Un emendamento del Mise ferma le trivelle nello Ionio

Un emendamento del Mise ferma le trivelle nello Ionio

09 Gennaio 2019 20.06
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Uno stop, per un massimo di tre anni, a 36 permessi di prospezione e ricerca di idrocarburi, compresi quelli nel mar Ionio che hanno fatto esplodere il nuovo "caso-trivelle". Il ministero dello Sviluppo economico, con il sottosegretario Davide Crippa (M5s), prova a reagire alle polemiche scatenate dalle nuove autorizzazioni con un emendamento al dl Semplificazioni all'esame del Senato. Ed è proprio qui che si nasconde il possibile intoppo sulla strada del governo: l'emendamento, come prevede la legge, potrà essere ammesso solo se non estraneo alla materia oggetto del decreto.

EMILIANO PARLA DI RESA INCONDIZIONATA DEL GOVERNO

Soddisfatto, comunque, il governatore della Puglia, Michele Emiliano, che, pieno di «gioia», parla di «resa incondizionata» da parte del governo, augurandosi che «non faccia altri pasticci». Crippa, in ogni caso, appare convinto del fatto suo e annuncia che si dichiara che «le attività upstream non rivestono carattere strategico e di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità» e che si procederà con l'introduzione del cosiddetto 'Ptesai', vale a dire il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, che punta a individuare «le aree idonee alla pianificazione e allo svolgimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sul territorio nazionale e quelle non idonee a tali attività».

LA MATERIA POTREBBE ESSERE CONSIDERATA ESTRANEA AL DECRETO

Per metterlo a punto ci vorrà evidentemente del tempo, anche perché è previsto il coinvolgimento degli enti locali e così, finché non sarà approvato e comunque per un massimo di tre anni, «saranno sospesi i permessi di prospezione e di ricerca già rilasciati» e anche i procedimenti in atto per nuove autorizzazioni. Una moratoria che riguarda, in totale, 36 «titoli attualmente pendenti». La scelta di introdurre l'emendamento al dl Semplificazioni, che è già una sorta di provvedimento 'omnibus' con dentro di tutto, dalla proroga al prestito ponte per Alitalia ai debiti della Pa, potrebbe però non essere quella giusta, dal momento che la materia sembra estranea a quelle, pur variegate, contenute nel decreto.

ESCLUSA LA RIFORMA DEL CODICE DEGLI APPALTI

Questo problema, del resto, riguarda molte altre proposte di modifica (sarebbero migliaia, con inevitabile allungamento dei tempi) presentate, come per esempio quelle contro la Xylella che colpisce gli ulivi in Puglia. Dal Pd, intanto, è arrivato un emendamento contro l'aumento Ires al non profit. La modifica punta «a cancellare l'odiosa 'tassa sulla bontà'» introdotta nella legge di Bilancio. Quello di cui il decreto non dovrebbe invece occuparsi è la riforma del Codice degli appalti. Secondo uno dei due relatori, Mauro Coltorti (M5s), nel provvedimento «rientreranno magari delle misure urgenti e puntuali ma escludo assolutamente che ci potrà essere una completa riforma del Codice anche perché ci sta lavorando una commissione al Mit». Lo stesso senatore ha escluso anche l'eventualità di misure che vadano a intaccare i poteri dell'Anac, si tratterebbe infatti di un tema da affrontare sempre nella riforma del Codice e non in questo decreto.

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