Egitto, effetto rivolta

Vita Lo Russo
31/01/2011

Sul Daily Hurryet le conseguenze economico-finanziarie della protesta.

Egitto, effetto rivolta

La protesta egiziana ha cominciato a fare sentire i suoi effetti anche su economia e finanza. Le banche sono chiuse da ormai una settimana, e cominciano a scarseggiare benzina e generi di prima necessità.
La Royal Dutch Shell è arrivata a chiudere il suo quartier generale e a rimpatriare d’urgenza le famiglie dei dipendenti, la British Petroleum sta già ricollocando i suoi, mentre sono stati rispedite a casa le 250 persone che lavoravano al Cairo per conto di Eni.
BORSA CHIUSA PER RIBASSO. Nella prima settimana di febbraio il governo di Mubarak sperava di raccogliere con le emissioni obbligazionarie 4 miliardi di sterline egiziane (683 milioni di dollari), invece si è trovato costretto a chiudere le banche prese d’assalto dai manifestanti, e la Borsa per eccesso di ribasso. Secondo gli analisti finanziari, citati il 31 gennaio dal Daily Hurryet News il maggiore quotidiano turco, sarà un vero miracolo se riuscirà a raccoglierne la metà, mentre aumenta nel giro di poche ore lo yelds, il valore che misura la solvibilità del debito da parte dei governi.
L’ESPOSIZIONE DELLE BANCHE. A rischiare sono soprattutto le banche internazionali che hanno un credito complessivo con clienti egiziani di 49,3 miliardi di dollari. La maggiore esposizione tocca agli istituti francesi e inglesi. In particolare, l’ammontare dei crediti dei cugini d’Oltralpe a settembre aveva raggiunto i 17,6 miliardi di dollari, l’esposizione inglese toccava i 10,7 miliardi di dollari e terze nella lista le banche italiane con crediti per 6,3 miliardi di dollari.

Il petrolio sfora i 100 dollari a barile

Alla tensione che si respira nelle sedi egiziane delle multinazionali, si è sommata l’ansia che serpeggia nelle piazze finanziarie del resto del mondo e che ha portato lunedì 31 gennaio (per poche ore) il petrolio sopra quota 100 dollari a barile. L’oro nero è schizzato in alto dopo un weekend di forte incertezza finanziaria. Le Borse di Dubai, Qatar e Kuwait tra sabato e domenica hanno perso rispettivamente il 4 il 3 e il 2%.
L’Egitto è terzo e sesto nella classifica dei produttori di gas e petrolio del continente africano. In termini assoluti significa un’estrazione che vale 742 mila barili al giorno e 62,7 miliardi di metri cubi di gas all’anno.
LA PAURA DEL CONTAGIO AFRICANO. Gli analisti di Bank of America e Merrill Lynch temono ora che la protesta possa dilagare anche in altri Paesi africani produttori (in primis la vicina Libia), e che venga chiuso il canale di Suez attraverso il quale transitano ogni giorno 1 milione di barili di petrolio.
Un altro milione di barili, sempre sotto il controllo delle autorità del Cairo, viene iniettato nella pipeline del Mediterraneo, per uno smistamento complessivo di oro nero che rappresenta il 2% della produzione mondiale. La funzionalità del canale per ora è ancora regolare. Almeno stando alle comunicazioni ufficiali dell’Opec.