Egitto, lo stop a Twitter non ferma la rivolta

Redazione
26/01/2011

Raduni e manifestazioni proibite dal governo e anche Twitter bloccato in Egitto, dove migliaia di persone hanno invaso strade e...

Egitto, lo stop a Twitter non ferma la rivolta

Raduni e manifestazioni proibite dal governo e anche Twitter bloccato in Egitto, dove migliaia di persone hanno invaso strade e piazze per chiedere la cacciata dell’inamovibile presidente Hosni Mubarak (leggi la cronaca della rivolta del Cairo e guarda il video degli scontri), al potere da 30 anni.
Dopo l’agente morto nei tumulti nella capitale, durante lo sgombero dei manifestanti la polizia ha ferito almeno 10 persone e presidiato con centinaia di agenti interi quartieri della città, blindata a vista. Trascorso il giorno delle proteste è stato il giorno della repressione: 1.000 arresti in tutto il Paese, secondo i dati comunicati dall’apparato di sicurezza dell’establishment. Quaranta sono stati già incrimimanti dalla Procura generale egiziana per aver cercato di rovesciare il regime.
In serata però la protesta si è riaccesa con scontri tra manifestanti e forze di sicurezza sul lungo Nilo al Cairo di fronte alla sede del partito democratico al potere. Gli agenti di sicurezza hanno lanciato lacrimogeni e pallottole di gomma per tenere lontano i manifestanti.
SCONTRI AL CONSOLATO ITALIANO. Il blocco dei messaggi è stato reso noto il 26 gennaio dallo stesso social network con un suo tweet, precisando che il sito e le applicazioni erano inaccessibili dalle 17 del 25 gennaio, poche ore dopo l’esplosione delle contestazioni. Ma il bavaglio della censura e il divieto di manifestare non hanno impedito la nascita di cortei e sit-in improvvisati al Cairo, dove nel pomeriggio si è rialzato anche il livello della tensione, con copertoni dati alle fiamme, colonne di fumo e scontri con i cordoni di sicurezza in varie zone. I tafferugli si sono concentrati anche nel quartiere del consolato italiano, dove la polizia ha lanciato lacrimogeni e i manifestanti hanno risposto con una sassaiola.
GIORNALISTA DEL GUARDIAN PESTATO. Vicino alla sede del sindacato dei giornalisti, il corrispondente del Guardian è stato invece preso a bastonate e arrestato, mentre stava cercando di documentare i tumulti. Il reporter, che ha raccontato di essere stato colpito dagli agenti in borghese dei servizi di sicurezza, è stato trasportato in un ufficio governativo insieme ad altri 40 manifestanti. Le forze dell’ordine hanno caricato i dimostranti con idranti e manganelli: alcuni testimoni hanno segnalato la morte di un manifestante e di un poliziotto, poi smentite dalle autorità.
ALTISSIMA TENSIONE A SUEZ. In serata la protesta è di nuovo degenerata a Suez, dove è stato imposto il coprifuoco in tre piazze, dopo che i manifestanti avevano appiccato il fuoco a un commissariato e lanciato molotov contro la sede del partito di Mubarak. Finora sono almeno 70 i feriti degli scontri fra manifestanti e forze dell’ordine nella città, dopo i quattro morti della prima giornata di contestazione.

Gli uomini di Mubarak richiamano alla legalità

Il giro di vite di Mubarak sulla libertà di espressione, anche se ufficialmente i vertici hanno smentito, è comunque realtà. Secondo quanto riportato dall’agenzia Mena, il ministero dell’Interno egiziano ha annunciato che «non permetterà più alcun movimento provocatorio, raduni di protesta, marce o manifestazioni».
Sempre secondo le cronache dell’agenzia, 90 persone sono state fermate nella capitale durante lo sgombero di piazza Tahrir, poi presidiata da agenti sia in tenuta antisommossa che in borghese, a impedire qualsivolgia assembramento, nonostante in città siano in corso numerosi cortei e picchetti sparsi. Al Jazeera ha riferito che, ad Assiut, centro dell’Alto Egitto, durante un sit-in sono stati fermati 121 simpatizzanti dei Fratelli musulmani.
IL PREMIER, NESSUN BAVAGLIO. Nonostante i fatti parlino da sé, il premier Ahmed Nazif ha cercato di smorzare i toni, dichiarando di «non voler in alcun modo limitare il diritto di espressione» e di essere «felice del desiderio di libertà dei giovani e della loro voglia di cambiamento», a patto però che questi «rispettino la legalità». Il governo ha poi smentito le voci in circolazione su un blocco di Facebook.
Dal mondo, le diplomazie hanno invitato il governo di Mubarak a mantenere aperto un canale di dialogo: «Le autorità egiziane devono rispettare e proteggere il diritto dei cittadini egiziani a manifestare le loro aspirazioni politiche attraverso dimostrazioni politiche», ha dichiarato l’alto rappresentante della politica estera della Ue Catherine Ashton, «le migliaia di persone del Cairo esprimono la loro volontà e il loro desiderio di cambiamento politico, al pari del popolo tunisino».
Anche gli Usa, per bocca del segretario di Stato Hillary Clinton, hanno esortato tutte le parti in causa a dare prova di «moderazione» e il governo a non interferire in reti sociali di Internet come Facebook e Twitter.

L’ora della rivolta, la cronaca dei tumulti

Nella sera del 25 gennaio, oltre ai tumulti del Cairo, dove un poliziotto è morto calpestato dalla folla, un’altra protesta per la ‘Giornata della collera‘ è degenerata in scontri e violenze a Suez, come quelle del 25 gennaio ha scosso il Libano (leggi l’intervista a un attivista egiziano e la cronaca degli scontri di Beirut), che hanno portato alla morte di tre manifestanti.
Due sono caduti sotto i colpi dei proiettili di gomma sparati dalla polizia e un altro invece, secondo fonti locali, è stato colpito al ventre da una pallottola vera. Dieci i dimostranti gravemente feriti.
Incidenti si sono verificati anche per le strade di Alessandria d’Egitto quando la polizia per sedare gli scontri ha sparato con proiettili di gomma sui manifestanti ferendone alcuni, e arrestato decine di facinorosi. Una giornata bollente per la città portuale che ha costretto le autorità cittadine ad azionare il coprifuoco nelle ore notturne dalle 23 alle 6.
L’ONDA DI TWITTER E FACEBOOK. «Fuori, fuori, fuori», «vattene, vattene»: questi gli slogan indirizzati al rais Mubarak, scanditi dalla folla, in quello che, secondo molti osservatori, è il seguito dell’onda di protesta cominciata con la rivolta tunisina. La ‘Giornata della collera’ è stata organizzata attraverso appelli e inviti diffusi via Twitter e Facebook.
Il ministro dell’Interno egiziano aveva garantito lo svolgimento pacifico dei sit-in previsti, ma a partire dal pomeriggio una frangia «illegale dei Fratelli musulmani ha spinto un gran numero di persone verso piazza Tahrir», ha richiesto  l’intervento delle forze dell’ordine, ha scritto in una nota. Il portavoce del movimento integralista islamico ha però smentito tali affermazioni definendole «menzognere e prive di fondamento».
CAPITALE SOTTO ASSEDIO. Al Cairo, i cortei che da tre quartieri sono confluiti verso la grande spianata di Tahrir si erano formati quasi spontaneamente: a Mohandesin, ad esempio, un centinaio di manifestanti sotto la stretta sorveglianza degli agenti in tenuta antisommossa sono riusciti ad aprirsi un varco e a guadagnare il vialone principale che attraversa il quartiere.
Scandendo slogan e sventolando bandiere egiziane, lo hanno percorso per raggiungere piazza Tahrir dove la polizia si è sempre tenuta a debita distanza e non è intervenuta. Scene diverse nella centrale piazza della capitale dove le forze dell’ordine hanno usato gli idranti e sparato gas lacrimogeni, in risposta al lancio di pietre dei manifestati.
CARICHE DELLA POLIZIA NELLA NOTTE. Nella notte la polizia é tornata alla carica sparando sulla folla una pioggia di candelotti lacrimogeni. Gli organizzatori avevano annunciato in serata che non intendevano lasciare la piazza e inviato gli abitanti della capitale a portare loro cibo e coperte per aiutarli a trascorrere lì la notte. Testimoni oculari raccontano che i ristoranti della zona hanno offerto pietanze gratis ai manifestanti che però avevano grande difficoltàa comunicare perché erano saltati i collegamenti dei telefoni cellulari e Twitter non era più accessibile. Gli organizzatori, con in prima linea il ‘Movimento sei aprile’, hanno comunque diffuso un comunicato con le loro rivendicazioni, in cui chiedono l’uscita di scena di Mubarak, la formazione di un governo di unità nazionale, e nuove elezioni parlamentari.