Elezioni in Turchia, Erdogan verso la riconferma: i risultati

Elezioni in Turchia, Erdogan verso la riconferma: i risultati

24 Giugno 2018 16.49
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Il presidente della Commissione elettorale suprema (Ysk) ha confermato la vittoria di Recep Tayyip Erdogan al primo turno delle elezioni presidenziali in Turchia, in attesa della pubblicazione venerdì dei dati ufficiali. Erdogan ha ottenuto il 52,55%, pari a oltre 26 milioni di voti. L'Ysk conferma anche i risultati delle elezioni legislative, indicando che 5 partiti avranno seggi in Parlamento: l'Akp di Erdogan e i nazionalisti dell'Mhp, che in coalizione hanno la maggioranza assoluta, i socialdemocratici del Chp e il Buon partito di centro-destra, che si presentavano uniti in un'alleanza elettorale, e i filo-curdi dell'Hdp.

UN MANDATO PER RILANCIARE L'ECONOMIA. Anche la coalizione che ha sostenuto Erdogan ha mantenuto la maggioranza assoluta in Parlamento, grazie al risultato sopra le attese dei nazionalisti dell'Mhp. Ora per il Sultano si profila un mandato di cinque anni con poteri quasi assoluti, ma in un Paese sempre spaccato a metà. Per il nuovo esecutivo la priorità sarà l'economia dopo il crollo della lira turca che negli ultimi due mesi ha perso il 20%. Con le nuove prerogative, Erdogan ha già annunciato di voler mettere sotto controllo le politiche della Banca centrale, rischiando però così un pericoloso braccio di ferro coi mercati.

SECONDO INCE CON IL 30% DELLE PREFERENZE. Forte la delusione per l'opposizione. Dopo il bagno di folla nelle piazze, lo sfidante principale Muharrem Ince ha superato il 30%: un risultato che il suo Chp non toccava dagli anni Settanta. Ma non è bastato. Deludente la performance dell'ex ministra degli Interni nazionalista Meral Aksener, che si è fermata intorno al 7%, mentre Selahattin Demirtas, il leader carismatico curdo candidato dal carcere è arrivato all'8%.

BENE ANCHE LA COALIZIONE DELL'AKP. Per il Parlamento, la coalizione del Popolo Akp-Mhp si è assicurata poco meno di 350 dei 600 seggi disponibili. Ma senza i nazionalisti, che con l'11% e una cinquantina di seggi sono la vera sorpresa di questo voto, Erdogan non ce l'avrebbe fatta. Ed è probabile che la sua agenda di governo ne risulti influenzata. L'alleanza della Nazione del Chp con il Buon Partito di Akesener e gli islamisti del Sp si è fermata sotto i 200 seggi.

ENTRANO IN PARLAMENTO I FILO CURDI DELL'HDP. In parlamento sono entrati ancora i filo-curdi dell'Hdp, nonostante molti leader e militanti siano ancora dietro le sbarre, superando la soglia di sbarramento monstre del 10%. L'affluenza alle urne è stata alta, come sempre in Turchia. Secondo l'Akp, all'87%. «Le elezioni si sono svolte con maturità democratica», ha precisato il suo portavoce, replicando così alle accuse di brogli delle opposizioni, che hanno invitato i propri elettori a non abbandonare i seggi almeno fino alla firma dei verbali definitivi.

POLEMICHE PER POSSIBILI BROGLI. Sulla soglia del 50% è il consenso di Erdogan a Istanbul e nella capitale Ankara, le due principali città, dove un anno fa fu sconfitto. Come previsto, Ince è invece davanti nella laica Smirne. In una giornata di forte tensione, con denunce di brogli in molti seggi, soprattutto nel sud-est curdo, sono stati fermati anche 10 osservatori elettorali stranieri, nelle urne per conto dell'Hdp. Tra loro, anche quattro italiani, tre dei quali rilasciati poco dopo essere stati bloccati dalla polizia a Diyarbakir perché accusati di non avere un regolare accredito. Ancora in stato di fermo invece un'italiana a Batman, centro minore sempre nel sud-est, identificata come Christina Cartafesta. Le autorità italiane in Turchia stanno seguendo il caso.

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