Cosa sapere sulle elezioni Regionali in Sardegna

23 Febbraio 2019 08.00
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Occhi puntati sulla Sardegna per il voto regionale del 24 febbraio 2019 minacciato dalla protesta dei pastori. Elezioni che arrivano subito dopo il primo test elettorale dell'anno, quello abruzzese in cui si è imposto il centrodestra e soprattutto la Lega.

COME SI VOTA IN SARDEGNA

Urne aperte dalle 6.30 di domenica 24 febbraio alle 22 in 377 paesi divisi in otto circoscrizioni (corrispondono alle vecchie province): lo spoglio inizia la notte. Si sceglie sia il presidente della Regione (elezione diretta) sia una lista con una o più preferenze. È possibile il voto disgiunto: scegliere il candidato di uno schieramento e una lista avversaria. Esistono soglie di sbarramento (consenso minimo): 10% per la coalizione con più liste, il 5% per la lista solitaria. Contano soprattutto i voti al presidente in base a cui si assegna un premio di maggioranza: con forbice tra 25 e 40 si ottengono il 55% dei seggi, ossia 33. Se si supera il 40% si arriva al 60 dell'Assemblea, ossia 36 consiglieri.

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LE SUPPLETIVE DI CAGLIARI

Nell'Isola il richiamo alle urne è fresco, almeno per una piccola parte di elettori. Quelli del collegio di Cagliari che lo scorso 20 gennaio erano chiamati a scegliere il sostituto di Andrea Mura (il deputato-velista del M5s prima espulso e poi dimessosi in seguito alle travolgenti polemiche per le tante assenze). Dei 251 mila elettori aventi diritto se ne son presentati circa 39 mila, appena il 15,54%. Un'affluenza negativa da record che ha però permesso alla coalizione di centrosinistra di sfilare il seggio al Movimento. Il vincitore, il giornalista in pensione Andrea Frailis, 62 anni, con una campagna sottotraccia ha conquistato oltre il 40% delle preferenze ed è volato a Roma tra i banchi del Pd. Niente simbolo però, in primo piano solo il logo Progressisti di Sardegna (11 le liste) con il motto "Finalmente una buona notizia". E di certo per il fronte di Massimo Zedda, sindaco di Cagliari e candidato alla presidenza della Regione, è stata una buona notizia. Subito pronto a far quadrato a caccia di un traino con l'orgoglio della conquista senza sponsor. Per Frailis, infatti, nessun impegno dei big. A differenza degli avversari che hanno speso invano Luigi Di Maio e Danilo Toninelli contrapposti in salsa sarda all'inossidabile Silvio Berlusconi e all'onnipresente Matteo Salvini.

SOLINAS, IL FRONTMAN DEL PSD'AZ SPINTO DALLA LEGA

Il volto noto del ministro dell'Interno, impegnato nella campagna sull'Isola, campeggia addirittura sui camion del candidato per il centrodestra, Christian Solinas. Sorriso e posa da I want you e dietro «Solinas presidente». Il prescelto, 42 anni, è stato eletto senatore in un collegio blindato della Lombardia: un ritorno al parlamento, per il suo partito Partito sardo d'Azione, dopo 22 anni d'assenza. Il tutto grazie all'accordo strategico con la Lega. È l'ultima delle alleanze: nel 2009 quella con Forza Italia di Berlusconi e più di recente sul piano locale – a Cagliari – il contributo a Zedda. Il nuovo matrimonio con il Carroccio ha fatto storcere il naso a militanti e politici che hanno ricevuto in cambio l'espulsione. Mentre il sindaco di Cagliari ha risolto la grana con il sollevamento degli assessori sardisti.

La carta Solinas nel centrodestra non è piaciuta all'alleato in declino Forza Italia e agli altri che temono di avere un emissario di Salvini in terra sarda. Solinas non è nuovo alla politica: pupillo del rais del Psd'Az Giacomo Sanna, consigliere regionale, già assessore ai Trasporti della Giunta Cappellacci, è stato ideatore ed esecutore della fallimentare impresa della Flotta sarda, il vecchio sogno dell'unico presidente della Regione sardista (allora alleato con comunisti e socialisti), Mario Melis. Sui pregressi e la conquista del potere interno vige il silenzio, come anche sui dettagli: tra tutti la laurea fantasma in Sociologia, conseguita nel 2006 in New Mexico. A cui si aggiunge un nuovo titolo, citato nel cv online dopo il pressing de IlRisvegliodellaSardegna: laurea in Giurisprudenza, senza nessuna citazione di anno né di Ateneo. Solo la specifica – v.o. Ante Riforma – che sta per vecchio ordinamento.

ZEDDA E LE OTTO LISTE DI CENTROSINISTRA

Dall'altra parte – coalizione di centrosinistra con otto liste – un suo coetaneo: Massimo Zedda, nessuna laurea dopo la maturità classica. Altro enfant prodige della politica con discreto appeal nazionale: al secondo mandato alla guida di Cagliari come sindaco, già consigliere regionale (ha rinunciato al vitalizio) e una vita tra le file dei partiti dal Pds a Sel passando per l'ondata dei sindaci arancioni di cui è stato esponente.

L'investitura ha coinvolto i colleghi-sindaci dei piccoli comuni, anche se tra le liste si contano più candidati tra i primi cittadini del centrodestra. Secondo le intenzioni la sua dovrebbe essere una legislatura di rottura rispetto a quella dei 'professori' targata Francesco Pigliaru e arrivata a naturale scadenza. Tra i nodi più discussi la riforma sanitaria, anche se l'assessore di riferimento Luigi Arru – Pd – figura tra i suoi, come altri tre ex. Zedda sfida gli indecisi (oltre il 25% secondo i sondaggi) e punta a esportare il «modello di governo di Cagliari» al resto dell'Isola.

DESOGUS E L'ESORDIO DEL M5S ALLE REGIONALI SARDE

A marzo 2018 il M5s in Sardegna per le Politiche aveva superato il 40%. Cosa resta? La forza gialla aveva puntato tutto su una delle figure chiave: l'ex sindaco di Assemini, Mario Puddu, già coordinatore per le Politiche. Il suo neo – un'inchiesta per abuso d'ufficio – non ne ha bloccato la corsa (nonostante il contrasto con un articolo del regolamento). Ma non ha portato fortuna: a ottobre la condanna e la resa forzata.

Si pesca quindi dalle Regionarie? Macché, il secondo arrivato, il professore universitario Luca Piras è stato raggiunto da una contestazione ed escluso. Il popolo 5 stelle è stato quindi richiamato al voto accompagnato da non pochi maldipancia. Ecco quindi il nuovo candidato, un funzionario della Città metropolitana di Cagliari, Francesco Desogus, 58 anni: attivista da sempre, stile sobrio. Punta al reddito energetico e alla lotta ai vecchi partiti che «non hanno paura di perdere, perché poi trovano un accordo». Comunque vada – e il M5s è l'unico a presentarsi con una sola lista – Desogus guiderà l'esordio dei 5 stelle in Regione. Per loro è la prima volta. Alle ultime elezioni regionali la corsa – a meno di un mese – era stata stoppata da Beppe Grillo per via dei dissidi tra fazioni.

I RAPPRESENTANTI INDIPENDENTISTI

Rappresentano spezzoni del mondo autonomista-indipendentista gli altri quattro candidati. Per Autoderminatzione (una sorta di cartello tra sigle) corre Andrea Murgia, 48 anni – funzionario a Bruxelles per la Commissione europea con un passato nella segreteria di Soru, nonché ex tesserato Pd. Nessuna alleanza con il Partito dei sardi di Paolo Maninchedda, 57 anni, filologo e assessore ai Lavori pubblici con Pigliaru (a più di metà legislatura il suo addio). È stato scelto dalle Primarias, con voto online e quesito sull'indipendenza. Immancabile l'elemento identitario anche per Mauro Pili, 52 anni, (già presidente della Regione con il centrodestra, poi deputato forzista e infine fuoriuscito per Unidos). Tra una denuncia social e l'altra cerca di intercettare lo scontento dei sardi: dalle campagne ai trasporti. In campo anche il giornalista in pensione Vindice Lecis – 62 anni – per Sinistra sarda.

DONNE CONVITATE DI PIETRA

Questo sarà il 25esimo presidente e c'è già una certezza: non sarà donna. L'unica che ci ha provato, la magistrata del Tar Lazio, Ines Pisano, si è ritirata. La candidata-meteora nel campo di centrodestra (il suo nome era addirittura spuntato come alternativa a Solinas) ha ricevuto il sostegno tecnico della consigliera Daniela Forma (Pd). Un appoggio rosa per evitarle la raccolta firme indispensabile alla candidatura di liste che non hanno nemmeno un rappresentante nell'Aula. Poi la rinuncia con un assist a sorpresa a Zedda. Per la prima volta si vota con la doppia preferenza di genere grazie a una legge del 2017: si possono scegliere due candidati purché di genere opposto, ma non c'è l'obbligo. Chi ne scrive due dello stesso sesso vedrà annullata la seconda preferenza. Nessun risultato certo, dunque. Anche se sarà comunque facile far meglio: nell'attuale Consiglio siedono quattro consigliere su 60. Di certo più rosa sono le liste al 50 e 50: molte le "mogli di…" e nomi raccolti all'ultimo momento. Per dare un orientamento nella platea di oltre 1400 aspiranti sono nati i ticket che accostano un candidato uomo a una donna: una strategia apparentemente paritaria finché è spuntata la modalità 'harem'. Ossia un solo candidato con più nomi femminili che frammenteranno il supporto.

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