Elezioni, l’estinzione dei giudici in parlamento

Redazione
06/03/2018

Nel nuovo parlamento siederanno solo in tre tra ex e magistrati ancora in servizio. Oltre a due consiglieri uscenti del...

Elezioni, l’estinzione dei giudici in parlamento

Nel nuovo parlamento siederanno solo in tre tra ex e magistrati ancora in servizio. Oltre a due consiglieri uscenti del Csm, Pierantonio Zanettin e Elisabetta Casellati, eletti con Forza Italia, che erano però componenti laici, cioè avvocati peraltro già "prestati" negli anni trascorsi alla politica. Niente a che vedere con i numeri del passato quando la pattuglia dei giudici in servizio o in pensione approdati a Camera e Senato era a due cifre, 18 solo sei anni fa.

SI CHIUDE UNA STAGIONE COMINCIATA NEGLI ANNI 90. Le consultazioni del 4 marzo anche da questo punto di vista segnano la fine di una stagione: la corsa degli opposti schieramenti a candidare magistrati, cominciata negli Anni 90 sull'onda di Mani Pulite e che ha visto nel tempo approdare sugli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama una nutrita rappresentanza di magistrati. Da Antonio Di Pietro a Giuseppe Ayala; da Gerardo D'Ambrosio a Felice Casson; da Franco Frattini a Alfredo Mantovano, sino a Gianrico Carofiglio, solo per citarne alcuni.

LA GIUDICE SCELTA BERLUSCONI. Tolto il leader di LeU Pietro Grasso, che ha lasciato la magistratura nel 2013, gli altri due nuovi parlamentari sono ancora, almeno sulla carta, magistrati in servizio (ma adesso in aspettativa). Uno è Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia nei governi Letta (dove entrò con Forza Italia ed è poi rimasto come tecnico) Renzi e Gentiloni, eletto con il Pd come indipendente nel proporzionale ad Arezzo, Siena e Grosseto. Prima di approdare in via Arenula Ferri è stato leader ed è tuttora punto di riferimento di Magistratura inIdipendente, la corrente delle toghe da cui sono andati via, proprio in polemica con il sottosegretario, Piercamillo Davigo e altri esponenti di punta, per fondare il gruppo di Autonomia e indipendenza. L'altra eletta è una debuttante della politica: la magistrata siciliana Giusi Bartolozzi, il cui ultimo incarico è di giudice alla Corte d'appello di Roma, capolista nel proporzionale alla Camera per Forza Italia nel collegio di Agrigento. L'ha voluta come candidata Silvio Berlusconi, che l'ha conosciuta soltanto lo scorso agosto, tramite il vice presidente della Regione siciliana Gaetano Armao, compagno di vita della donna.

FATTI FUORI DUE EX PM. Non ce l'hanno fatta invece a tagliare il traguardo due ex pm: Nitto Palma, che in passato è stato ministro della Giustizia ed era candidato in Sicilia con Forza Italia, e Antonio Ingroia, che con la lista del Popolo per la Costituzione e percentuali da prefisso telefonico (0,1% alla Camera e 0,8% al Senato) ha visto svanire per la seconda volta il sogno di approdare in parlamento. I nuovi ingressi delle toghe a Camera e Senato sono largamente al di sotto delle uscite. Oltre a Palma, si apprestano a lasciare il Parlamento in tanti: da Casson alla ministra Anna Finocchiaro; da Donatella Ferranti, presidente della Commissione Giustizia della Camera, a Doris Lo Moro, sino a Stefano D'Ambruoso, questore della Camera. Ferranti ha già chiesto al Csm di essere destinata alla Corte di Cassazione come consigliere (la decisione è attesa la prossima settimana). Anche Lo Moro e D'Ambruoso hanno comunicato a Palazzo dei marescialli che intendono tornare a fare i magistrati