Paolo Madron

Torna il centrodestra, ma non è più lo stesso

Torna il centrodestra, ma non è più lo stesso

11 Febbraio 2019 07.36
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La notizia che arriva dall’Abruzzo è di quelle importanti. Il Movimento 5 Stelle ha cominciato a sgonfiarsi, rispetto alla Politiche dello scorso marzo ha quasi dimezzato i voti, pur avendo schierato i big in campagna elettorale. Ecco, forse è questa una delle possibili concause della batosta: Luigi Di Maio è considerato dagli elettori grillini subalterno alla Lega, Alessandro Di Battista uno che tende a sfasciare tutto senza pesare parole e conseguenze. Un’altra causa è che un partito che ha scelto la protesta contro la Casta come principio identitario di per sé non regge più di tanto. Se poi quel partito diventa governo, ovvero si fa in parte esso stesso Casta, è comprensibile la disaffezione dei suoi elettori, alcuni dei quali infatti hanno votato Lega, mentre altri sono andati ad alimentare il robusto 30% di Giovanni Legnini, il candidato del centrosinistra, che raggruppava però sotto di sé una specie di fronte regionale degli oppositori ai gialloverdi dove il Pd era un simbolo tra i tanti.

LEGNIGNI RILANCIA IL MODELLO DELLA GRANDE COALIZIONE A SINISTRA

Poi fa bene l’ex presidente del Csm ad essere soddisfatto: lo schieramento che lo sosteneva ha distaccato di non poco i grillini, e bene o male si pone come modello da imitare su scala nazionale. Solo con un listone che tenga dentro tuti, una sorta di Ulivo 2.0, si può sperare di sollevare la Sinistra dall’irrilevanza in ci il solo Pd la relega.

Ma i veri vincitori sono due. In primis la Lega, che sbaraglia il campo diventando col 28% dei voti di gran lunga il primo partito della regione, e dà un contributo imprescindibile alla vittoria del Centrodestra. Segno che l’effetto onda lunga di Salvini continua inarrestabile, e che il Carroccio sta progressivamente conquistando territori in cui fino a poco tempo fa la sua presenza era minoritaria. In secondo luogo i Fratelli d’Italia della Meloni, che non solo conquistano per la prima volta con Marco Marsilio la presidenza di una regione, ma portano a casa un quasi 7% dei voti che è un dato superiore di quasi tre punti a quello che i sondaggi accreditano sul piano nazionale. Non solo, si avvicinano come peso politico a Forza Italia, che resta ferma poco sopra al 9%.

A DESTRA DILAGA IL SOVRANISMO

Il trionfo della Lega, insieme all’ottima prova di Fratelli d’Italia, conferma che la virata a destra del Paese è poderosa, e che i temi sicuritari e anti immigrazione sono un propulsore che non accenna a perdere colpi. L’Abruzzo serve come test probante anche in vista delle europee di maggio, e offrono a Salvini almeno due spunti importanti. Il primo è che il suo alleato di governo ha iniziato una netta e costante discesa di consensi, dato che nemmeno l’introduzione del reddito di cittadinanza con tanto di spettacolare show sembra fermare. Il secondo che i Centrodestra unito (al momento in cui scriviamo mancano ancora 300 sezioni sul totale delle 1633) è ad un passo dalla maggioranza assoluta dei voti. Fiato alle sirene berlusconiane che da tempo invitano il figliol prodigo Salvini a ritornare da padrone nella casa da cui è partito?

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