Francesco Pacifico

Scorporo Enel Italia, il piano segreto di Starace

Scorporo Enel Italia, il piano segreto di Starace

ESCLUSIVO. Separazione della holding e creazione di una newco per le attività nazionali. Scopo? Trasformare l’ex monopolista in un colosso internazionale dell’energia. Tutti i dettagli del progetto a cui sta lavorando l’ad.

25 Giugno 2019 14.00

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Per ora Francesco Starace non ha ancora comunicato al principale azionista – il ministero dell’Economia – il suo progetto: separare e scorporare dalla holding tutte le attività italiane in una nuova società e fare di Enel un colosso internazionale dell’energia che nulla avrà più a che vedere con il Belpaese. Nome in codice Minerva, il piano – ancora allo stato embrionale – è segretissimo e ne sono a conoscenza soltanto una decina tra i massimi dirigenti dell’ex monopolista dell’elettricità. Ma non, come detto, il governo, che attraverso il Mef detiene il 23,6% del capitale e quest’anno riceverà in dote un superdividendo da 671 milioni di euro.

SUL TAVOLO GLI EXTRACOSTI E LE CONCESSIONI

Però Starace – manager molto stimato dai cinque stelle e con rapporti a dir bene formali con Matteo Salvini – vuole disegnare l’operazione prima della fine dell’estate, non fosse altro perché nella prossima primavera scade il suo mandato. Interpellati solo dopo l’assicurazione dell’anonimato, coloro che nell’entourage di Starace sono al corrente del progetto tendono a minimizzare. Fanno intendere che non sono stati ancora valutati gli extracosti (soprattutto sulla doppia imposizione fiscale sui ricavi) e le ripercussioni sulle concessioni, che andrebbero trasferite a una nuova realtà.

REPLICARE LO SCHEMA DELLE CONTROLLATE ESTERE

Soprattutto spiegano di voler replicare per l’Italia lo stesso schema previsto con le controllate estere: cioè staccarla dalla holding e portare tutte le attività in una newco. Le motivazioni, poi, sarebbero molto pratiche. Nella sua veste di player internazionale dell’energia presente in 34 Paesi e con 2,2 milioni di chilometri di reti nei cinque continenti, Enel non può permettersi una guerra, come quella portata avanti con il governo spagnolo (ancora guidato da Mariano Rajoy) e Iberdrola, dove il sistema iberico al suo completo attaccò Starace accusandolo di fare gli interessi del governo di Roma a scapito degli spagnoli e della controllata Endesa.

Il mandato di Francesco Starace in Enel scade nella primavera 2020.

UN PIANO B PER LA FUTURA ENEL ITALIA

Senza contare che una nuova società con le attività italiane, se quotata autonomamente, potrebbe massimizzare il suo valore, visto che nel nostro Paese l’ex monopolista incassa circa la metà dei 4,7 miliardi di utili registrati a livello mondiale. Per questo l’azienda non vuole modificare la sua politica di investimenti domestici (7,5 miliardi di euro nel prossimo triennio) né ridurre la sua pianta organica. Ma questa è la versione più soft, più cauta del progetto. Perché Starace e i suoi manager ne hanno delineata un’altra, con un impatto più profondo, che potrebbe stravolgere il profilo dell’utility. Secondo il piano B, qualora la futura Enel Italia – una volta staccata dalla holding – venisse quotata, la società potrebbe anche chiedere al governo di fare un concambio: al posto dell’attuale 23,6% l’esecutivo si ritroverebbe con oltre la metà dell’azionariato della newco.

VERSO UNA PUBLIC COMPANY GLOBALE

In termini di governance ed economici, per il ministero dell’Economia cambierebbe poco visto il peso che hanno gli asset domestici sugli equilibri finanziari del gruppo. Poi, paradossalmente, il Mef avrebbe meno difficoltà per fare cassa cedendo quote nel sempre più imminente processo di privatizzazioni. Parallelamente la holding, non più collegata all’Italia, potrebbe trasformarsi in una public company globale, focalizzata sul business dell’energia nelle sue più diverse forme (rinnovabili, mobilità alternativa, smart city, digitalizzazione delle reti e delle strumentazioni). A quanto pare si sarebbe anche discusso se cambiarle nome (gira quello di Open power), di portare la sede giuridica in Olanda e quotarla a New York e/o a Francoforte.

Francesco Starace interviene all’ Eurelectric Power Summit at Stazione Leopolda il 20 maggio 2019.

LE PARTITE APERTE CON PALAZZO CHIGI

Questa seconda versione del piano sicuramente piacerebbe al mercato, ma non è detto che otterrebbe il placet del governo. Non fosse altro perché l’attuale consiglio di amministrazione di Enel non sarebbe più scelto dalla politica, ma dai fondi e dagli investitori istituzionali azionisti del gruppo. Anche per questo Starace è molto cauto. Senza contare che parallelamente deve chiudere con Palazzo Chigi due partite non meno importanti per il futuro dell’ex monopolista. In primo luogo la vendita di Open Fiber. Enel, Tim e Cassa depositi e prestiti hanno firmato un accordo di confidenzialità per studiare «forme di integrazione delle reti in fibra ottica, anche attraverso operazioni societarie». Starace ha già fatto sapere che è pronto a restare nel business soltanto se Telecom conferirà alla newco le infrastrutture di nuova generazione e non quelle in rame. In caso contrario non si farà molti scrupoli dal vendere OF, anche se le valutazioni delle parti sono distanti: viale Regina Margherita chiede non meno di 8,5 miliardi di euro, Tim non ne vuole spendere più di 2,5. Il tutto mentre al Mise Luigi Di Maio non sembra avere ancora delineato una strategia sulla rete unica.

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Poi c’è la questione degli incentivi legati al capacity market. Il governo vorrebbe vincolare l’erogazione di queste risorse al taglio delle emissioni. Enel ne ha bisogno per riconvertire a gas (visto con una certa ritrosia del M5s) le centrali ancora alimentate a carbone. E soltanto questa partita vale 2,5 miliardi di euro.

LA REPLICA DI ENEL

Gentile direttore,

in merito all’articolo sulla formazione e scorporo di Enel Italia pubblicato dalla vostra testata, Enel precisa quanto segue, a smentita delle presunte indiscrezioni riportate.

Enel Spa è già adesso una Società globale di grandi dimensioni che come capitalizzazione in Borsa è la prima in Europa e la seconda al mondo nel suo settore di attività.

La società Enel Italia Srl esiste dal 2014 ed è operativa in Italia dallo stesso tempo. Gli asset produttivi in capo alla Holding Enel Spa saranno trasferiti a questa società per allineare il modello organizzativo che Enel ha in tutte le geografie in cui opera e per focalizzare le attività di Enel Spa alle funzioni specifiche di Holding di Gruppo in maniera ancora più netta, viste le rilevanti dimensioni sinora raggiunte dal gruppo e la crescita prevista a piano industriale.

Per quanto attiene alle ipotesi descritte nell’articolo, non esiste alcun progetto chiamato Minerva, non vi sono ipotesi di spostamento di sede giuridica della holding, né tantomeno ipotesi di scorporo o cessione di quote nei mercati principali in cui il Gruppo Enel opera in particolare in Italia ed in Spagna.

Ufficio stampa Enel

LA RISPOSTA DELL’AUTORE

Gentile Ufficio stampa Enel,

la vostra replica non smentisce la decisione di voler dare una nuova struttura societaria alle attività italiane, come abbiamo correttamente riportato nel nostro articolo. Per quanto riguarda le altre ipotesi, confermiamo che sono allo studio ma sottolineamo, come abbiamo specificato nel pezzo, che sono proposte a latere di un piano che ha come principale obiettivo quello di modificare la struttura societaria degli asset in Italia.

F.P

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