Elezioni a Taiwan, la posta in gioco e come potrebbero cambiare gli equilibri con Cina e Usa

Lorenzo Lamperti
11/01/2024

Tre candidati e una sola certezza: il voto del 13 gennaio è destinato a mutare i rapporti dell'isola con Pechino e Washington. In caso di vittoria dell'attuale vicepresidente filo statunitense Lai le tensioni con la madrepatria rischiano di peggiorare, fino a una escalation militare. Con i due frontrunner dell'opposizione, Hou e Ko, si potrebbe invece riaprire il dialogo, ma non senza incognite. L'analisi.

Elezioni a Taiwan, la posta in gioco e come potrebbero cambiare gli equilibri con Cina e Usa

Può sembrare un azzardo dirlo, ma il 13 gennaio sono in programma delle elezioni non meno importanti di quelle degli Stati Uniti del prossimo novembre. Si tratta delle Presidenziali e Legislative della Repubblica di Cina, Taiwan. Dopo otto anni al potere, la presidente Tsai Ing-wen lascerà il suo posto. Gli elettori taiwanesi sono chiamati a scegliere tra il suo erede designato, Lai Ching-te del Partito progressista democratico (DPP), e tra i due oppositori, Hou Yu-ih del Kuomintang (KMT) e Ko Wen-je del Taiwan People’s Party (TPP). Il risultato delle urne sancirà la prosecuzione o meno dell’attuale linea di Taipei, confermando o addirittura esacerbando le tensioni che hanno caratterizzato negli ultimi anni lo Stretto di Taiwan. Oppure dando una svolta più dialogante che potrebbe cambiare gli equilibri dell’Asia orientale e di riflesso i rapporti tra le due grandi potenze, Repubblica Popolare Cinese e Stati Uniti.

Cosa sapere delle Presidenziali di Taiwan del 13 gennaio 2024
Il candidato del Dpp e attuale vicepresidente Lai Ching-te (Getty Images).

Elezioni a Taiwan: la posta in gioco

Taiwan è molto di più di una “piccola isola” o di una “provincia ribelle“. Considerata già negli Anni 80 una delle cosiddette “tigri asiatiche”, Taipei è la 22esima economia mondiale. Basti pensare che per gli Stati Uniti è il nono partner commerciale. Giusto per fare un paragone con un Paese crocevia di interessi geopolitici, l’Ucraina è il 67esimo.  Nonostante le tensioni, anche tra Taipei e Pechino il legame commerciale è saldo, con una bilancia inusualmente a favore della prima. L’importanza economica di Taiwan non è solo quantitativa, ma anche qualitativa. In particolare sul fronte tecnologico, di cui rappresenta uno snodo irrinunciabile per il settore dei microchip. I colossi taiwanesi controllano oltre il 60 per cento dello share globale nel comparto di fabbricazione e assemblaggio. Ma è sbagliato pensare che il fulcro della questione di Taiwan sia meramente commerciale. La Costituzione della Repubblica Popolare Cinese stabilisce che «completare la grande opera dell’unione della patria è un obbligo sacrosanto per l’intero popolo cinese, compresi i compatrioti di Taiwan». Impossibile pensare a negoziati o compromessi. Nella prospettiva del Partito comunista, senza Taiwan il riscatto della Cina non è completo. Allo stesso modo, il mantenimento dello status quo sullo Stretto è considerato da Washington condizione essenziale per contenere Pechino, vista la posizione di Taiwan nella prima catena di isole del Pacifico, il teatro nel quale appare chiaro ormai che si siano spostati i principali interessi geopolitici mondiali. Alcuni segmenti della politica statunitense vedono in Taipei anche un valore simbolico, visto che possono contrapporre alla Cina di Xi una democrazia etnicamente cinese avanzata sul fronte dei diritti, tra le altre cose primo luogo in Asia a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso nel 2019. Quanto accadrà dopo le elezioni del 2024 diventa allora un po’ quella che Stéphane Corcuff chiama «dipendenza asimmetrica», in cui Taiwan è lo specchio della potenza o della fragilità della Cina.

Cosa sapere delle Presidenziali di Taiwan del 13 gennaio 2024
Il candidato del Kmt Hou Yu-ih (Getty Images).

Le mosse di Xi Jinping in vista del voto a Taiwan

Alla vigilia delle prime elezioni libere del 1996, Pechino avviò una serie di esercitazioni militari con lancio di missili sullo Stretto. Nel 2019, prima delle elezioni del gennaio 2020, ha iniziato un’ampia campagna di manovre nello spazio di identificazione di difesa aerea taiwanese. E Xi ha pronunciato uno dei discorsi più duri ed elaborati di sempre su Taiwan, legando a doppio filo il suo destino al modello «un Paese, due sistemi» di Hong Kong, dove proprio in quei mesi veniva avviata la repressione delle proteste e venivano poste le basi dell’introduzione della legge di sicurezza nazionale che ha di fatto azzerato l’opposizione. In entrambi i casi, mostrare i muscoli si è rivelato un boomerang con i taiwanesi che hanno scelto i candidati più invisi a Pechino. Stavolta, la Cina si sta muovendo in maniera diversa. Dopo le grandi esercitazioni dell’agosto 2022 in risposta alla visita di Nancy Pelosi e a quelle dello scorso aprile per protestare contro il doppio scalo negli Usa della presidente Tsai, fin qui non ci sono state imponenti manovre militari. Anche se all’inizio di gennaio il ministero della Difesa taiwanese ha iniziato a osservare il passaggio di palloni aerostatici sopra l’isola principale. Per ora sono state privilegiate manovre di altro tipo. A tre settimane dal voto è stata per esempio annunciata la sospensione delle riduzioni tariffarie previste per 12 categorie di prodotti taiwanesi. Secondo fonti del governo di Taipei, Pechino avrebbe poi sponsorizzato centinaia di visite in Cina continentale per politici dell’opposizione. Diverse le accuse, difficilmente dimostrabili, di cyber attacchi e disinformazione. A dicembre è stata scoperta una rete di ufficiali ed ex ufficiali militari diventati informatori per l’altra sponda dello Stretto. Il volume è rimasto forte sul piano retorico. Le autorità di Pechino hanno descritto il voto come una «scelta tra guerra e pace», sposando di fatto la definizione proposta dall’opposizione del KMT. Lai del DPP viene descritto come un «secessionista radicale» e influenti commentatori hanno dichiarato ai media di stato cinesi che un confronto militare non è da escludere in caso di sua vittoria.

Il discorso di fine anno alla nazione del presidente cinese Xi Jinping: «Taiwan sarà sicuramente riunificata alla Cina».
Xi Jinping (Getty Images).

I possibili scenari post elezioni

Il favorito appare proprio Lai, soprattutto dopo che l’alleanza dell’opposizione è saltata a fine novembre. Il vicepresidente rafforzerebbe l’attuale postura del governo, portandola probabilmente ancora più in linea con gli Usa. Non a caso la sua candidata alla vicepresidenza è Hsio Bi-khim, ex rappresentante di Taipei a Washington. Con lui al potere è prevedibile il mantenimento, se non un peggioramento, delle attuali tensioni. Secondo diversi analisti, Pechino potrebbe operare significative manovre militari per esprimere il suo malcontento nel periodo di transizione tra il voto del 13 gennaio e l’insediamento del nuovo presidente previsto per il 20 maggio. Un’ipotetica vittoria di Hou potrebbe invece abbassare drasticamente le tensioni nel breve periodo, ma non sarebbe una garanzia certa di stabilità su un orizzonte più lungo. A causa dei rapporti peggiorati tra Cina e Usa, è pressoché impossibile aspettarsi un ritorno al 2015, quando i rapporti tra le due sponde dello Stretto erano al massimo splendore durante la presidenza del dialogante Ma Ying-jeou. Xi potrebbe voler capitalizzare una nuova presidenza del KMT rinunciando temporaneamente alla pressione militare per aumentare però quella politica, con l’obiettivo di arrivare a un accordo che difficilmente potrebbe raggiungere. Presenterebbe invece più incognite un’affermazione di Ko, che romperebbe per la prima volta il bipolarismo della politica taiwanese. Il leader del TPP prefigura una “terza via” tra il DPP e il KMT, sostenendo che il primo è troppo sbilanciato a favore degli Usa e il secondo troppo vicino alla Cina. L’ex sindaco di Taipei ha detto di apprezzare la linea dell’amministrazione Biden sulla «riduzione del rischio». Una linea che però Pechino ha più volte definito un «disaccoppiamento mascherato». Una certezza c’è: comunque vada, dopo il 13 gennaio cambieranno le regole del gioco.