L’Egitto al voto tra crisi economica epocale e guerra a Gaza

Tommaso Meo
09/12/2023

Il debito estero del Cairo è salito al 90 per cento del Pil. Moody’s ha declassato il rating del Paese a spazzatura, l'inflazione è schizzata, il turismo è crollato del 10-12 per cento dopo l'attacco di Hamas a Israele. Nel mezzo di tutto questo ci sono le elezioni: al-Sisi non ha sfidanti credibili e verrà confermato, nonostante sia lui la causa di tanti problemi.

L’Egitto al voto tra crisi economica epocale e guerra a Gaza

Il popolo ha fame? Che mangi zampe di galline. Questo il senso di una frase da moderna Maria Antonietta affidata un anno fa ai social dall’Istituto nazionale per la nutrizione salute egiziano. In quel caso il post cercava di fornire alternative proteiche a basso costo in un momento in cui la moneta locale, la sterlina egiziana, aveva perso quasi il 50 per cento del suo valore rispetto al dollaro e i prezzi degli alimenti avevano subito un’impennata. Gli egiziani ovviamente non la presero bene. Ma quell’episodio fotografava la crisi nel Paese nordafricano, che dura tutt’oggi.

L’Egitto è il secondo maggiore debitore del Fmi dopo l’Argentina

L’Egitto nel 2022 ha ottenuto un prestito da 3 miliardi di dollari dal Fondo monetario internazionale (Fmi) in cambio di riforme economiche, ma un anno dopo la situazione rimane critica, tanto che il governo sta trattando un’estensione a 5 miliardi: una manovra di salvataggio a tutti gli effetti. Il Paese è infatti il secondo maggiore debitore del Fmi dopo l’Argentina. Negli ultimi 10 anni, il debito estero del Cairo è salito da 37 miliardi di dollari nel 2010 a 164 miliardi di dollari quest’anno: quasi il 90 per cento del Prodotto interno lordo (Pil). La metà delle entrate dello Stato è destinata a pagare gli interessi. L’Egitto avrà bisogno di più di 28 miliardi di dollari per far fronte ai rimborsi solo nel 2024. Per questo l’agenzia di rating Moody’s a ottobre ha declassato il rating creditizio del Paese da B3 a CAA1 – praticamente spazzatura – facendo crollare i titoli e aumentando la pressione sul debito egiziano.

L’Egitto al voto tra crisi economica epocale e guerra a Gaza
Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi (Getty).

Bloccati 5 miliardi di dollari di importazioni nei porti egiziani

Non è però questo l’unico problema. A questo si unisce una crescita più lenta del previsto e il disperato bisogno di investimenti esteri. Nel suo World Economic Outlook, il Fmi ha rivisto al ribasso anche le stime della crescita del Pil, che si dovrebbe attestare nel 2023 al 4,1 per cento, rispetto al 5 per cento previsto ad aprile. Nel 2024 dovrebbe scendere ancora, al 3,7 per cento. L’inflazione è schizzata quasi al 40 per cento a settembre, un livello record, prima di calare di due punti percentuali, e il Paese è in perenne necessità di valuta estera. Una carenza che ha bloccato finora 5 miliardi di dollari di importazioni nei porti egiziani, tra cui quelle di gas e grano.

L’Egitto al voto tra crisi economica epocale e guerra a Gaza
Manifesti di al-Sisi in un mercato (Getty).

La crisi di Gaza sta influendo negativamente sul flusso di turisti

L’economia egiziana faceva affidamento dopo la pandemia di Covid-19 sull’espansione del settore turistico, ma prima la guerra tra Russia e Ucraina e ora la nuova crisi di Gaza stanno influendo negativamente sul flusso di visitatori. Finora il conflitto ha colpito destinazioni come Taba, Nuweiba, Dahab e Sharm el-Sheikh, nel Sinai. Dal 7 ottobre le cancellazioni sono state il 10-12 per cento fino alla fine di aprile. Il Paese prevedeva poi di incrementare l’export di gas naturale liquefatto verso l’Europa, ma la riduzione delle importazioni da Israele, a causa del conflitto, rallenteranno anche questo processo. Tuttavia, nel breve periodo, qualche spiraglio c’è: il Fmi deve ancora condurre due revisioni del programma di aiuti che potrebbero sbloccare circa 700 milioni di dollari in tranche di prestiti ritardati e una prevista quarta svalutazione della sterlina egiziana.

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Esplosione a Gaza (Getty Images).

L’unico sfidante credibile di al-Sisi era Ahmed al-Tantawi, che è stato tagliato fuori 

Nel mezzo di questa crisi l’Egitto è chiamato al voto il 10, 11 e 12 dicembre per eleggere il prossimo presidente. A sfidare il capo di Stato uscente Abdel Fattah al-Sisi saranno in tre: Farid Zahran, leader del Partito socialdemocratico all’opposizione, Abdel-Sanad Yamama, capo del più antico partito liberale egiziano, il Wafd, e Hazem Omar, del Partito repubblicano popolare. L’unico sfidante credibile per al-Sisi, l’ex deputato Ahmed al-Tantawi, non ha raggiunto invece i consensi necessari dopo che la sua campagna è stata ostacolata dal governo. L’esito allora sembra scontato in favore di al-Sisi, nonostante sia indicato da molti esperti come il responsabile dei problemi recenti dell’Egitto.

L’Egitto al voto tra crisi economica epocale e guerra a Gaza
Ahmed al-Tantawi (Getty).

Il presidente uscente, per risollevare la situazione probabilmente guarderà nuovamente ai Paesi del Golfo come Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita che in passato hanno acquistato beni statali dell’Egitto e depositato fondi nelle banche locali, ma hanno anche inasprito le condizioni per ulteriori investimenti.