Monia Melis

Perché Cagliari ha detto fine al modello Zedda

Perché Cagliari ha detto fine al modello Zedda

Dopo otto anni la città passa al centrodestra. Francesca Ghirra, erede naturale dell’ex sindaco, non ce l’ha fatta per un soffio. Ecco i cinque motivi della sconfitta.

17 Giugno 2019 17.56

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Cagliari espugnata dal centrodestra dopo otto anni per un soffio di voti. Paolo Truzzu, consigliere regionale Fratelli d’Italia, ha già parlato da primo cittadino; Francesca Ghirra, avversaria di centrosinistra, si è complimentata su Facebook da prassi.

Ma solo dopo aver annunciato la richiesta di riconteggio: le percentuali sono 50,1% per il nuovo sindaco e 47,8 per Ghirra. In numeri assoluti appena 1.582 schede. Lo scarto che ha evitato il ballottaggio, secondo lo staff di Massimo Zedda, è di appena 80 voti – considerando le schede nulle e contestate. Ma perché è finita così la sua era?

Francesca Ghirra, candidata del centrosinistra a Cagliari, durante la conferenza stampa dopo la sconfitta alle comunali, 17 giugno 2019

LA CONTINUITÀ CON ZEDDA NON HA PREMIATO GHIRRA

Ex sindaco Sel e arancione, eletto per la prima volta a 35 anni, ha incarnato un modello di governo locale osservato con attenzione anche dalla penisola. Ghirra, che si proponeva in continuità, nonostante il testa a testa sul filo del rasoio non ha convinto con energia. Ecco cinque motivi che hanno contribuito alla sua sconfitta.

1. L’USCITA DI SCENA IMPROVVISA DEL M5S

Nonostante i grillini del Cagliaritano siano una presenza ormai storica, il loro apporto è d’improvviso scomparso a pochi giorni dalla consegna delle liste. Lasciando un vuoto non colmato e indirizzato: nel 2016 la candidata pentastellata Antonietta Martinez raggiunse il terzo posto ed erano presenti nell’ultima composizione del Consiglio comunale. A questo giro, invece, dopo mesi di discussioni la scelta è caduta su un candidato rimasto tale per poche ore. Sul profilo Facebook di Alessandro Murenu non sono passate inosservate le frasi antiabortiste e contro i diritti civili. Ed è stato dietrofront tra polemiche. A chi sono andati quei voti? Probabilmente né a Francesca Ghirra, né a Paolo Truzzu, che vanta un passato di sentinella in piedi; probabilmente sono stati dissolti. O assorbiti nella lista dell’ambientalista Angelo Cremone, al 2,1% che ha preso anche gli ‘irriducibili’ che non si sono piegati al voto utile.

2. CROLLO DELL’AFFLUENZA

Il crollo dell’affluenza è un trend in crescita già da tempo: alle Regionali era poco sotto la metà, 53,77%, seppur 1,4% in più rispetto alle elezioni precedenti. Questa volta nei 28 comuni è andato a votare il 55,3%. Ma a Cagliari città – paradossalmente – il dato è più basso: l’affluenza si è fermata al 51,71% (era stata oltre il 60% nel 2016, e il 71% nel 2011). Anche la politica contro i privilegi, non ultima la denuncia sui ripristino dei vitalizi e dei fondi ai gruppi in Consiglio regionale da parte di Zedda ha sì scaldato gli animi, ma senza risultati sulle urne cagliaritane. Né dirottato elettori extra circoli.

Il nuovo sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu (Fdi), 17 giugno 2019.

3. IL PESO DEI SARDISTI A FAVORE DEL CENTRODESTRA

Fratelli d’Italia si è attestato come secondo partito della città (il primo resta il Pd) con quasi il quadruplo dei voti rispetto a cinque anni fa (da 3,6 all’11,7%) mentre resta stabile, sebben con un leggero aumento, il contributo dei sardisti. Se cinque anni fa rientravano tra i sostenitori di Zedda a cui hanno portato in dote un 7%, ora con il 9,6% hanno dato lo slancio a Truzzu per evitare il secondo round. Sono loro, in città, i più forti nella nuova alleanza – rodata alle Regionali – con la Lega, impantanata al quarto posto con un 5%. Davanti ci sono pure i Riformatori sardi.

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4. IL BOOMERANG DELLE LISTE CIVICHE

La lettura era apparsa in tempi non sospetti sul blog di un giornalista locale, Vito Biolchini. Le liste civiche non portano tanta fortuna (e voti): non almeno a chi ne fa un uso massiccio. E così anche se il Pd resta il primo partito in assoluto, al 16%, le altre liste a sostegno di Ghirra non sfondano e Campo progressista è al terzo posto. Mentre Truzzu, dalla sua, conta su partiti strutturati e radicati che candidano non solo esponenti della società civile: oltre al suo, il Psd’Az già menzionato, Riformatori, Fi – anche se in calo – tutti con percentuali almeno dignitose.

L’ex sindaco di Cagliari Massimo Zedda.

5. I DUBBI SUL VOTO ANTICIPATO E LA CAMPAGNA #ÈCOLPADIZEDDA

La candidatura alle Regionali come uomo della salvezza supportato a livello nazionale, la speranza di vincere, la sconfitta e infine l’addio anticipato al municipio lo scorso marzo (con un’inedita apertura al M5s, per ora non raccolta). Le ultime scelte di Zedda in rapida sequenza alla luce dei risultati sono state lette come errori di strategia. Alcuni hanno interpretato la sua rinuncia alla poltrona di sindaco come il tentativo – ambizioso – di diventare leader dell’opposizione in Consiglio regionale. Una mossa per fare carriera, insomma. anche se Zedda aveva già fatto il percorso inverso nel 2011, rinunciando, tra l’altro, al vitalizio, proprio quella ‘indennità differita’ ora denunciata. Le tappe degli ultimi mesi potrebbero rientrare nell’hashtag #colpadizedda, un tormentone social di questi anni usato per denunciare banali problemi urbani: dalla carenza di parcheggio alla raccolta differenziata porta a porta. Il nuovo sistema, andato a regime proprio in queste settimane, tra disguidi e tante polemiche sulla pulizia, è stato al centro della campagna elettorale. Più che i progetti di recupero delle periferie, dei parchi, delle piazze poté quindi la monnezza. Perché #ècolpadizedda.

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