Dopo i malati, l’emergenza saranno i reduci del Covid

Stefano Iannaccone
09/04/2020

Una volta superata la pandemia, dovremo fare i conti con i suoi strascichi a livello psicologico. Si teme un aumento di disturbi da stress post traumatico, depressioni e suicidi. Per questo la fondazione Brf propone la nascita di una task force ad hoc. Il punto.

Dopo i malati, l’emergenza saranno i reduci del Covid

Un’emergenza subito dopo l’emergenza. Da quella sanitaria dovuta alla pandemia da coronavirus a quella psicologica.

L’allarme arriva direttamente da una ricerca compiuta sulle precedenti crisi mondiali, di vario tipo.

Molto eloquente è quanto emerso da uno studio scientifico effettuato in Canada dove le persone, durante primo e secondo focolaio di Sars, sono rimaste in quarantena volontaria e vivevano esattamente come si vive oggi al tempo del Covid-19. I risultati hanno evidenziato che una parte sostanziale delle persone in quarantena mostrava sintomi di stress post-traumatico e depressione. In particolare i sintomi sono stati osservati rispettivamente nel 28,9% e nel 31,2% degli intervistati

DISTURBI DA STRESS POST-TRAUMATICO E DEPRESSIONE

Altrettanto interessante quanto emerso da uno studio del 2009 che ha valutato i disturbi psichiatrici a lungo termine tra i sopravvissuti alla Sars: sui 90 soggetti reclutati l’incidenza è stata riscontrata nel 58,9% dei casi (il 25% presentava disturbi da stress post-traumatico, il 15,6% disturbi depressivi, via via gli altri). Lo studio è stato realizzato dalla Fondazione Brf, nel cui comitato scientifico siedono eminenti accademici nazionali e internazionali, da Umberto Galimberti a Stephen Stahl, partendo proprio da dati scientifici raccolti dopo altre drammatiche emergenze mondiali. Tutti i dati testimoniano come dopo un periodo di forte emergenza, specie in casi di isolamento obbligatorio, i casi di disturbi da stress post-traumatico (Ptsd) o casi di ansia, depressione, attacchi di panico aumentino sensibilmente.

IL DIFFICILE RITORNO ALLA NORMALITÀ

«Notoriamente», spiega il professor Armando Piccinni, psichiatra e presidente della Fondazione Brf, «la fase di scampato pericolo è quella in cui la maggior parte dei disturbi si manifesta. Tornare alla normalità non sarà facile: ci aspetta un’impennata di ansia, disturbi depressivi e sintomi da stress post traumatico». E questo perché, spiega ancora Piccinni, «quando la fase acuta sarà terminata e il nemico avrà abbandonato il campo di battaglia, avremo davanti a noi tutte le conseguenze e le distruzioni che avrà lasciato alle sue spalle con gli strascichi legati al pensiero del pericolo corso e superato, alla elaborazione dei lutti dei parenti, degli amici, dei conoscenti; alle conseguenze economiche e lavorative».

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Un allarme lanciato, in un report di anni fa, anche dall‘Oms. «L’alto numero di persone che si ammalano e muoiono e le enormi perdite economiche associate a un’epidemia o una pandemia portano a un alto rischio psicosociale», si legge nel rapporto. Ed è questa la ragione per cui, nell’ultimo periodo, diversi specialisti hanno già messo in guardia sul rischio che, dopo la tragica emergenza sanitaria connessa al Covid-19, ci sia una seconda emergenza di ordine psichiatrico-psicologica.

I DANNI COLLATERALI DELLA CRISI DEL 2008

Dopo l’11 settembre, invece, studi condotti negli Stati Uniti hanno evidenziato disturbi depressivi post-disastro in un americano su quattro. I dati sono ancora più allarmanti se prendiamo in considerazione la crisi economico-finanziaria del 2008. In Grecia per esempio, dov’è iniziata la crisi economica nell’Europa occidentale, è stato osservato un aumento del 40% dei suicidi nella prima metà del 2011 rispetto allo stesso periodo del 2010. Lo studio in questione testimonia che «le ragioni principali dei pensieri suicidari sono state le difficoltà finanziarie nel 2010 e l’incapacità di ripagare alti livelli di debito personale». Per quanto riguarda l’Italia, uno studio basato su dati relativi al periodo 2000-2010, ha stimato per il nostro Paese 290 suicidi e tentativi di suicidio per motivazioni economiche dovuti alla recessione. Non solo: tra il 2007 e il 2010, il numero di suicidi è cresciuto del 34% tra i disoccupati, del 19% tra gli occupati e del 13% tra le persone ritirate dal lavoro.

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Stesse proporzioni si riscontrano ovviamente anche in relazione ai disturbi mentali. In uno studio scientifico condotto in Spagna nel 2010 è emerso che rispetto al periodo pre-crisi del 2006, si sono registrati aumenti sostanziali e significativi della percentuale di pazienti con disturbi d’umore: 19,4% per quanto riguarda la depressione, l’8,4% per quanto riguarda il disturbo d’ansia generalizzato, il 7,3% per quanto riguarda i disturbi somatoformi (disturbi psichici caratterizzati dalla presenza di sintomi fisici che inducono a pensare a malattie di natura somatica).

LA CREAZIONE DI UNA TASK FORCE POST EMERGENZA

L’allarme lanciato dalla Fondazione Brf parte proprio da questi dati. Ed è per questa ragione che, in collaborazione con l’università di Firenze, l’università di Siena, l’Enpab (l’Ente di previdenza dei Biologi) e l’Enpap (l’Ente di previdenza degli Psicologi), ha lanciato un progetto strutturato per la creazione di una task force post-emergenza di supporto psicologico: un gruppo di psicologi, psichiatri, medici di base e operatori sanitari disponibili 24 ore al giorno, da contattare via internet, Whatsapp, tramite numero verde o in ambulatorio. 

L’ALLEANZA TRA TERZO SETTORE E ISTITUZIONI

«Ma fondamentale», continua Piccinni, «sarà anche la rete da una parte con il Terzo settore, di modo che Caritas, associazioni di volontariato, onlus, le stesse parrocchie possano avere un braccio tecnico e operativo nel caso in cui si dovessero trovare di fronte a una persona in difficoltà; dall’altra con le stesse istituzioni: la task force, infatti, potrà fungere da “ponte”, contribuire alla conoscenza dell’ambiente sociale e farsi portavoce di necessità e bisogni della cittadinanza». Un’idea ambiziosa ma necessaria, già recapitata su base nazionale al ministero della Salute e, su base regionale, alla Toscana. E non è detto che ora, vista l’emergenza attuale e quella futura, il progetto non venga esportato anche in altre regioni d’Italia.