Gli effetti della campagna elettorale per le Europee sul governo

Dallo Sblocca cantieri all'autonomia del Nord. Dall'Alitalia a Generali. L'esecutivo e l'intero Paese bloccati a causa della lotta tra Lega e M5s. Ma l'impasse è ad alto rischio. 

16 Maggio 2019 04.00
Like me!

La politica si è messa in ferie. «Chiuso per campagna elettorale», potrebbe essere scritto sul portone del Parlamento o del Consiglio dei ministri. Se ne riparla dopo il 27 maggio, sempre che i risultati delle Europee siano così chiari da sciogliere tutti i nodi che bloccano il Paese. Così anche provvedimenti sostanzialmente pronti come lo Sblocca cantieri o il decreto crescita in discussione alle Camere vanno in naftalina, mentre altri come il salario minimo o l'acqua pubblica aspettano l'ultima domenica del per mese per sapere se avranno un futuro. E guai a parlare di autonomia, congelamento dell'Iva, infrastrutture o aiuti alle famiglie.

Sull'immigrazione la loro base la pensa come noi, sulla giustizia i nostri hanno posizioni molto prossime ai grillini

PERSINO IL CODICE DELLA STRADA RISCHIA DI ESSERE BLOCCATO

Ma dietro questo trend non c'è soltanto la necessità di limitare l'erosione dei consensi (come nel caso dei Cinquestelle) o di mantenere un'ondata di voti (come per la Lega) basata su argomenti come l'immigrazione che non fa più presa come un tempo sugli italiani. A sentire i parlamentari della maggioranza gialloverde, oltre la certezza di non voler far saltare il governo e imbarcarsi in sentieri sconosciuti, c'è quasi il desiderio, la speranza, che dopo la chiusura delle urne tutto possa ricomporsi quasi per magia. Racconta un vecchio esponente della Lega: «Con i Cinquestelle abbiamo realizzato provvedimenti che differentemente avremmo approvato con Forza Italia. Dico di più, sull'immigrazione la loro base la pensa come noi, sulla giustizia i nostri hanno posizioni molto prossime ai grillini. Manca la capacità di gestire il potere e paghiamo la scelta – di entrambi i leader della coalizione – di far precedere all'attività politica quella comunicativa. E questo ha ridotto la spinta politica del governo, con il risultato che persino il nuovo codice della strada rischia l'impasse».

FERMA LA CORSA A CONFINDUSTRIA COME IL RIASSETTO DI TELECOM

Ma questo stallo totale nella maggioranza sembra essersi trasferito anche agli fronti della politica e della vita del Paese. Il Pd, nonostante un segretario di fresca elezione, aspetta il dopo Europee anche per decidere se cambiare sede o meno. Forza Italia – sofferente come il suo leader – vuole pesarsi il 26 maggio non soltanto per capire quanto può essere anche appetibile come alleato per la Lega, ma soprattutto per vedere se c'è qualcuno in grado di rompere l'apatia seguita al declino di Berlusconi. E si sono congelate con la campagna elettorale anche il rilancio di Alitalia, la corsa a Confindustria, i nuovi assetti di Telecom e Generali.

UN'IMPASSE MOLTO RISCHIOSA E GIORGETTI CERCA L'EXIT STRATEGY

In Italia tutti attendono, ma all'estero sembrano aver compreso che nel Belpaese attendismo diventa sinonimo di inaffidabilità. Ce lo dice il livello dello spread tra Btp e Bund decennale che risale pericolosamente verso i 300 punti e l'assenza di italiani nelle discussioni tra Germania e Francia su come sarà la nuova Europa. Gli unici nostri politici che hanno capito i rischi di quest'impasse sembrano essere Sergio Mattarella e Giancarlo Giorgetti. Il presidente della Repubblica ha già chiesto a tutti i partiti informalmente la disponibilità a nuove assetti, se non nuove maggioranze. Per la cronaca nessuno ha dato la propria disponibilità. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha già detto pubblicamente che il tasso di litigiosità del governo sarà inaccettabile dopo il 26 maggio. E dietro le quinte sonda forzisti e piddini per studiare exit strategy da questa stasi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *