La pistola di Pozzolo conferma il dilettantismo della classe dirigente meloniana

Paolo Madron
02/01/2024

Fa bene la premier a essere inviperita per il piccolo Far West di Capodanno alla festa di Delmastro: Fratelli d'Italia si comporta con grettezza e tracotanza di provincia, come se al governo non fosse mai arrivato. Va bene il culto della leadership di Giorgia, ma il partito dovrebbe adeguare in fretta il suo imbarazzante apparato. Perché il consenso è estremamente volatile...

La pistola di Pozzolo conferma il dilettantismo della classe dirigente meloniana

Al di là dell’episodio in sé (che poi al di là mica tanto, un politico che si presenta con la pistola alla festa di Capodanno dovrebbe chiedere aiuto all’analista) fa bene Giorgia Meloni a essere inviperita per il piccolo Far West di Rosazza, dove per la dabbenaggine di un deputato di Fratelli d’Italia – tale Emanuele Pozzolo, dal curriculum proprio una bella personcina – si è rischiato il morto, in una festa dove era presente anche il sottosegretario Andrea Delmastro. È ancora una volta il segnale (e da quando è a Palazzo Chigi se ne sono accumulati in abbondanza) dello scollamento tra il partito e la sua leader, tra chi tende a costruirsi una narrazione con ambizioni da statista e chi invece si comporta come se al governo Fratelli d’Italia non fosse mai arrivato. E cioè con un misto di grettezza, dilettantismo, tracotanza da federale di provincia.

Un goliardico e pericoloso avanguardismo

E sono proprio fatti come questi che dicono a Meloni quanto ci sia ancora da lavorare per la selezione di una classe dirigente all’altezza, e quanto poco abbia sin qui fatto per prendere le distanze da un goliardico e pericoloso avanguardismo, che fa sì parte della formazione giovanile della premier, ma da cui ha capito di doversi in fretta emancipare. Per farla breve, Meloni ha alle spalle un partito che invece di assecondare la nascita di una destra illuminata che ha reciso le sue radici con il passato la intralcia.

La pistola di Pozzolo conferma il dilettantismo della classe dirigente meloniana
Il deputato di Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo (Imagoeconomica).

Leadership individuali esposte all’estrema volatilità del consenso

Poco male, qualcuno penserà, visto che la politica è sempre più scontro di leadership individuali che sembrano poter prescindere dai movimenti che le esprimono. Ma la fine dei partiti (e con essi la rinuncia al ruolo di formazione politica) espone le leadership all’estrema volatilità del consenso che le spinge un alto con la stessa velocità con cui poi le ridimensiona. Dalla sua Fratelli d’Italia ha l’attenuante di una crescita dirompente che lo ha fatto diventare il poco tempo il primo partito italiano pur mantenendo il piccolo apparato di quando era un fenomeno romano che languiva appena fuori dal Grande raccordo. Ciò nonostante non sembra avere fretta di adeguarlo, preferendo un culto della personalità che a Meloni, con la nomina della sorella a segretaria del partito e una cerchia di fedelissimi nelle posizioni chiave, non sembra più di tanto dispiacere.

La pistola di Pozzolo conferma il dilettantismo della classe dirigente meloniana
Andrea Delmastro con Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

A differenza di Fdi, la Lega ha amministratori sul territorio

Si dirà che nel centrodestra tutti i partiti sono nelle stesse condizioni. Forza Italia è vissuta solo della luce riflessa di Silvio Berlusconi. E la Lega sembra essere totalmente nelle mani di Matteo Salvini. Sembra, perché in realtà il Carroccio è meno debitore dell’uomo solo al comando di quanto non dica la debordante presenza mediatica del suo segretario. La Lega è un partito che ha mantenuto una sua classe di amministratori sul territorio, che generalmente esprimono una solida capacità di governo. E che nemmeno la guida di Salvini, uno dei peggiori politici dell’era repubblicana, è riuscita a intaccare.