M5s e stampa: continua la polemica

M5s e stampa: continua la polemica

13 Novembre 2018 11.51
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Dopo le offese alla categoria, ecco fioccare le liste. In puro stile Movimento 5 stelle. Il primo è stato Alessandro Di Battista – quello di giornalisti «puttane» – che dalle spiagge centramericane torna su un argomento più che monetizzabile in chiave di consenso (soprattutto davanti all'inarrestabile scalata della Lega nei sondaggi) e stila l'elenco dei giornalisti «liberi» e con la «schiena dritta».

LA LISTA DI DI BATTISTA

«Lo dico ancora una volta», scrive il pentastellato, «il mestiere del giornalista, quello con la schiena dritta, è importante come quello del chirurgo. E grazie a Dio in Italia ci sono eccome giornalisti liberi, è libero Travaglio uno che il Movimento l'ha bastonato ripetutamente, è libero Massimo Fini, un uomo che per non essersi piegato al pensiero dominante non ha fatto la carriera che meritava. È libero Buttafuoco, uno degli ultimi intellettuali rimasti, sono liberi Fulvio Grimaldi e Alberto Negri, due non certo teneri con la politica estera dell'attuale governo. È libero Franco Bechis, uno dei giornalisti più innamorati dello studio degli atti che abbia mai conosciuto. È libera Luisella Costamagna, è libera Milena Gabanelli, sono liberi decine di giornalisti e giornaliste che hanno capito che chi davvero sta colpendo la libertà di stampa sono svariati sicari dell'informazione ormai distaccati dalla realtà e capaci di scendere in piazza per difendere esclusivamente la loro posizione di potere che ha molto più a che fare con quella servitù volontaria descritta da Étienne de La Boétie che con il desiderio di indipendenza che tanto sbandierano in queste ore».

Come volevasi dimostrare è partita la difesa corporativista, puerile, patetica, ipocrita, conformista e oltretutto…

Geplaatst door Alessandro Di Battista op Maandag 12 november 2018

SUL BLOG DELLE STELLE GLI EDITORI "IMPURI"

Come se non bastasse, ecco pubblicata la lista degli editori in conflitto di interessi dal Blog delle Stelle. Coincidenza, proprio nel giorno in cui Davide Casaleggio organizza a Milano un convegno su un tema a lui caro – la blockchain – e su cui la sua srl ha realizzato uno studio pagato anche da Poste. Il post dal titolo Il segreto di Pulcinella dell'informazione italiana invita i lettori «a essere informati sulle proprietà dei giornali e a essere dotati di spirito critico sul modo di dare le notizie. Ma l'obiettivo di fondo è quello di sanare questa anomalia tutta italiana e incentivare gli editori a non essere in conflitto di interesse nè con altri settori di business nè con la politica per garantire a tutti un'informazione libera e imparziale. Questa è la battaglia di chi ama davvero l'informazione». Segue la solita lista di proscrizione. «La Repubblica, Marco De Benedetti – interessi industriali – figlio di Carlo De Benedetti, tessera numero uno del Pd; La Stampa, Marco De Benedetti (idem come sopra); Il Giornale, Paolo Berlusconi – fratello di Silvio Berlusconi, presidente di Forza Italia; Il Messaggero, Francesco Gaetano Caltagirone – interessi industriali, Libero Quotidiano, Antonio Angelucci – interessi industriali».

IL POST CRITICO DI ELENA FATTORI

Ma nel Movimento c'è anche chi prende le distanze. È il caso di Elena Fattori, senatrice ribelle che su Fb non usa giri di parole. «Coerenza vorrebbe che per dimostrare la loro verginità tutti i giornalisti eletti col 5 stelle si dimettessero». Rispondendo ai commenti chiede: «Cosa ne pensate dei giornalisti che fanno politica? Ha senso invocare obiettività quando ogni partito alla fine candida dei giornalisti?». E, ancora: «Dato per scontato che il giornalismo a volte diventa servo della politica, quali azioni successive i intendono implementare per evitare che ciò accada? A mio avviso un segnale importante sarebbe quello di evitare di candidare giornalisti».

Coerenza vorrebbe che per dimostrare la loro verginità tutti i giornalisti eletti col 5 stelle si dimettessero ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Geplaatst door Elena Fattori op Maandag 12 november 2018

Fattori, già stata fortemente critica con i vertici M5s in occasione del voto sul Decreto sicurezza aveva già detto la sua l'11 novembre sempre sul social network. «La stampa ha un ruolo. In Italia lo esercita in maniera (spesso ma non sempre) indegna», recitava il post. «Ma il governo ne ha un altro che non è certo quello di attaccare la stampa. E sbaglia, a prescindere dal colore politico, qualunque rappresentante della maggioranza o del governo se lo fa. Se poi la stampa è serva dei partiti chi è al governo ha tutti gli strumenti per risolvere la questione. Perché i giornalisti che ho conosciuto in questi anni sono spesso essi stessi le vittime della politica e dei governi che hanno fatto della stampa la loro serva. Perché i governi ahimè non hanno mai amato la stampa che li critica e hanno sempre tentato di asservirla. Sarebbe il caso di non fare lo stesso».

La stampa ha un ruolo. In Italia lo esercita in maniera (spesso ma non sempre) indegna. Ma il governo ne ha un altro che…

Geplaatst door Elena Fattori op Zaterdag 10 november 2018

LA DIFESA DI FICO

Il 12 novembre, invece, a difendere i cronisti, insieme con il capo dello Stato Sergio Mattarella, era stato un altro pentastellato "atipico", il presidente della Camera Roberto Fico. «C'è la Costituzione, la libertà di stampa è tutelata e sarà tutelata fino alla fine», aveva ricordato, «ma negli ultimi 30 anni è mancata una cultura generale dell'indipendenza ed è un tema che va affrontato perché la stampa influenza la politica e i politici influenzano I giornalisti».

LEGGI ANCHE: Mattarella e Fico in difesa dei giornalisti nella polemica col M5s.

Ma a quali colleghi del Movimento si riferisce Fattori (oltre al vicepremier Luigi Di Maio che paradossalmente risulta iscritto all'albo dei pubblicisti)? Nelle fila del M5s – quello de "pennivendoli", delle "lingue marroni", degli "sciacalli" e ora anche delle "puttane" gridati in faccia ai cronisti, gli stessi che Beppe Grillo voleva divorare solo per vomitarli e ai quali lanciava banconote da 500 euro – siedono: il senatore Gianluigi Paragone, ex direttore della Padania ed ex conduttore della Gabbia, il deputato Emilio Carelli, già direttore di SkyTg24 ed ex uomo Mediaset e il senatore Primo Di Nicola, inchiestista per l'Espresso, ex direttore de Il Centro, nonché responsabile della sezione Palazzi&Potere sul Fatto online.

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