Pd, l’ipotesi d’intesa col M5s agita il partito

Redazione
08/03/2018

Su una cosa almeno Matteo Renzi e Andrea Orlando sembrano essere d'accordo, nella settimana che precede la resa dei conti...

Pd, l’ipotesi d’intesa col M5s agita il partito

Su una cosa almeno Matteo Renzi e Andrea Orlando sembrano essere d'accordo, nella settimana che precede la resa dei conti in casa Pd. Di un appoggio al Movimento 5 stelle, almeno per il momento, non se ne parla. «La legge elettorale ci offre due punti di partenza: quello della coalizione uscita vincitrice e della forza politica uscita vincitrice. Solo il presidente della Repubblica può dare l'incipit», ha spiegato il ministro uscente intervenendo a Radio Capital. E se il capo dello Stato facesse capire che vede intesa Pd-M5s? «Quello che dice il capo dello Stato» – ha risposto Orlando – «non può essere ignorato, ma io non vedo le condizioni politiche programmatiche, non dobbiamo dirgli di 'no', ma spiegargli perché questo percorso è di difficile percorribilità, io credo di impossibile percorribilità».

«M5S FORCAIOLO E ANTI-EUROPEISTA». «Noi» – ha proseguito Orlando – «avremmo difficoltà a spiegare perché fare accordo con una forza mantiene dei tratti forcaioli, anti-europei con una politica economica incomprensibile e demagogica. Ho visto che Scalfari ha cambiato frettolosamente posizione, se i Cinque stelle diventeranno altro dialogheremo con altro, ma i cambiamenti non si fanno con un tweet, sono cose profonde, necessitano discussione. Dall'opposizione si possono fare molte cose, si può contribuire all'evoluzione del quadro politico, si possono fare battaglie che diventano maggioritarie, non penso a una opposizione che si limita all'Aventino ma che può contribuire ad alcune scelte, a una opposizione con un carattere costruttivo».

«SI PARLA DI ACCORDI PER NASCONDERE LA DISFATTA». Discutere se fare o no l'accordo con i Cinque stelle, è la tesi di Orlando, è stata una trovata mediatica di Renzi «per i discutere un'altra cosa invece di quello di cui bisognava parlare: cosa fare dopo una disfatta storica. Si prova a parlare di questo per evitare una discussione su un risultato che è stato drammatico. È come buttare la palla il tribuna».

«DA RENZI DIMISSIONI AMBIGUE». Quindi, un altro affondo all'indirizzo dell'ex premier: «Dobbiamo registrare il carattere delle dimissioni di Renzi, perché si è creata una certa ambiguità, le dimissioni significa che poi non è che non detti la linea, o partecipi alle trattative: o le dai o non le dai. Dato questo, discutiamo quale è il modo migliore per convocare un'assemblea che può eleggere un segretario o convocare le primarie. Non corriamo, vediamo se questo innesco è vero, dalla conferenza stampa di Renzi non è ancora chiaro».

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