Elon Musk, cosa bolle sotto quei 6 miliardi (smentiti) pronti per l’intelligenza artificiale

Luca Sabia
11/02/2024

Secondo il Financial Times il magnate starebbe sviluppando un mega progetto per far concorrenza a ChatGPT di OpenAI, la società che ha contribuito a fondare nel 2015. Lui per ora nega, ma si parla già di team e investitori. Così si spiegherebbe anche il vero motivo per cui ha comprato Twitter: avere una banca dati globale per istruire il suo sistema di IA...

Elon Musk, cosa bolle sotto quei 6 miliardi (smentiti) pronti per l’intelligenza artificiale

Elon Musk starebbe cercando di raccogliere 6 miliardi di dollari per finanziare la sua startup di Intelligenza artificiale, xAI, con l’obiettivo di fare concorrenza alla più famosa ChatGPT. I due, cioè Musk e ChatGPT, si conoscono da vicino. E non scorre buon sangue. L’imprenditore sudafricano faceva infatti parte del gruppo che contribuì a fondare, nel 2015, OpenAI, la società che avrebbe sviluppato ChatGPT. Ma poi sarebbero volati gli stracci per questioni di potere personale, tensioni cui ha fatto seguito la cacciata di Musk tre anni dopo, nel 2018. Ovviamente il magnate sostiene altro, ossia di essersene andato per concentrarsi su Tesla e SpaceX. Fatto sta che gliela promise: lancerò il rivale di ChatGPT, fu il proclama, con tanto di accuse a OpenAI di «addestrare l’IA a mentire». Ma non finì lì, perché in un’intervista rilasciata al canale televisivo conservatore americano Fox News disse che il co-fondatore di Google, Larry Page, non stava prendendo sul serio la sicurezza dell’intelligenza artificiale. E con l’occasione annunciò non solo di voler fare concorrenza a ChatGPT, ma anche di voler sviluppare «un’intelligenza artificiale utile alla ricerca della verità, a capire la natura dell’universo».

Elon Musk, cosa bolle sotto quei 6 miliardi (smentiti) pronti per l’intelligenza artificiale
Il co-fondatore di Google Larry Page (Getty).

Le opzioni tra gli investitori statunitensi sono però limitate

Sono questi i motivi per cui nessuno oggi sembra prendere troppo sul serio il tentativo di smentire la notizia, che è stata uno scoop del Financial Times. Ha scritto Musk su X: «xAI non sta raccogliendo capitali e non ho avuto conversazioni con nessuno a questo proposito». Fonti aggiornate sui fatti invece suggeriscono che il suo programma è quello di avere il totale controllo del sistema di intelligenza artificiale, compreso l’hardware. Il punto quindi è chi ci mette i soldi. Tanti soldi. Miliardi, 6 miliardi grossomodo. Le opzioni tra gli investitori statunitensi sono limitate a causa dei precedenti investimenti in OpenAI, di cui Musk faceva parte. Il che rende difficile cercare accordi con i suoi vecchi alleati, incluso uno tra i più famosi venture capitalist, cioè investitori che forniscono finanziamenti a imprese emergenti o startup con un grande potenziale di crescita, quel Marc Andreessen che lo aiutò non molto tempo fa a prendersi Twitter.

Elon Musk, cosa bolle sotto quei 6 miliardi (smentiti) pronti per l’intelligenza artificiale
Marc Andreessen (Getty).

Non è verosimile che chi ha messo i soldi in OpenAI adesso vada con Musk

A spiegare bene il perché è un’addetta ai lavori. Quando come venture capitalist raccogli soldi da investitori che poi reinvesti in altri progetti hai tutto l’interesse a «fare del tuo meglio sia per fondatori sia per i tuoi investitori. E questo», aggiunge, «si fa evitando conflitti di interessi, specialmente quando sono coinvolti grandi capitali». In altri termini, cercare di evitare investimenti in aziende che si fanno concorrenza è una saggia precauzione per evitare di incartarsi. Quindi non è verosimile che chi ha investito in OpenAI e dintorni adesso vada con Musk. Da qui l’esigenza del capo di Tesla di andare a cercare investitori fuori dagli Stati Uniti. Sempre il Financial Times ha riferito di incontri con investitori a Hong Kong, in Giappone e Corea del Sud, nonché con fondi sovrani del Medio Oriente.

Il vero motivo per cui ha comprato Twitter è avere una banca dati per l’IA?

Nel frattempo, Musk starebbe costruendo il suo team: il cerchio magico al momento includerebbe dirigenti provenienti da Google, Microsoft e Tesla. Anche Morgan Stanley sembrerebbe essere coinvolta. Tuttavia la banca, che ha contribuito a finanziare l’acquisizione di Twitter, ha evitato di commentare. Qualcuno però comincia a pensare di aver trovato la risposta alla domanda che tutti si facevano, e cioè: perché Musk ha comprato Twitter? Forse per avere dati per addestrare il suo sistema di IA, allenato su un sistema multilingue, visto che X è ampiamente diffuso in tutto il mondo. Un fattore che costituirebbe un indubbio vantaggio, con il solo (e solito) Mark Zuckerberg a potergli tenere, per le medesime ragioni.

Elon Musk, cosa bolle sotto quei 6 miliardi (smentiti) pronti per l’intelligenza artificiale
Mark Zuckerberg (Getty).

Per ora la startup di intelligenza artificiale che vuole fare concorrenza a ChatGPT ha sviluppato Grok, un chatbox simile a ChatGPT ma con meno filtri e, dicono, un tocco di sarcasmo in più. Sam Altman, il capo dei creatori di ChatGPT, ha irriso il tentativo dicendo che più che sarcasmo si tratta di «umorismo da vecchi». Con Musk a replicare: «L’umorismo è chiaramente vietato in OpenAI». Le scaramucce sono iniziate. O forse non sono mai finite. Fuori i secondi.