Francesco Pacifico

Emergenza rifiuti, la situazione in Italia Regione per Regione

Emergenza rifiuti, la situazione in Italia Regione per Regione

16 Gennaio 2018 07.00
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Non c’è solo il Lazio. E non poteva andare diversamente nel Paese dove soltanto cinque Regioni (Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige) sono virtuose nella gestione del ciclo dei rifiuti. Ecco la mappa di tutte le emergenze, caso per caso.

Lazio: un terzo della monnezza da fuori Regione

Tutti i riflettori della cronaca sono puntati su Roma e sulla Regione guidata da Nicola Zingaretti. Sì perché a Natale la Capitale, dove la produzione giornaliera di monnezza è passata da 4.500 a 5 mila tonnellate, è andata in tilt con i cassonetti traboccanti in centro come in periferia. Dal 2013 Roma paga la chiusura di Malagrotta, la più grande discarica d’Europa, con il risultato che gli impianti di stoccaggio esistenti devono gestire quasi sei volte le quantità di materiali per i quali sono preposti. Se 200 mila tonnellate vengono “lavorate” in casa, altre 110 mila sono conferite in Emilia, Abruzzo e in Toscana o all’estero in Austria (70 mila tonnellate) per essere smaltite nei loro inceneritori o ecocompattatori. È di inizio gennaio l’accordo con la giunta D’Alfonso in Abruzzo per allontanare l’emergenza.

Liguria, tre anni in perenne emergenza

Chiusa la discarica di Scarpino, la provincia di Genova si è trovata senza un vero sversatoio. Risultato? Dal 2014 la Liguria vive in perenne emergenza rifiuti. Il grosso dell’indifferenziata viene trasferito nel vicino Piemonte e in piccola parte in Toscana. Il tutto a costi salatissimi: qui conferire fuori dai confini regionali i rifiuti costa 200 euro a tonnellata. Più che in Sicilia.

Toscana, si moltiplicano le inchieste sullo smaltimento illegale

Pullulano le inchieste in Toscana sullo smaltimento illegale di rifiuti. In una delle ultime, dove sono indagate 59 persone, la Procura Distrettuale Antimafia di Firenze ha appurato che nell’impianto di Scapigliato sono state smaltite ingenti quantità di rifiuti tossici e nocivi di provenienza industriale (soprattutto edile) senza nessun trattamento. È stato anche scoperto che fanghi carichi di sostanze pericolose, come gli idrocarburi, sono stati spacciati per fertilizzanti e riversati nei terreni agricoli, per lo più campi di grano, su una superficie complessiva di circa 800 ettari, nella zone di Peccioli (Pisa), Palaia (Pisa) e Montaione (Firenze).

Umbria, un aiuto dalle Marche per fronteggiare l'emergenza

Dall’estate scorsa la raccolta dei rifiuti in Umbria va al rallentatore. Tanto che una settimana sì e una no le strade delle principali città sono state inondate dall’immondizia. Alla base delle crisi, la chiusura degli impianti toscani dove l’Umbria sversava e lo stop di quelli locali come Pietramelina o Borgo Giglione. Per uscire dall’emergenza la giunta Marini ha dovuto stringere un accordo con i vicini delle Marche: per sei mesi potrà inviare 60 tonnellate al giorno nella Regione limitrofa. Che, visti i tempi, ha preteso una clausola di reciprocità.

Abruzzo, 11 discariche fuori legge

Luciano D’Alfonso ha accettato di dare una mano a Virginia Raggi e “salvare” la Capitale dall’emergenza rifiuti. Una scelta che non è piaciuta all’opposizione: c’è chi ha accusato il governatore di voler fare della sua regione la discarica del Lazio, chi ha ha visto una manovra politica per avere crediti (se non posti) a livello nazionale. Fatto sta che l’Abruzzo ha dato il via libera ad accogliere 39 mila tonnellate di rifiuti in più da Roma per 90 giorni. Sì, perché il Lazio già sversa nella Marsica: per esempio nei Tmb di Aielli l’Ama conferisce dal 2015 170 tonnellate di immondizia al giorno. Eppure anche l’Abruzzo presenta criticità: il combustibile solido secondario viene bruciato in Molise; i sindaci della zona del Sangro hanno denunciato in più occasioni la presenza di discariche abusive; se non bastasse, la Regione sta portando avanti un difficile piano di bonifiche, dopo che la Ue ha denunciato la presenza di 11 discariche fuori legge.

Campania, 5 milioni di ecoballe da smaltire

Nella Regione simbolo dell’emergenza rifiuti ci sono ancora 5 milioni di ecoballe da smaltire. Per la stragrande maggioranza saranno trasferite all’estero, soprattutto in Bulgaria, Portogallo, Romania e Spagna, con un aggravio di costi non indifferente. Gli esperti dicono che a breve potrebbe scoppiare una nuova emergenza: le uniche due discariche aperte (San Tammaro nel Casertano e Savignano Irpino nell’Avellinese) sono prossime alla saturazione, mentre nell’inceneritore di Acerra si brucia l’umido perché mancano gli impianti per il compostaggio.

Basilicata, record di impianti non a norma

La Basilicata è l’unica Regione italiana dove non esistono impianti di compostaggio. Non a caso l’organico della città di Potenza viene trasportato nell’impianto di stoccaggio e smaltimento di Giffoni Valle Piana, in provincia di Salerno, mentre i Comuni del Materano lo trasferiscono a Ginosa Marina, in Puglia. Lo scorso agosto è stata riaperta la discarica di Atella, ormai prossima alla saturazione. L’Unione europea, negli ultimi provvedimenti sanzionatori verso l’Italia, ha segnalato che nel territorio lucano ci sono 23 discariche non a norma.

Puglia, una discarica a cielo aperto

La Puglia è, dal punto di vista ambientale, una bomba a orologeria. Secondo l'Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare promosso da Coldiretti la Regione, con il 28,7% delle infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti, si piazza al primo posto per numero di discariche abusive. «Le nostre campagne stanno diventando delle discariche a cielo aperto in tutta la Puglia», ha denunciato Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia, «e purtroppo ci troviamo di fronte a un fenomeno grave e in escalation, dove a sversare rifiuti di ogni genere non sono più soltanto i gruppi criminali, ma anche residenti che scaricano nelle aree rurali ogni genere di rifiuto, senza il minimo rispetto della proprietà privata degli agricoltori e arrecando un danno ambientale e di immagine incalcolabile». Soltanto nel 2017 lo smaltimento illegale di rifiuti avrebbe registrato un giro d’affari di 21,8 miliardi di euro.

Calabria, fanalino di coda nella raccolta differenziata

La Regione è in coda in Italia nella raccolta differenziata. A Reggio Calabria, per esempio, solo il 19,01% dei rifiuti non va in discarica. Non a caso a Natale, nella periferia Sud della città dello Stretto, a San Gregorio, c’era un serpentone di sacchetti lungo mezzo chilometri. In queste condizioni la Regione non lesina ordinanze in deroga per aumentare la capacità di trattamento negli impianti del territorio anche del 25% in più. In quello di Lamezia Terme sono stati denunciati gap sul versante dei requisiti minimi di sicurezza degli impianti.

Sicilia, Galletti stoppa il piano Musumeci

Da anni, e a fasi alterne, l’Isola è in emergenza rifiuti. A Natale i cassonetti di alcuni quartieri di Palermo, di importanti città come Licata e Castelvetrano o dei centri dell’Agrigentino traboccavano di rifiuti. La nuova giunta Musumeci ha ambiziosi progetti per il futuro: incentivi alla raccolta differenziata, la costruzione di impianti di biogas o la riconversione della centrale elettrica di San Filippo del Mela in un polo per la produzione di energia dai rifiuti differenziati. Ma il presente è contraddistinto dall’ampliamento della sesta vasca della discarica di Bellolampo, nel Palermitano, ormai prossima alla saturazione. Altissimi i costi di conferimento in discarica: circa 180 euro a tonnellata, 80 euro in più rispetto alla media nazionale. Se non bastasse, Nello Musumeci ha annunciato un bando per trasferire fuori dall’isola i rifiuti in eccesso, ma l’ipotesi non piace a Gian Luca Galletti. «Le Regioni che non hanno chiuso il ciclo dei rifiuti non pensino che portarli fuori dal loro territorio sia una soluzione strutturale», ha fatto sapere il ministro dell’Ambiente.

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