Il tracollo alle elezioni regionali in Sardegna agita il M5s

25 Febbraio 2019 15.34
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È il Movimento 5 stelle (M5s) il grande sconfitto delle elezioni regionali in Sardegna. Il partito azionista di governo ha raccolto solo il 9% dei voti, confermando l'emorragia di consensi in corso ormai da diverse settimane. E suscettibile di terremotare gli equilibri interni ai pentastellati. Il Movimento era assente alle regionali sarde del 2014, tuttavia il crollo è verticale se paragonato alle percentuali registrate in occasione delle elezioni politiche di un anno fa, quando sull'Isola dei quattro mori il partito guidato da Luigi Di Maio conquistò il 42%.

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Il 25 febbraio il capo politico pentastellato, con il conteggio delle schede ancora in corso ma la disfatta già ben delineata all'orizzonte, ha commentato: «È inutile che si confronti il dato delle Amministrative con le Politiche, noi a livello amministrativo abbiamo sempre avuto risultati diversi da quello nazionale e anche in questo caso la Sardegna non fa eccezione». Di Maio ha provato a fare scudo sul Movimento e sul proprio operato: «Eravamo 60 candidati contro 1.350 con decine di liste civiche e una scheda elettorale che era un lenzuolo. Il M5s è in linea con tutte le altre forze politiche. Il tema sono le ammucchiate delle liste civiche». Nessuna sconfitta, dunque. Anzi, Di Maio intravede anche una piccola vittoria: «Per la prima volta nella storia della Regione Sardegna entriamo con diversi consiglieri. Per noi è un dato importante perché prima non c'eravamo».

M5S SCONFITTO ANCHE NELLE SUE ROCCAFORTI SARDE

Al netto delle parole di Di Maio, sono i numeri a condannare il Movimento, lontanissimo da centrodestra (Christian Solinas, 47%) e centrosinistra (Massimo Zedda, 33%) e sconfitto anche nelle sue roccaforti sarde. A Carbonia, Comune a guida pentastellata con la sindaca Paola Massidda, i cinque stelle con Francesco Desogus sono arrivati al 13,7%. Solinas s'è attestato al 39,8%, mentre Zedda è arrivato al 35,5%. A Porto Torres, amministrazione guidata da Sean Weeler, Desogus non è andato oltre il 19,1%, mentre Solinas ha sfondato il 44% e Zedda il 28%. Desogus ha puntato il dito contro «una legge regionale per noi difficile, ma soprattutto», ha detto il candidato pentastellato, «siamo partiti da zero senza tutte quelle liste che sostenevano centrodestra e centrosinistra. Sapevamo fin dall'inizio che sarebbe stato un percorso in salita. Le frizioni con la Lega al governo? Penso che abbiano pesato poco o niente. I competitor erano strutturati, a destra e a sinistra, per mantenere il potere. Noi proponevamo altro. Sono apparso solo nelle ultime settimane, era difficile farmi conoscere bene in tutta la Sardegna. Abbiamo fatto il possibile». A differenza di Di Maio, Desogus non ha nascosto la delusione: «È un risultato netto e chiaro e per il M5s non è quello delle aspettative, ma vorrei chiarire che non ero già convinto di perdere: sapevo già che sarebbe stata una partita molto difficile».

LE DÉBÂCLE LOCALI ACCENTUANO LE DIVISIONI INTERNE

Il problema, per il Movimento 5 stelle, è che la Sardegna non è un caso isolato. Già in Friuli-Venezia Giulia (11%) e Trentino (7,1%) il M5s era uscito dalla competizione elettorale – e, in particolare, dal confronto con la Lega – con le ossa rotte. In Abruzzo, a metà febbraio, la pentastellata Sara Marcozzi quasi dimezzò i voti rispetto al 39,8% delle elezioni politiche, pur rimanendo sopra la soglia del 20% (20,2%). E Di Maio commentò in maniera diversa rispetto a ora: «È necessario arrivare sempre alle Amministrative con un percorso che preveda un lavoro sul territorio fatto di incontri con categorie, mondo del sociale, con gli amministratori. Non improvvisando come a volte accade», disse il capo politico del Movimento. «Questo vuol dire pure che dove non siamo pronti dobbiamo smetterla di presentarci. Mi ha colpito il fatto che in alcune Regioni in questi anni siamo rimasti nella nostra zona di comfort, evitando di incontrare categorie importanti come ad esempio quelle dell’imprenditoria e del volontariato. È ora di farlo». Una strigliata che, a due settimane di distanza, non sembra avere sortito effetti positivi. Mentre in seno al Movimento rischiano di accentuarsi le divisioni già profonde tra la componente governativa, capeggiata da Di Maio, e quella intransigente, rappresentata dal presidente della Camera Roberto Fico.

Il Movimento 5 stelle è in caduta libera

PRIMA LA BASILICATA, POI LE ELEZIONI EUROPEE

Come riportato il 22 febbraio da Lettera43.it, Di Maio è sempre più lontano non solo da Fico, ma anche da Davide Casaleggio. In questo quadro, Beppe Grillo, «finora vicino agli intransigenti, ha rotto definitivamente con Casaleggio ma ha deciso di aspettare il risultato delle elezioni europee per tentare la mediazione tra Di Maio e Fico ed evitare la spaccatura, cosa che avverrà con il secondo che si sposta verso il primo se il voto andrà bene (ergo, se il Sud terrà dopo aver visto i soldi del reddito di cittadinanza) e viceversa se invece le elezioni saranno un bagno di sangue». Il banco di prova europeo, in agenda a fine maggio, si annuncia dunque decisivo per le sorti del Movimento. Ma già il 24 marzo, alle elezioni regionali in Basilicata, i pentastellati sono chiamati a dare un segnale. A se stessi e alla Lega. Per mettere un freno a quella che il quotidiano francese Le Monde ha già definito la «caduta libera» del «partito anti-sistema».

GRILLO: «FORSE SIAMO DAVVERO DEI PRINCIPIANTI»

Delle elezioni in Sardegna ha parlato anche Grillo, nel corso di un suo spettacolo a Catania: «Forse non siamo all'altezza, forse siamo principianti come dicono», ha detto. «Perché non c'è la mafia in Sardegna? Perché tre sardi hanno tre opinioni diverse sulla mafia. Sono gli effetti che vediamo di una politica da 20 anni sbagliata. Perché prima si pensa alla pecora e poi ai pastori. È un'autonomia che non ha più senso. La democrazia e la politica si stanno decentrando, ma non sanno cosa succede nella periferia. Il Movimento è nato per dare uno strumento ai cittadini anche con Rousseau». A proposito di Matteo Salvini, alleato di governo, Grillo ha detto: «L'ho incontrato una volta in aeroporto: 'C'è mia mamma al telefono, è una sua fan' e me la passa e io lo ho detto 'Come mai non ha preso la pillola?' È uno leale ed è furbo perché sfrutta le piazze come facevamo noi. Però la Lega quello che stiamo facendo non lo sa. Stiamo cercando di fare capire alcune cose a questi giovani della Lega che non sono poi così coglioni…».

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