Emergenza Expo

Redazione
06/10/2010

Un vertice notturno a casa del sindaco meneghino Letizia Moratti e poi il timbro ufficiale di un comunicato congiunto. Il...

Emergenza Expo

Un vertice notturno a casa del sindaco meneghino Letizia Moratti e poi il timbro ufficiale di un comunicato congiunto. Il lungo braccio di ferro tra enti locali sull’Expo di Milano si è sciolto sul filo di lana, dopo 918 giorni di tira-e-molla e a meno di due settimane dalla scadenza dell’ultimatum del Bie. La Moratti, il presidente della Lombardia Roberto Formigoni e quello della Provincia milanese Guido Podestà si sono incontrati nella serata di martedì convergendo sull’ipotesi del comodato d’uso per i terreni di Rho-Pero dove dovrebbe svolgersi il grande evento del 2015. Una soluzione salutata da un boom in Borsa per il titolo di Fiera Milano (con l’immobiliarista Cabassi proprietaria delle aree Expo), che ha chiuso la seduta di mercoledì a + 16,75% (leggi l’intervista di Lettera43 al segretario generale del Bie che si occupa di Expo 2015).
Il punto a favore di Letizia, da sempre strenua sostenitrice di questa soluzione, è incontestabile. Formigoni, che in un’intervista al Tg regionale Rai ha fatto trapelare un certo disappunto, sarebbe riuscito comunque a strappare condizioni capestro più strette, ottenendo che Fondazione Fiera e gruppo Cabassi cedano i terreni in modo incondizionato rispetto alle volumetrie future promesse e che partecipino ai costi per le infrastrutture.
Ora tutti gli occhi si spostano sulla prossima partita, quella dei superpoteri che il sindaco giura di voler usare con parsimonia. Sui tavoli di Palazzo Marino è arrivata l’ordinanza firmata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che affida alla Moratti ampia libertà di movimento sulla gestione dei terreni e sui futuri appalti.
La torta dei finanziamenti è cospicua: 1 miliardo e 486 milioni di euro statali e circa 800 milioni di euro che dovrebbero arrivare dagli enti locali. E le polemiche dietro l’angolo, con il candidato alle primarie del Pd nonché autore del masterplan, Stefano Boeri, pronto a sparare a zero sulle concessioni ai privati. Gli fa eco il deputato Udc Pierluigi Mantini, molto critico con l’ipotesi comodato: «i soldi dei cittadini non possono servire per risanare i debiti di qualche immobiliarista e delle banche che li sostengono».
«Di fatto, l’Expo milanese diventerà come il terremoto dell’Aquila. Dal punto di vista delle regole, una calamità naturale» dice a Lettera43 l’avvocato Renato Perticarari, esperto di diritto urbanistico molto critico con il ricorso agli strumenti d’urgenza: «È un vecchio vizio italiano che si ripete. Il metodo dell’emergenza per bypassare le regole ordinarie. Poi però non ci lamentiamo se esplodono i costi».

Domanda. Avvocato, i tempi però stringono, e i lavori non sono ancora partiti. Dicono che con le procedure ordinarie si resterebbe impantanati.
Risposta. «Questo non è corretto. È vero che da noi esiste una burocrazia amministrativa che frena la realizzazione delle opere. Ma le regole non sono diverse da quelle europee. Sono diversi gli uomini che le applicano. E poi c’era tutto il tempo, volendo, per non arrivare con l’acqua alla gola».
D. Il sindaco Moratti fa sapere che se possibile farà a meno dei superpoteri.
R. «Ne sarei felice. Anche perché stanno correndo un rischio enorme. Potrebbero andare incontro a procedure di infrazione dell’Unione Europea e a ricorsi di operatori stranieri. La giurisprudenza della Corte di giustizia è ferrea sulle regole di trasparenza, concorrenzialità e pubblicità dell’affidamento di opere pubbliche».
D. E secondo lei questi principi oggi sono a rischio?
R.
«Non sono io a dirlo ma l’ordinanza che è stata firmata. I poteri del commissario sono analoghi a quelli di Bertolaso a L’Aquila. Può derogare alle norme sugli accordi con i privati, a quelle sull’affidamento dei lavori da parte dei concessionari, a circa 40 articoli del codice sugli appalti: le regole sulla licitazione, quelle sulle gare aperte. La scelta si potrà fare in ambito fiduciario».
D. E per quanto riguarda i subappalti? Le istituzioni hanno sempre assicurato massima vigilanza contro le possibili infiltrazioni di ditte legate alla criminalità.
R. «A me pare che i rischi non siano affatto scongiurati, anzi. E poi alcune delle norme derogabili sono quelle sulle “varianti in corso d’opera”: si corre il pericolo di una lievitazione abnorme dei costi».
Un finale già visto in Italia per decine di opere pubbliche. Lo teme anche per l’Expo?
R.
«Esiste una questione di fondo: all’estero quando si comincia un’opera c’è la certezza della disponibilità di risorse. In Italia invece magari ad arte si creano condizioni di emergenza finanziaria per arrivare in prossimità dell’evento con l’acqua alla gola».
D. Insomma lei mette in guardia dalla Moratti wonderwoman.
R.
« Non è una questione di nomi. Il tema è più generale e riguarda come vengono gestiti e spesi i soldi pubblici, che sono soldi di tutti. Assicurare una gestione oculata e a vantaggio non dei soliti noti ma dell’interesse generale dovrebbe essere il minimo, in un Paese civile. A Milano le risposte a questo riguardo sono ancora evasive».