva concessa all’emittente americana.
Suleiman, che ha avuto un colloquio sia con il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, sia con il vicepresidente Joe Biden, ha risposto alla richiesta di Barack Obama affinché il raìs faccia un passo indietro. «Ho spiegato al segretario Clinton che si tratta di un processo, al termine del quale il presidente Mubarak lascerà», ha detto Suleiman. Ma «l’Egitto non sarà in alcun modo un’altra Tunisia».
«Qui è diverso», ha spiegato l’ex capo dei servizi segreti, «Conoscete il nostro presidente, è un combattente. Ha vissuto in questo Paese e morirà nella sua terra».
SULEIMAN PRESIDENTE. Ma nonostante l’appoggio incondizionato a Mubarak, secondo la tv Al Arabiya, il vice presidente Omar Suleiman avrebbe accettato alcune delle proposte fatte dal «Comitato dei saggi», composto da un gruppo di personalitá del mondo politico economico e culturale egiziano, che dopo una riunione con l’ex capo dei servizi segreti egiziani, avrebbe offerto proprio a Suleiman di prendere il posto di Mubarak in base all’art. 139 della Costituzione egiziana. L’attuale presidente manterrebbe così il ruolo solo a livello formale.
OBAMA FIDUCIOSO. «L’unica cosa che potrà funzionare è avviare un processo di transizione ordinato che inizi subito, e coinvolga tutte le parti, in grado di portare verso pratiche democratiche», ha detto il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, tornando sulla crisi egiziana, nel corso di una conferenza stampa congiunta alla Casa Bianca con il premier canadese Stephen Harper. Ha poi invitato Mubarak ad «ascoltare cosa sta gridando il suo popolo e trarne le conseguenze», infine ha rassicurato: «Nonostante ci siano ancora davanti a noi sfide difficili, sono fiducioso che il popolo egiziano possa decidere da solo il futuro, come si merita. E avrà sempre negli Stati Uniti un forte partner».

L’Onu contro la censura dell’informazione

 È salita la preoccupazione internazionale per la situazione dei giornalisti stranieri (leggi l’articolo Cairo, protezione reporter) presi di mira il 3 febbraio dai picchiatori filo-governativi (leggi la testimonianza dell’assedio alla stampa).
L’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani Navy Pillay ha chiesto alle autorità egiziane la liberazione «immediata e senza condizioni» di  tutti i giornalisti e difensori dei diritti umani arrestati per aver esercitato la propria professione. Pillay ha inoltre denunciato le violenze, gli atti intimidatori e le misure di detenzione attuati contro dozzine di giornalisti, in un «tentativo manifesto di soffocare le notizie» (leggi l’articolo sulla caccia allo straniero scattata per le strade del Cairo).
LIBERTÀ PER LA RETE. L’Onu ha ricordato anche che «internet e gli altri mezzi di comunicazione devono restare aperti». Un sito magrebino installato in Marocco che ha offerto agli internauti egiziani un programma in grado di scavalcare la censura web era stato attaccato nella notte tra il 3 e il 4 febbraio e reso inaccessibile da hacker sconosciuti. Il sito Wall5 aveva proposto in questi giorni agli utenti una applicazione in grado di scavalcare lo stop della censura messo in piedi dalle autorità (leggi l’articolo su come aggirare la censura della Rete).
ATTACCO ALLE TIVÙ. Ad aver pagato questa censura violenta dell’informazione sono state, tra gli altri, la sede dell’emittente Al Jazeera al Cairo, nuovamente devastata da ignoti vandali, e la troupe di Sky.
Un gruppo di uomini armati di coltelli, probabili sostenitori di Mubarak, ha bloccato i giornalisti e gli operatori egiziani di Sky alla loro uscita da piazza Tahrir. Lo ha riferito l’inviato Renato Coen, raccontando che gli uomini hanno minacciato gli operatori, prima che un gruppo di soldati si avvicinasse per prendere la troupe in consegna. Gli operatori, alla fine, sono stati rilasciati ma il materiale filmato è stato sequestrato.
IL MONITO DI SARKOZY. C’è grande preoccupazione anche da parte del presidente francese, Nicolas Sarkozy, che il 4 febbraio al termine del Consiglio Ue a Bruxelles ha detto: «Quello che è successo in Egitto ieri e l’altro ieri, con violenze, minacce e intimidazioni sui giornalisti è inaccettabile, inqualificabile e inammissibili. Sono scioccato. E se continueranno ci sarà da parte nostra una risposta, con gravi conseguenze sulle relazioni». Ma sulle decisioni politiche del Paese nessun intervento: «L’Egitto è sovrano nel decidere come proseguire. Non sono sicuro che noi, che non siamo egiziani, dovremmo tentare di intrometterci», ha concluso il presidente francese.

Mosca critica l’ingerenza dell’Onu

Una volontà di non intereferenza condivisa anche da alcuni diplomatici del Cairo e di Mosca, che hanno criticato invece il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon per la sua posizione sulla crisi in Egitto, considerandola una vera e propria ingerenza negli affari interni di un ‘Paese sovrano’.
«L’Egitto si è lamentato verbalmente per la caratterizzazione che il segretario generale ha fatto della situazione» nel Paese, ha scritto Nihal Saad, un portavoce della rappresentanza diplomatica egiziana all’Onu. Vitaly Ciurkin, ambasciatore russo al Palazzo di Vetro, ha detto che certe dichiarazioni del segretario generale sono come «infilare le dita negli occhi» dei politici egiziani. Durante un recente tour europeo, Ban Ki-moon aveva auspicato che «le autorità egiziane ascoltino la voce del loro popolo, iniziando immediatamente un cambiamento vero».
Ciurkin, parlando con i giornalisti al Palazzo di Vetro, ha sostenuto che non è compito dell’Onu «dare consigli politici ad un Paese sovrano, con il quale le stesse Nazioni Unite hanno un rapporto».
La Russia e la Cina, che hanno potere di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, si oppongono a discutere quelli che considerano affari interni dei Paesi (né l’Egitto né la Tunisia sono entrati nell’agenda dei Quindici). Il timore di Mosca e Pechino è di creare un precedente che potrebbe essere utilizzato da chi vorrebbe portare alle Nazioni Unite le richieste di indipendenza, rispettivamente, di Cecenia o Tibet.

Berlusconi: «Mubarak uomo saggio»

«Mi auguro che in Egitto si possa avere continuità di governo nella transizione. Mubarak ha già annunciato che né lui né i suoi figli si presenteranno alle elezioni» ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rispondendo ai cronisti che chiedevano se il presidente Mubarak dovesse lasciare. 
«Confido e credo che tutti gli occidentali pensino la stessa cosa, ossia che in Egitto si possa realizzare una transizione a un sistema più democratico senza rotture con un presidente come Mubarak. Un uomo che da tutto l’occidente, Stati Uniti in testa, è stato sempre considerato l’uomo più saggio ed un punto di riferimento preciso per tutto il Medio oriente».