Anche una minoranza sovranista può boicottare l'Ue

Anche una minoranza sovranista può boicottare l’Ue

30 Gennaio 2019 12.06
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Mentre friggevo fiori di zucca mi stavo domandando di che diavolo di rivoluzione politica parlano i partiti populisti e nazionalisti di questo continente che a maggio si appresta alla sua periodica scadenza elettorale. I fiori vanno aperti uno a uno con delicatezza, non ce ne sono due uguali e si lacerano facilmente, per farcirli con la ricotta. Un po’ come i Paesi europei, tutti diversi e molto delicati. Ho messo insieme i proponimenti elettorali che trasversalmente piacciono al fronte sovranista: rovesciare l'establishment di Bruxelles, mettere fine al trattato di Schengen, revocare le sanzioni contro la Russia, abbandonare la Nato, smetterla di preoccuparsi del riscaldamento globale, abolire i matrimoni omosessuali, e rompere gli accordi commerciali per riscriverli su basi di interesse nazionale. Altro che delicatezza. Sbattevo la frusta per preparare la pastella in cui immergere i fiori, visualizzando la miscela di approccio pseudo-keynesiano anti-austerity (populismo di sinistra) e di dialettica anti-immigrazione (populismo di destra). Ed è chiaro che se questa strana miscela riuscirà a ricoprire veramente i delicati “fiori” europei, la Ue sarà davvero “fritta”.

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L'UE A RISCHIO SABOTAGGIO

La loro idea è invertire l'integrazione europea dall'interno. Una sorta di riformulazione dell'Occidente su valori illiberali. Eppure qualcosa non mi quadrava: la temperatura dell’olio deve essere al punto giusto per realizzare una buona frittura e il termometro degli attuali sondaggi dice che per quanto questo presunto fronte sovranista (come possano consorziarsi all’insegna dell'"ognuno per sé" non mi è tuttora molto chiaro) stia avanzando, pare ben lontano dal poter ambire ad avere una maggioranza nel parlamento europeo. Il fatto è che, usando le regole in vigore, anche con una minoranza parlamentare, un gruppo di partiti euroscettici potrebbe ridurre drasticamente la capacità dell'Ue e assestare colpi ai suoi principi fondamentali. Per esempio sarà possibile bloccare le sanzioni contro gli Stati membri che violano le norme del Diritto Ue (come attualmente accade a Polonia e Ungheria) con solo un terzo dei seggi parlamentari. Con una minoranza di blocco o il controllo di alcune commissioni parlamentari, gli euroscettici potrebbero anche essere in grado di ostacolare le nomine alla Commissione europea. Il progetto di unificazione europea passa anche dall’unificazione della politica estera, della Difesa e dell’Istruzione, sono tre fronti che i sovranisti cercheranno certamente di sabotare, puntando semmai ad abbattere le sanzioni contro la Russia, vista la curiosa coincidenza di simpatia per il leader russo Vladimir Putin che accomuna le forze populiste.

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IL GOVERNO ITALIANO CONTINUA LA PROPAGANDA ELETTORALE

Insomma, l’Europa non sta ancora per finire in padella, ma una ricetta ha bisogno di tanti ingredienti, tante piccole attenzioni e dettagli, e l’ascesa dei sovranisti potrebbe assicurar loro una minoranza abbastanza grande da complicare i piani delle politiche europee. Il governo italiano, per esempio, ha passato mesi a ripetere che dopo le elezioni ci sarà «un’altra Europa» a valutare il nostro bilancio. Sono aspettative buone elettoralmente ma non reali. Tuttavia più peso avrà il fronte sovranista in Europa più rallenterà il progetto europeo, rafforzando il proprio consenso che deriva proprio dalla lentezza con cui il processo di Unione avanza. In quest’ottica la violazione reiterata delle regole Ue da parte di singoli Paesi come Italia o Ungheria svolge la doppia funzione di accontentare la domanda di ribellione alle «imposizioni di Bruxelles» e di gettare sabbia negli ingranaggi dell’Unione.

SALVINI, ORBAN E LA FRAGILE ALLEANZA TRA EGOISTI

Gli europeisti, per il momento, sembra che non riescano a fare niente di meglio che confermare gli stereotipi dei populisti come sostenitori dello status quo a Bruxelles, alimentando la polarizzazione su tanti argomenti, facendo così il gioco di chi mira a dividere e non di chi punta a unire. Bisognerebbe semmai sfruttare la fragilità di una alleanza fra egoisti: quando Matteo Salvini chiede la redistribuzione dei richiedenti asilo che arrivano in Italia, è in posizione perpendicolare a Viktor Orban che invece vuole semplicemente tenere fuori i migranti dal suo Paese. Negli Usa accade lo stesso: il tranello della polarizzazione sta portando alla ribalta tra i democratici, candidati alla presidenza con posizioni molto radicali, col risultato di aumentare le chance di conferma di Donald Trump alla Casa Bianca nelle elezioni del prossimo anno. Tutti questi pensieri se ne vanno mentre mi gusto l’ultimo fiore (sono venuti perfetti: scrocchiano tra i denti, per poi rivelare un cuore di ricotta morbido e delizioso) e il mio pensiero passa dai fiori alla zucca. Una associazione di idee mi fa visualizzare una zucca scolpita come ad Halloween. Per fortuna che le elezioni europee si tengono a maggio e non a cavallo tra ottobre e novembre…

*Dietro questo nom de plume si nasconde un manager finanziario.

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