Presidenti delle Camere, il Pd resta fuori e si divide in due

Redazione
24/03/2018

La Lega esulta, Berlusconi gongola, il M5s incassa. Nella partita per l'elezione dei presidenti di Camera e Senato (quasi) tutti...

Presidenti delle Camere, il Pd resta fuori e si divide in due

La Lega esulta, Berlusconi gongola, il M5s incassa. Nella partita per l'elezione dei presidenti di Camera e Senato (quasi) tutti hanno portato a casa qualcosa. Ma c'è una forza politica totalmente non pervenuta. Il Partito democratico, auto-confinato al ruolo di opposizione. Solo due nomi di bandiera portati avanti e la rassegnazione a essere minoranza. Del resto le parole di Matteo Renzi sono state chiare: «Ha vinto la linea del "tocca a loro"».

RENZIANI CONTRO IL "GRILLUSCONI". Dentro il partito però la situazione è in subbuglio: l'ampio fronte interno degli avversari dell'ex segretario lo accusa di aver imposto una scelta "aventiniana", rendendo quindi irrilevanti i dem. Di più. Il sospetto è che l'ex leader punti a tenere il controllo, indebolendo il tentativo di unità. I suoi fedelissimi attaccano il patto "Grillusconi", il reggente Maurizio Martina invece elogia il discorso "sfidante" di Fico e Francesco Boccia, di area Emiliano, lo definisce un presidente della Camera "di sinistra".

Eletti i presidenti di Camera e Senato: chi ha vinto e chi ha perso

Il leader della Lega Matteo Salvini era quello che più aveva da perdere da questo primo giro di trattative prima della partita decisiva per il governo. Se avesse rotto con Silvio Berlusconi, l’obiettivo di andare a Palazzo Chigi si sarebbe dissolto immediatamente, perché è chiaro che un tandem Di Maio-Salvini vede il primo in posizione di forza.

Martina se non altro può festeggiare l'unità, niente affatto scontata, dei democratici nel voto sui nomi di bandiera di Valeria Fedeli e Roberto Giachetti. Ma già è partito il braccio di ferro per la scelta, in programma martedì, dei capigruppo e dei due vice presidenti che dovrebbero spettare al Pd. E, in prospettiva, la sfida per la guida del partito, che vivrà un passaggio importante nell'assemblea che dovrebbe tenersi il 22 aprile o comunque alla fine delle consultazioni.

GUERINI CAPOGRUPPO BLINDATO? I renziani danno per blindati Lorenzo Guerini alla Camera e Andrea Marcucci al Senato come capigruppo, ma i non renziani di maggioranza e minoranza per rompere lo schema sono in pressing su Graziano Delrio alla Camera. Renzi con i suoi, che puntano il dito contro Franceschini, Orlando e anche il gentiloniano Zanda, si compiace di aver bloccato ogni manovra sulla presidenza delle Camere. Quanto alle vice presidenze, in quota dem a Montecitorio viene accreditato come favorito Ettore Rosato e al Senato Anna Rossomando, voluta dall'area orlando in quota minoranza.

Ma tutto è ancora da decidere e così si fanno altri nomi come Roberta Pinotti, Franco Mirabelli o la stessa Fedeli a Palazzo Madama. Se Martina riuscirà a tenere unito il partito su queste scelte, dicono dalla minoranza, potrebbe andare verso l'elezione a segretario nell'assemblea di aprile. Ma c'è chi auspica nomi di garanzia come Delrio o Paolo Gentiloni, che si è dimesso da premier.

PREVALE LA LINEA DI MATTEO. PER ORA. Quel che è certo è che almeno alla prova del voto segreto il partito ha retto: «Ho votato disciplinato Fedeli», dichiara Renzi, che esulta per il prevalere della sua linea. «Tocca a loro, immaginate a quali critiche ci saremmo esposti se avessimo fatto l'accordo con M5s o centrodestra».

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