Carlo Terzano

Cosa sapere delle elezioni regionali in Piemonte

Cosa sapere delle elezioni regionali in Piemonte

Quattro candidati: il dem Chiamparino, il pentastellato Bertola, il forzista vicino alla Lega Cirio e Boero per il Popolo della Famiglia.  Lo scenario in vista del voto del 26 maggio. 

25 Maggio 2019 06.30

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Dopo Abruzzo, Sardegna e Basilicata, il prossimo 26 maggio sarà il turno del Piemonte. Quarta tornata elettorale regionale dell'anno, in concomitanza con le Europee e con la chiamata al voto in oltre 3.700 amministrazioni locali (posticipato al 16 giugno il voto per Cagliari).

Finora, il centrodestra ha inflitto a Partito democratico e Movimento 5 stelle tre sconfitte. Un triplete che ha finito per mettere a dura prova l'alleanza di governo tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Proprio in Piemonte potrebbe consumarsi un ulteriore strappo, visto che la partita si giocherà sul Tav. Su cui Lega e M5s

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IN GIOCO IL FUTURO DEL TAV

«Se in Piemonte vince la Lega, il treno ad alta velocità Torino-Lione si farà». Lo aveva annunciato senza mezzi termini Matteo Salvini, circa un mese fa nel comizio di Biella che aveva dato ufficialmente il via alla campagna elettorale per quest'ultima tornata. Una campagna elettorale per la quale il segretario federale della Lega sembrava intenzionato a ipotecare la tenuta dello stesso governo, visto che sulla lotta al Tav i 5 stelle hanno costruito le proprie fortune nel Nord Ovest e, in più, il ministero competente è affidato al pentastellato Danilo Toninelli. Una invasione di campo che non era stata tollerata. Non è probabilmente un caso se la tensione tra i due alleati, oggi, sia arrivata a livelli tali che Salvini è stato costretto ad annullare le ultime tappe della campagna elettorale piemontese per tornare a Roma e scongiurare la crisi proprio sotto le Europee.

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CHIAMPARINO CORTEGGIA LE MADAMIN

Ad approfittare del contrasto tutto interno al governo del cambiamento in tema di Tav il presidente uscente, il 71enne Sergio Chiamparino, che prova a tenere issata la bandiera del Pd sul palazzo della Regione. «È il governo Conte-Salvini-Di Maio, di cui Salvini è azionista di maggioranza, ad avere bloccato la Tav. Le parole stanno a zero, i fatti dimostrano esattamente il contrario», ha scandito l'esponente dem in ogni piazza visitata. Il recente successo delle manifestazioni pro Tav organizzate dalle «sette madamin» hanno fatto intendere che c'è una vasta fascia di elettorato moderato, afferente per lo più al tessuto produttivo del Piemonte, che teme che la regione resti isolata e indietro rispetto a Lombardia e Veneto. Per questo, l'intera campagna elettorale del presidente uscente (eletto nel 2014 con il 47% dei consensi), sindaco di Torino dal 2001 al 2011, è stata incentrata sulla necessità di realizzare opere pubbliche. Non solo il Tav, ma anche la «Pedemontana di Biella, lasciata impantanare al ministero dell'Ambiente» e l'Asti-Cuneo che «Salvini non ha voluto sbloccare».

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IL M5S PUNTA SU GIORGIO BERTOLA

I 5 stelle dal canto loro hanno provato a dimostrare di non essere il partito del “no”. Lo scorso marzo, Toninelli, affiancato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, aveva visitato proprio il cantiere dell'Asti-Cuneo denunciando a favore di telecamera e di diretta Facebook che finisse in un campo. Ma la situazione era tristemente nota ai piemontesi, che aspettano quell'autostrada, ribattezzata la “Salerno-Reggio Calabria del Nord” da 20 anni. «Un'altra opera che stiamo per sbloccare», aveva assicurato Toninelli. Non era sfuggito, però, che era stato proprio l'esecutivo gialloverde a bloccare il piano di cross financing concordato con l'Unione europea dal predecessore di Toninelli, Graziano Delrio, sotto il governo Gentiloni. Scivolone che potrebbe costare caro a Giorgio Bertola, 49 anni, candidato pentastellato. Bertola, già consigliere regionale del Piemonte dal 2014, ha guadagnato il diritto a correre alle elezioni sulla base di 1.550 consensi online ottenuti sulla piattaforma Rousseau.

LO SPETTRO DEL CHIAPPENDINO

«In questi cinque anni mi sono occupato soprattutto di ambiente», aveva dichiarato il candidato governatore a 5 stelle presentandosi online ai militanti, nel tentativo di rassicurare circa il rispolvero dei temi delle origini, «voglio proseguire in questa direzione». Sebbene Bertola neghi quando gli si chiede se teme ciò che i giornali locali hanno ribattezzato «Chiappendino», ovvero una convergenza tra il M5s e il Pd che vada ben oltre alle ultime intese registrate tra Chiamparino e Chiara Appendino in tema di unioni gay e nel chiudere le porte del Salone del Libro in faccia all'editore Altaforte vicino a CasaPound, il rischio è proprio quello: che i pentastellati, pur di non fare vincere il centrodestra, appoggino in gran segreto Chiamparino, col quale al momento sembrano avere una maggiore affinità. Anche se resta il tema divisivo del Tav.

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CIRIO IL FORZISTA AMICO DELLA LEGA (E DI TOTI)

Non poteva invece esserci esponente migliore per sancire l'alleanza tra Lega e Forza Italia di Alberto Cirio. Se, sulle prime, quella nomina pare una vittoria di Silvio Berlusconi, dato che Cirio siede all'europarlamento tra gli scranni degli azzurri, a ben guardare si scopre invece come rappresenti un perfetto trait d'union tra i due partiti. Cirio ha infatti iniziato la sua carriera politica nel 1995, candidandosi come consigliere comunale di Alba nelle liste della Lega Nord. Primo dei non eletti, venne comunque nominato vicesindaco, in carica fino al 2004, per poi passare a Forza Italia ed entrare nel Consiglio regionale. Probabilmente anche per questo gode della simpatia del presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti. L'ex giornalista Mediaset è infatti il forzista che si è speso maggiormente per un accordo tra Lega e Forza Italia, accordo che oggi consente al centrodestra di governare in Liguria. Ma Toti è anche l'uomo che ambisce a prendere le redini di ciò che resterà di Forza Italia dopo il ritiro dalle scene di Berlusconi per costruire un partito moderato ma alleato con Salvini. Non a caso, nei giorni scorsi, Toti e Cirio si sono incontrati per firmare un patto politico tra Piemonte e Liguria su una cooperazione rafforzata che sarà attuata in caso di vittoria del centrodestra in Piemonte. Una intesa per rendere il Nord Ovest «locomotiva del Paese» ma che potrebbe tirare la volata anzitutto a Cirio.

BOERO, IL QUARTO INCOMODO

Il quarto candidato è Valter Boero, ex Udc, ex consigliere comunale a Torino e presidente per il Piemonte del Movimento per la Vita, sostenuto dal Popolo della Famiglia. «Se verrò eletto», ha dichiarato Boero, «chiamerò in Giunta i migliori esponenti di tutti i partiti: basta la politica come conflittualità, deve essere un servizio». Anche se ritenuto marginale, potrebbe erodere consensi tanto al centrodestra quanto al centrosinistra.

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COME SI VOTA

Si vota domenica 26 maggio dalle 7 alle 23. Per votare bisogna esibire un documento di riconoscimento valido e la tessera elettorale. È possibile votare per una lista provinciale, contrassegnando il simbolo riportato sulla scheda elettorale. Il voto si intende espresso a favore della lista provinciale e si trasferisce automaticamente alla lista regionale collegata e al relativo candidato presidente. Si può anche contrassegnare il simbolo o il nominativo del candidato presidente: il voto si intende a favore della lista, della lista regionale e del candidato presidente. Infine, è possibile votare solo per il candidato presidente. Il voto si intende espresso solo per la lista regionale e per il presidente, ma non si trasferisce ad alcuna lista collegata. È poi ammesso il voto disgiunto: è possibile votare una lista provinciale e tracciare un altro segno sul nominativo o sul simbolo del candidato presidente non collegato alla lista provinciale votata. Il voto, in questo caso, è attribuito sia alla lista provinciale prescelta sia al candidato president votato e alla sua lista regionale. Lo spoglio inizierà lunedì 27 maggio alle 14.

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