Elezioni, come i partiti hanno gestito la pubblicità su Facebook

Redazione
21/03/2018

Lo scandalo di Cambridge Analytica ha riportato al centro la gestione dei dati e soprattutto come Facebook può essere usato...

Elezioni, come i partiti hanno gestito la pubblicità su Facebook

Lo scandalo di Cambridge Analytica ha riportato al centro la gestione dei dati e soprattutto come Facebook può essere usato per bombardare gli utenti con pubblicità mirate. È quanto è avvenuto nella marcia di avvicinamento al voto del 4 marzo. Un lungo lavoro di Openpolis ha cercato di capire come i vari partiti abbiano usato gli strumenti di advertising messi a disposizione dal gigante di Menlo Park per inviare i loro messaggi agli elettori. Ecco cosa hanno scoperto.

1. La metodologia: analisi grazie a un'estensione installata nei propri browser

Per compiere la rilevazione, che va detto non può essere considerata valida ai fini statistici, è stato usato il Pac, ovvero il political ad collector creato dalla piattaforma americana ProPublica. Agli utenti potevano installare una piccola estensione sui browser, come Chrome e Firefox, che permetteva di tracciare i contenuti sponsorizzati da parte di partiti e candidati che comparivano nel loro news feed. Man mano che gli utenti collaboravano con l'estensione l'algoritmo era in grado di riconoscere i post sponsorizzati dei partiti raccogliendo diversi dati.

2. Le fasce d'età: tutti sopra i 18 anni anche se la Lega punta anche gli adolescenti

Sul resoconto del progetto si legge che pur tenendo presente che «Facebook permette di selezionare o delle fasce specifiche di età», nella gran parte dei casi è stata scelto di selezionare da una fascia d'età in poi, ad esempio dai 18 anni in su. Il 77% delle sponsorizzazioni analizzate erano rivolte a un pubblico dai 18 anni in su, seguito dalla fascia 18-60 anni. Con qualche eccezione però. Matteo Salvini ha sponsorizzato dei post anche per i giovanissimi indirizzandoli a partire dai 13 anni. C'è anche chi ha scelto di puntare a fasce precise come ha fatto Laura Boldrini che in un caso ha cercato di raggiungere i cittadini di Milano con un'età compresa tra i 36 e 63 anni.

3. Gli interessi: post per gli interessati della "famiglia" e dei "The Jackal"

Un'altra grande variabile presa in considerazione dagli inserzionisti riguarda gli interessi, ovvero la possibilità di circoscrivere gruppi di persone in base a caratteristiche specifiche. Openpolis ha distinto quattro aree intorno alle quali sono stati costruiti i gruppi: «tematiche specifiche (politica, unione europea, ecc.), a partiti o aree politiche (fan di Forza Italia o del Movimento 5 stelle), a politici (da Barack Obama a Bernie Sanders passando per quelli locali) e infine a personalità, o soggetti, pubblici (Roberto Saviano, Amnesty International, The Jackal e altri). La gran parte dei post era indirizzato a tematiche specifiche, come successo con alcune sponsorizzazioni di Giorgia Meloni che ha indirizzato i suoi banner a persone interessate alle "famiglia".

C'è però anche chi ha provato a puntare i sostenitori di altri partiti, come Alessandro Mustillo del Partito Comunista che ha cercato consensi tra le persone che avevano messo "mi piace" al Movimento cinque stelle. Ci sono però anche casi di incroci con personalità internazionali come ad esempio CasaPound che ha puntato i fan italiani di Donald Trump e Pietro Grasso che sponsorizzava cercando quelli di Bernie Sanders. C'è però anche chi ha provato a puntare interessi specifici, addirittura il mondo della tv e del web. È il caso ad esempio di Riccardo Magi, neo-parlamentare di +Europa che puntava agli spettatori di Pif, oppure di Potere al popolo che mostrava pubblicità ai fan del gruppo di videomaker dei The Jackal.