Pd, Schlein e il percorso a ostacoli per arrivare alle Europee

Luca Di Carmine
28/12/2023

Quanto durerà Elly? Nel Pd se lo chiedono da mesi. La spinta propulsiva pare essersi arrestata e l'aggancio del M5s è nell'aria. Anche perché Conte, in piena trance agonistica, difficilmente cederà la leadership in caso di una futura alleanza. Intanto dopo aver fallito l'Opa sulla sinistra, la segretaria dem con Bonaccini guarda centro e imprese. Ma il rischio di snaturarsi è dietro l'angolo.

Pd, Schlein e il percorso a ostacoli per arrivare alle Europee

Quanto durerà Elly Schlein? Nel Pd da almeno tre mesi tutti se lo chiedono. Perché la spinta propulsiva della segretaria sembra essersi arrestata da tempo. Dopo aver ereditato un partito al 17 per cento, da quando è segretaria (12 marzo 2023) ha avuto il merito di resuscitare un animale morente, riportandolo sopra il 20. Il suo massimo l’ha raggiunto nelle sue prime settimane, in aprile, quando ha toccato il 21 per cento, per poi ricominciare a scendere, restando però a galla. Il suo minimo, invece, secondo le ricerche di Nando Pagnoncelli, l’ha avuto all’inizio di novembre, con il 18 per cento e il Movimento 5 stelle tornato spaventosamente sotto, al 17. Le ultime rilevazioni hanno riportato il Pd sul 19 e i pentastellati al 17. Ma l’aggancio è nell’aria, soprattutto perché Giuseppe Conte è ormai in piena trance agonistica da campagna elettorale. E, come ha già dimostrato alle ultime Politiche, quando la battaglia si fa rovente è capace di dare il meglio di sé. Specie in una competizione dove si va col proporzionale: quindi in solitaria, senza stare a preoccuparsi delle alleanze.

Pd, Schlein e il percorso a ostacoli per arrivare alle Europee
Elly Schlein con Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Schlein non ha margini di crescita: per competere con la destra occorre allearsi. Ma il M5s che farà?

Il problema per Elly Schlein sembra essere quello di non avere margini di aumento: l’onda di energia sembra essersi esaurita. E chi sperava in un Pd almeno al 25 per cento, o addirittura a tallonare Fdi, ha dovuto ammainare i propri sogni. Il 20 per cento si conferma la quota stabile di galleggiamento. Quindi, Europee a parte, se si vuole avere qualche chance di competere col centrodestra, tocca allearsi. E lì nascono i problemi, perché Conte sembra essere sempre più solo un competitor. «Ora ci sono le Europee dove il M5s punta a fare il pieno di voti, ma dopo cambierà tutto e anche l’avvocato del popolo dovrà scendere a più miti consigli», è la voce predominante al Nazareno. Ma sarà davvero così? Perché, se il M5s si avvicinerà sempre più al Pd, anche senza superarlo (ma questo non si può ancora escludere), allora si aprirà la partita della leadership. E chi conosce bene l’ex premier, sa che prima di cedere lo scettro del comando a Elly venderà carissima la pelle. «Schlein può federare le diverse anime del Pd», è stata la sua risposta sprezzante di fronte all’ipotesi «Schlein federatrice del centrosinistra» avanzata da Romano Prodi. Insomma, dopo il voto europeo a sinistra si aprirà la partita della leadership e gli scambi di oggi tra i due sembreranno al confronto acqua fresca. Poi ci sono le divergenze politiche: dalla divisione in Parlamento sul voto sul Mes all’invio di armi all’Ucraina, dall’approccio alla crisi arabo-israeliana al rapporto con le istituzioni europee. Anche se poi nella quotidianità parlamentare sono molti di più i temi su cui Pd e M5s vanno d’accordo e lavorano, in silenzio, insieme.

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Elly Schlein con Romano Prodi (Imagoeconomica).

Il silenzio di Dario Franceschini preoccupa i dem

Ma torniamo a Elly. Che un paio di mesi fa era già sul punto di implodere: nel Pd già le davano le settimane contate. Ora la situazione sembra di nuovo cambiata: prima delle Europee non succederà niente. Dopo dipenderà dai numeri, con la soglia di vita o di morte fissata al 18 per cento. E a poco è servita la sua contro-Atreju con Prodi, Letta, Gentiloni, Veltroni e Bindi: la manifestazione di Giorgia Meloni è apparsa più viva e proiettata nel futuro, quella di Schlein una raccolta di figurine del passato. E in molti, al Nazareno, sono rimasti perplessi dal silenzio di Dario Franceschini: il maggior sponsor politico della segretaria da tempo non proferisce verbo. E quando l’ex ministro della Cultura tace non è esattamente buon segno. Che stia già cambiando cavallo? Non è un mistero che Franceschini non sia contento di come la segretaria sta gestendo il partito, con azioni a metà: fine delle correnti, ma fino a un certo punto; spazio anche ai non fedelissimi, ma non troppo.

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Dario Franceschini (Imagoeconomica).

Le carte vincenti ancora in mano alla segretaria

Schlein ha però dalla sua ha ancora un paio di carte vincenti. La prima è che da qualche tempo sembra essere di più sul pezzo. Se in passato spesso latitava, spariva per intere giornate, per poi ricomparire con dichiarazioni fuori sincro, ora è più battagliera, anche grazie a Meloni che ha scelto lei come nemica e non si fila (strategicamente) Conte. In secondo luogo, per l’età e il suo modo di porsi, Schlein sembra ancora l’unica, a sinistra, capace di parlare il linguaggio degli under 40, con la speranza di intercettarne i voti. Per le giovani generazioni, ma forse anche per gli altri, continua a sembrare diversa, fuori dagli schemi e soprattutto estranea a un certo apparato. Una marziana nel Pd. E a molti questo continua a piacere. «Se ci giochiamo Elly chi abbiamo da mettere al suo posto? Tornare al passato è impensabile. E al momento una figura più moderna di Elly non c’è…», è la riflessione che fanno in molti al vertice del partito.

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Elly Schlein con Stefano Bonaccini (Imagoeconomica).

La fase due: guardare al centro e alle imprese con Bonaccini

Sopra di lei gravita ancora lo spettro di Stefano Bonaccini, ma ormai anche lui sembra aver esaurito le fiches, forse per questo vuole candidarsi in Europa. L’unico dato certo è che Schlein e Bonaccini non si prendono, non funzionano, e infatti quella sorta di ticket che si era paventato all’inizio non è mai neanche partito. Ora forse i due faranno insieme un tour nei distretti industriali. Finita la fase uno – coprirsi a sinistra (andata maluccio visto che Conte incalza sempre più) – dovrebbe partire la fase due: dare uno sguardo al centro e a chi fa impresa. Anche se la sua campagna per le Europee si baserà su temi sociali e lavoro, a partire dal salario minimo. Elly non è ancora a pezzi, ma non deve snaturarsi e smarrire la sua anima.