Elezioni, dalla presidenza del Senato possibile soluzione allo stallo

Redazione
08/03/2018

Il 4 marzo è ancora troppo vicino e un'intesa tra le forze politiche per la formazione di un nuovo governo...

Elezioni, dalla presidenza del Senato possibile soluzione allo stallo

Il 4 marzo è ancora troppo vicino e un'intesa tra le forze politiche per la formazione di un nuovo governo è lontanissima nonostante l'appello del Capo dello Stato alla responsabilità. Ma fra due settimane i partiti si dovranno confrontare con la prima prova in parlamento: l'elezione dei presidenti di Camera e Senato. E sarà proprio lo scranno più alto di Palazzo Madama a consegnare la prima fotografia dei rapporti fra centrodestra, Movimento 5 stelle e Partito democratico.

I NUMERI IN PARLAMENTO. Qualsiasi ragionamento non può prescindere dai numeri e dai regolamenti, tra l'altro diversi, che regolano la vita istituzionale dei due rami del Parlamento. È la coalizione di Salvini, Berlusconi e Meloni a poter contare sulla quantità maggiore di seggi, con 135 senatori e 260 deputati. Il M5s ha 112 senatori e 221 deputati. Mentre il Pd ha 55 senatori e 110 deputati. Il che, considerando che a Palazzo Madama dalla quarta votazione scatta il ballottaggio, consentirebbe al centrodestra di eleggere il presidente in totale autonomia. A Montecitorio, invece, dal terzo scrutinio in poi è necessaria la maggioranza assoluta dei voti. E dunque un accordo, per quanto informale, fra i diversi protagonisti. I giochi entreranno nel vivo solo dopo l'elezione dei capigruppo.

I POSSIBILI PRETENDENTI. Per il momento siamo ancora fermi alle dichiarazioni ufficiali e a qualche sondaggio informale. Il leader del Carroccio Matteo Salvini rivendica trasparenza: «Noi avremo le nostre proposte e vediamo chi ci sta», ha dichiarato. Ma attualmente la strada che appare più percorribile sembra un'intesa di massima sulle presidenze fra il centrodestra e il Movimento 5 stelle. Alla coalizione di destra andrebbe la presidenza del Senato (in pole i nomi di Paolo Romani e Roberto Calderoli). Mentre ai pentastellati spetterebbe la guida dalla Camera, e il nome più accreditato è quello di Roberto Fico. Considerando che l'indicazione nel Partito democratico, per il momento, è di votare in entrambi i casi scheda bianca, per consentire l'elezione di un esponente pentastellato a Montecitorio i colleghi di centrodestra dovrebbero essere pronti a lasciare l'Aula.

LO SCENARIO B. Tutt'altro scenario si realizzerebbe qualora invece i contatti fra le parti portassero a un patto fra centrodestra e dem: in quel caso, il Senato potrebbe finire sotto la guida di Luigi Zanda, mentre la Camera alla coalizione di centrodestra (leggi anche: Pd, Rosato: «Renzi non parteciperà alle primarie»).

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