Emendamenti preventivi

Daniele Lorenzetti
23/01/2011

Centaro e le leggi sul sesso coi minori.

Emendamenti preventivi

Quando si dicono le coincidenze. Protagonista del giallo è Roberto Centaro, senatore del Pdl eletto a Siracusa, 57 anni, magistrato, ex presidente della Commissione Antimafia, vicepresidente della commissione Giustizia di Palazzo Madama e infaticabile presentatore di emendamenti in parlamento.

A giugno 2010 la violenza sui minori…

A giugno 2010, cioè pochi giorni dopo l’ormai famosa notte di Ruby alla questura di Milano (leggi l’articolo), Centaro aveva presentato con alcuni colleghi della maggioranza l’emendamento 1.707 al ddl sulle intercettazioni, che introduceva la fattispecie di ‘Violenza sessuale di lieve entità’ nei confronti di minori. Senza peraltro specificare in che cosa consistesse, in pratica, una violenza sessuale ‘di lieve entità’ nei confronti di un bambino, l’effetto era quello di escludere l’arresto in flagranza per chi se ne rendesse responsabile.
CON GASPARRI E QUAGLIARELLO. Assieme a Centaro, la proposta era stata sottoscritta da grossi calibri della maggioranza a palazzo Madama: da Maurizio Gasparri (Pdl) a Federico Bricolo (Lega Nord Padania), da Gaetano Quagliariello e Filippo Berselli (Pdl) a Sandro Mazzatorta e Sergio Divina, anche loro leghisti. C’era voluta una reazione veemente dell’opposizione per innescare la marcia indietro, all’insegna del «ci avete frainteso».

…e a ottobre 2010 la prostituzione minorile

Passano alcune settimane, lo scandalo Ruby non è ancora esploso sui giornali, quando a fine luglio Centaro torna alla carica tentando di spostare la competenza territoriale del reato sulla prostituzione minorile dal tribunale distrettuale a quello circondariale. L’emendamento presentato dal senatore del Pdl, approvato il 13 ottobre 2010 al Senato, cioè pochi giorni prima dello scoppio del ‘Rubygate’ (leggi l’articolo), riguardava il disegno di ratifica della Convenzione di Lanzarote che tratta, appunto, prostituzione minorile e pedopornografia.
L’ALTOLÀ DELLA POLIZIA POSTALE. Nel ’caso Ruby’, se questa norma fosse stata confermata anche dalla Camera, competente a giudicare sarebbe stato non il tribunale di Milano, ma quello di Monza. L’emendamento Centaro, però, si arenò a Montecitorio. Alla Commissione Giustizia era arrivata la lettera di uno dei responsabili del corpo della polizia postale, Vulpiani, con la quale si chiedeva al legislatore di «scongiurare» un simile trasferimento di competenze. E la Camera, dopo un breve dibattito, bocciò la proposta di modifica lasciando la legge immutata.