Le elezioni in Ucraina e il macigno del Donbass

Il voto di domenica ha un esito scontato. Il partito di Zelensky è super favorito. Seguono quelli guidati da Timoshenko, il filo russo Boiko, Poroshenko e Vakarchuk. La vera sfida comincia subito dopo: risolvere il conflitto trattando con Putin.

20 Luglio 2019 15.00
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Le scene di questi giorni a Leopoli, nel cuore della Galizia, regione nell’ovest dell’Ucraina al confine con la Polonia, ricordano quelle di alcuni anni fa a Kiev: durante il processo a Yulia Tymoshenko nell’estate 2011 i sostenitori dell’ex premier incarcerata per abuso d’ufficio si riunivano di fronte al tribunale nel centro della Capitale e sparavano musica popolare ucraina a tutto volume, mentre quelli del presidente Victor Yankovich, a pochi metri di distanza, alzavano i bassi e martellavano in risposta con canzoni russe. Una guerra in musica che un paio d’anni dopo si trasformò a Maidan in un bagno di sangue.

Svyatoslav Vakarchuk leader del partito Voce.

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UNA CAMPAGNA ELETTORALE AD ALTO VOLUME

Stavolta, in vista delle elezioni del 21 luglio, lo scenario è diverso: non c’è pericolo di una degenerazione violenta, ma i sistemi sono gli stessi. Provocazioni tra schieramenti a furor di musica, in comizi che si accavallano a poco distanza tra loro nel capoluogo dei Carpazi. I duellanti della rumorosa campagna elettorale che si giocano la partita nella regione più nazionalista del Paese sono in realtà due comprimari, visto che i sondaggi li danno ben dietro al nuovo partito del presidente Volodymyr Zelensky, Servitore del popolo, che viene valutato tra il 40 e il 50% sarà sicuramente la prima formazione nella nuova Rada.

L’ex presidente ucraino Petro Poroshenko.

LA CORSA DEI COMPRIMARI: POROSHENKO E VAKARCHUK

Da una parte c’è Petro Poroshenko che, dopo la débâcle alle Presidenziali contro Zelensky qualche mese fa, ha raggruppato le forze rimanenti intorno al suo Solidarietà (ribattezzato Solidarietà europea), e corre per rimanere in parlamento con buona probabilità di farcela. Dato solo intorno all’8%, dovrà però subire un bel taglio di deputati. Dall’altra parte il volto nuovo, si fa per dire, di queste elezioni, quello di Sviatoslav Vakarchuk, leader della rock band Okean Elzy, che con il suo Voce, un partito tutto un programma per la campagna elettorale in musica, in parlamento vuole entrarci per la prima volta.

A dire il vero però Vakarchuk, figlio dell’ex rettore dell’Università di Leopoli ed ex ministro dell’Educazione nel governo arancione di Yulia Tymoshenko, in parlamento era già stato eletto nel 2007 tra le fila del partito dell’ex capo di Stato Victor Yushchenko.

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DOPO IL VOTO ZELENSKY POTRÀ AGIRE

Insomma, a distanza di una dozzina d’anni l’attuale numero uno di Voce tornerà a Kiev per tentare di replicare il successo del suo collega dello spettacolo Zelensky che in un paio di mesi ha ribaltato lo scenario politico ucraino. O quasi, dato che per ora, con il vecchio parlamento a lui ostile, ben poco ha fatto o ha potuto fare. Nei prossimi mesi, con una rinnovata Rada e un nuovo governo, si potrà misurare il vero impatto che il comico convertitosi alla politica avrà sul sistema politico-economico-oligarchico dell’ex repubblica sovietica.

Il partito di Yulia Tymoshenko, Patria, veleggia intorno al 7%.

TIMOSHENKO E BOIKO OLTRE LA SOGLIA DI SBARRAMENTO

Al di là della maggioranza relativa che alla vigilia sembra alla vigilia ormai essere sicura, bisognerà vedere come saranno i veri equilibri: oltre ai partiti di Poroshenko e di Vakarchuk, a passare la soglia di sbarramento del 5% saranno anche quello di Yulia Tymoshenko, Patria, che veleggia intorno al 7% e soprattutto quello filorusso Piattaforma d’opposizione che fa capo a Yuri Boiko, ex ministro dell’Energia sotto Yanukovich, accreditato da tutti i sondaggi di oltre il 10%. Altri partiti rimangono in bilico, mentre dovrebbero rimanere fuori quelli più estremisti della destra ultranazionalista, che come tradizione alle elezioni fanno buchi nell’acqua. La loro funzione è sempre stata comunque quella di attaccare le istituzioni da fuori il parlamento, considerando inoltre che la retorica nazionalista è stata ormai assorbita da tutti i partiti e che l’estremismo radicale non paga in termine di voti.

Il filo-russo Yuri Boiko, leader di Piattaforma d’opposizione.

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IL “PARTITO” DEGLI OLIGARGHI

Il quadro partitico deve essere inoltre completato dallo schieramento degli oligarchi, che hanno finanziato le varie formazioni, una o più, come sempre, ipotecando seggi e voce in capitolo. I nomi sono sempre gli stessi, a partire da Igor Kolomosiky, grande sponsor di Zelensky, passando per Rinat Akhmetov, con uno sguardo speciale verso i filorussi forti nel Sud-est del Paese. L’Ucraina, dopo la rivoluzione del 2014 e il cambio di regime filooccidentale, ha passato cinque anni sotto Petro Poroshenko che non sono stati un grande successo, almeno secondo gli stessi ucraini che alla prima occasione buona hanno scaricato il presidente simbolo di un establishment corrotto fino al midollo.

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I cartelloni elettorali per il voto del 21 luglio 2019.

LA PARTITA CRUCIALE DEL DONBASS

Ora si tratta di vedere se il cambiamento in arrivo alla Rada consentirà a Zelensky di avviare non solo le riforme necessarie, ma di raggiungere una sorta di accordo con la Russia per risolvere il conflitto nel Donbass. È questo infatti il macigno sui cui pesa il futuro del Paese e il nuovo parlamento che uscirà dalle elezioni di domenica dovrà affrontare la questione di petto insieme con il presidente, tenendo fermo che dall’altra parte del tavolo delle trattative c’è Vladimir Putin che fino a ora non si è mosso di un millimetro.

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