Giovanna Faggionato

Federica Mogherini, il ministro degli Esteri Ue in fuga dalla politica

Federica Mogherini, il ministro degli Esteri Ue in fuga dalla politica

A Bruxelles i boatos la danno alla ricerca di un incarico all'Onu. Ma il suo inner circle nega. E prevede un futuro in un think tank o in un'università. Mentre c'è chi le rimprovera di essersi giocata male le sue carte.

22 Maggio 2019 12.58

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L'agenda è ancora fitta: un pranzo con il premier libico Fayez al Sarraj, un nuovo allarme sulle trivellazioni turche a Cipro e poi polemiche al calor bianco sui confini del Kosovo con il premier Ramush Haradinaj che vorrebbe addirittura buttarla fuori dai negoziati. La fine del mandato da Alto rappresentante degli Affari Esteri Ue riserva sorprese, spesso non gradite, eppure Federica Mogherini è già una ex.

Nei corridoi di Bruxelles, nei 13 piani di Palazzo Berlaymont e in quelli del Consiglio, il gioco dei ricollocamenti è ancora gli inizi. Nel pieno della campagna elettorale per le elezioni europee, a farla da padrona è la partita degli aspiranti commissari, di coloro che sono in ascesa, i rampanti che sgomitano per ottenere quella casella o quell'altra nel risiko degli sponsor politici nazionali, più che il futuro della squadra di un Jean-Claude Juncker ormai alla fine del suo lungo servizio nelle istituzioni comunitarie. Eppure sul destino dell'inquilina del terzo imponente parallelepipedo grigio affacciato sulla rotonda Robert Schuman, il crocevia al centro del quartiere europeo, le voci si rincorrono e poggiano su una certezza: Mogherini – tra le poche donne con un incarico di vertice, un mandato così prestigioso alle spalle e a nemmeno 46 anni – ha deciso di lasciare la politica.

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E non si tratta semplicemente della conseguenza del pessimo rapporto con il fu suo mentore Matteo Renzi, perso quasi subito e talmente risentito da sputarle addosso veleno anche nella sua ultima fatica letteraria, definendo la sua azione non incisiva. Rumor e boatos insistenti tra i giornalisti immersi nella bolla europea la danno alla ricerca di un incarico alle Nazioni Unite. Con tanto di appunto francese, involontariamente perfido e allo stesso tempo autoironico, sulla adeguatezza per un possibile mandato al Palazzo di Vetro o a Ginevra: «In effetti, in questi anni il suo francese è migliorato».

IL BUON RAPPORTO CON I NUOVI VERTICI DEL PD NON BASTA

Dall'inner circle di Mogherini, però, negano con forza. L'Onu? Assolutamente no, chiudono mentre prospettano l'approdo in «un think tank o un incarico universitario», di quale università però ancora non si sa. E sì che, ragionano dal Pd di Bruxelles, i nuovi vertici del partito non le sono affatto ostili. Anzi, Mogherini ha un buon rapporto con la dirigenza e la corte romana del segretario Nicola Zingaretti, con cui condivide radici territoriali e ideologiche della Fgci capitolina. Qualcosa nei suoi anni nella capitale dell'Unione aveva fatto intuire, però, la presa di distanza. Gli alti commissari e in generale chiunque abbia un incarico politico europeo di peso affina la capacità di giocare su due piani, quello comunitario e quello nazionale, riservando e dosando spazi, tempi e messaggi per l'uno e per l'altro. I più astuti si spendono molto e con autentica dedizione per il primo, ma con un occhio vigile e costante al secondo; altri sono semplicemente politici nazionali palesemente in trasferta.

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Tutti, come minimo, mantengono almeno un rapporto privilegiato con la stampa del proprio Paese. Tutti ma non Mogherini, che non ha riservato incontri particolari ai cronisti italiani e non ha aperto corsie preferenziali. Nella capitale dell'Unione c'è chi la considera una scelta di coerenza – «Ha giurato di servire l'Europa e così ha fatto» – e chi un segnale insipienza: «Si è giocata male le sue carte», dice chi conosce bene nobilità e miserie dell'Ue, «e ora con il suo curriculum e persino la quota rosa da giocarsi si ritrova a passare da uno stipendio da 40 mila euro al mese a quello di un prof universitario». Chissà che, dopo aver visto i risultati del suo ambizioso accordo sul nucleare iraniano sfarinarsi davanti agli occhi, non abbia voglia di fare altro. «Diciamo che certamente abbandona la politica, non la politica estera», sintetizza glissando sui particolari chi le sta vicino. Su tutto il resto non vi è certezza. Come lei stessa ha ricordato a Renzi, il bilancio del suo mandato è rimandato al primo novembre. Allora si parleranno da ex a ex.

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