Egitto, la piazza dell’odio

Redazione
02/02/2011

dal Cairo Andrea Bernardi Le urla erano assordanti. Piazza Tharir, da giorni sotto il controllo dei manifestanti anti-governativi, è diventata...

Egitto, la piazza dell’odio

dal Cairo
Andrea Bernardi

Le urla erano assordanti. Piazza Tharir, da giorni sotto il controllo dei manifestanti anti-governativi, è diventata un inferno. Dalla serata del 2 febbraio sono rimaste bloccate all’interno del suo perimetro dalle 15 alle 20 mila persone ed è cominciata a serpeggiare la voce che la polizia abbia intenzione, non si sa bene come, di sgomberare l’area.
La battaglia, al Cairo, è iniziata nel primo pomeriggio. Ed è andata avanti, senza sosta (leggi la cronaca della giornata di guerriglia al Cairo) tutta la giornata, lasciando a terra quasi 500 feriti e non si sa ancora esattamente quante vittime. Per ora il bollettino ufficiale del ministero della Sanità ha dichiarato la morte di un soldato di leva.

I giornalisti nel mirino dei filo-Mubarak

I sostenitori di Mubarak erano scesi in piazza per dire la loro. Arrabbiati anche con media e giornalisti colpevoli, a loro avviso, di essersi schierati dalla parte dei manifestanti.
Poi, nel pomeriggio, è scoppiata la follia. Una giornata che ha avuto l’odore della guerra civile. Centinaia di feriti, teste aperte in due. Pozze di sangue ovunque. I manifestanti pro-raìs si sono avvicinati minacciosi alla piazza. Lentamente, un po’ alla volta, sono arrivati a bloccare tutti gli accessi. Gli attivisti anti-governativi sono rimasti all’interno e hanno formato cordoni umani per difendere quello che ormai è diventato il quartier generale della protesta.
PICCHIATORI NEL CORTEO. Più passavano i minuti, con i due schieramenti faccia a faccia, e più saliva la tensione. Una tensione che è esplosa attorno alle 14. Tra i sostenitori di Mubarak sono comparsi i picchiatori. Delinquenti comuni pronti a massacrare di botte chiunque.
Le persone, all’interno della piazza, erano terrorizzate soprattutto per la mancanza di vie di uscita. All’improvviso, in migliaia hanno cominciato a correre fuori, infilandosi nelle vie laterali dove, però, è partito lo scontro corpo a corpo.
I militari, dal canto loro, stavano immobili seduti al proprio posto, osservando volare tutto quello che c’era a terra. E guardando le persone prendersi a calci e bastonate.
NELLA MOSCHEA OSPEDALE. Quando i manifestanti anti-Mubarak sono riusciti a formare nuovamente i cordoni di sicurezza, è iniziata la corsa verso la moschea che è diventata, in questi giorni, una clinica improvvisata, una sorta di ospedale da campo.
Arrivavano centinaia di persone ferite. Teste rotte, fronti e mascelle completamente aperte. I dottori hanno cucito quanto hanno potuto con mezzi di emergenza, senza sosta. L’unica ambulanza che è riuscita a entrare ha portato via un morto.
I dimostranti pro-Mubarak sono così stati fatti arretrare fino al ponte Qaser el-Nil, che attraversa il grande fiume Nilo. Dalla parte opposta, invece, le vie sono rimaste bloccate e la strada si è trasformata in una distesa di sassi.
Lentamente sono state costruite barricate di legno. Gli ultimi sostenitori del presidente se ne sono andati lasciando il posto solo ai delinquenti che, stando alle voci della piazza, sono stati assoldati proprio dalla polizia.