Elezioni, the pay after dei cinque stelle

Nunzia Vobis
10/03/2018

La notizia (gonfiata) delle richieste di informazioni sul reddito di cittadinanza ai Caf pugliesi. La tessera scarlatta di Calenda. Il furi-Bondi contro il Cav. Tutto il meglio del peggio della settimana post voto.

Elezioni, the pay after dei cinque stelle

Il meglio del peggio della settimana post voto.

PARADISO AMARO. Vittoria di Pirro per il Movimento 5 stelle di Luigi Di Maio, che con circa il 33% di consensi è il primo partito del Paese. Ma con 221 seggi alla Camera e 112 al Senato, non ha i numeri per formare un nuovo governo.

UNA POLTRONA PER DUE. Se i grillini sfondano la barriera del 30%, la Lega conquista la supremazia del centrodestra relegando Silvio Berlusconi alla minoranza e traghettando la coalizione al 37%. Ma neppure il leader della Lega e la coalizione del centrodestra, proprio come Di Maio, ha i margini per comporre una maggioranza. Ora la palla passa a Mattarella.

MEL IN ORE FEL IN CORDE. Berlusconi si dichiara «felice per la vittoria di Matteo Salvini e della Lega». Sostiene di voler «confermare i patti intercorsi prima delle elezioni», cioè che chi prende più voti fa il premier, ma aggiunge: «Rimango il leader di Forza Italia, sarò il regista del centrodestra e il garante della coalizione». Pare non l'abbia presa bene Salvini.

CAMERA NON VISTA. Tra i trombati illustri alle elezioni spiccano nel centrodestra l'ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, e Raffaele Fitto. Di LeU non ce la fanno Massimo D'Alema, arrivato ultimo nel collegio pugliese di Nardò, e Pippo Civati. Resta fuori dal parlamento anche il renziano Ernesto Carbone (quello del "ciaone", per intenderci).

FURI-BONDI. Sandro Bondi, ex fedelissimo del Cav, non le manda a dire: «Berlusconi ha realizzato un vero capolavoro politico. Dopo aver votato no al Referendum ed eliminato uno dopo l'altro tutti i suoi possibili successori ha tirato la volata a Salvini e alla destra illiberale, putiniana e anti europea. Complimenti!».

VIA COLA DI RENZI. L'unica strada da percorrere per il Partito democratico secondo Matteo Renzi, segretario dimissionario dei dem, è quella di mantenere il partito all’opposizione «affinché i populisti si mettano d’accordo, facciano un governo e dimostrino che sono degli incapaci».

LA TESSERA SCARLATTA. Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha deciso di iscriversi al Pd, ma ha avvisato i dem: «Se il Partito democratico deciderà di sostenere un esecutivo a guida M5s vado via, la mia iscrizione sarà la più breve della storia».

L'ORLANDO FURIOSO. Nel Pd è iniziato il redde rationem: «Dimissioni effettive di Matteo Renzi e gestione collegiale e unitaria del partito da subito, a partire dalla composizione delle delegazioni che saliranno al Colle per le consultazioni». Sono queste le richieste del gruppo dei deputati facenti capo a Andrea Orlando.

IL BUIO OLTRE LE CREPE. Se Pietro Grasso sembra intenzionato a dare l'appoggio a un governo guidato da Di Maio, Laura Boldrini è categoricamente contraria. E in Liberi e uguali già c'è aria di scissione…

UNA GATTA DA PELARE. Dopo pochi giorni di neve e ghiaccio è riesploso e si è aggravato l'atavico problema delle buche della Capitale. E mentre i romani sono costretti agli slalom, il Campidoglio tenta di correre ai ripari convocando un vertice straordinario tra l'assessore ai lavori pubblici, Margherita Gatta, e i municipi.

THE PAY AFTER. «Hanno vinto i cinque stelle, adesso dateci i moduli per fare domanda e ottenere il reddito di cittadinanza». È stata questa la richiesta che alcuni Caf di Giovinazzo, in Puglia, si sono sentiti rivolgere lunedì mattina, a distanza di poche ore dalla chiusura delle urne.

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