Alessandro Da Rold

Eni, tra Renzi e Descalzi cala il gelo

Eni, tra Renzi e Descalzi cala il gelo

05 Agosto 2016 16.27
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Circola una certa apprensione nella sede dell’Eni, colosso
petrolifero in mano a Claudio Descalzi, l’amministratore
delegato chiamato l’Africano per via del suo passato
professionale nel Continente nero, ma soprattutto per il
matrimonio che lo lega a Marie Madeleine Ingoba, conosciuta nel
natìo Congo come la Papessa, molto vicina al presidente Danis
Sassou Nguesso.
I timori non sono legati al crollo vertiginoso del prezzo del
petrolio, ma alle inchieste delle magistrature, in particolare
quella di Milano, che si aggirano come pescecani in mare
aperto.
RIFLETTORI SULLA SIGNORA DESCALZI. Proprio i
riflettori accesi sulla signora Descalzi – con le ultime novità
rivelate da L’Espresso sui Panama Papers e la
società Elengui Limited di cui era direttrice e socia unica,
chiusa in concomitanza con la nomina del marito – sarebbero
motivo di forte preoccupazione in casa del Cane a sei zampe,
tanto che nei palazzi romani ormai da giorni si narra di rapporti
sempre più tesi tra l’amministratore delegato e il
presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Anzi, sarebbe già previsto un incontro straordinario a Palazzo
Chigi per discutere del caso Descalzi la prossima settimana, dopo
il ritorno da Rio De Janeiro, dove Renzi è in questi giorni per
l’inizio delle Olimpiadi.  
RAPPORTI FREDDI CON CARRAI. Del resto, a quanto
pare, persino Marco Carrai, il Richelieu del premier in società
con l’ex Eni Leonardo Bellodi, non sarebbe più in rapporti
idilliaci con l’Africano.
E, come insegna l’ultimo valzer di poltrone nei Tg Rai,
agosto si dimostra un mese ideale per i cambi di poltrone più
problematici.
«Golpe ferragostano», commenta chi conosce bene queste
dinamiche del potere.
Ma c’è chi sostiene che servirà più tempo e la questione
sarà risolta dopo il referendum, oppure ancora a normale
scadenza: 8 maggio 2017.

Renzi si è esposto, ma ora può mollare il manager

In ogni caso, il ragionamento che circola in queste ore è
semplice: Renzi sta affrontando una delle fasi più difficili
della legislatura in vista del referendum e non può più
permettersi di difendere Descalzi come fatto in passato.
Il premier, nel settembre 2014, dopo l’esplosione
dell’inchiesta sulla presunta maxi-tangente da 1 miliardo e
92 milioni per l’acquisto della concessione del giacimento
petrolifero Opl-245 in Nigeria, confermò pure con un tweet la
fiducia a Descalzi, dicendo di non essere pentito della sua
scelta: «Potessi lo rifarei domattina. Io rispetto le indagini e
aspetto le sentenze».
Ma i tempi cambiano. 
IL MANDATO SCADE NEL 2017. Il mandato di
Descalzi scade il prossimo anno, ma c’è chi già scommette
che potrebbero esserci degli stravolgimenti in corsa se la
pressione mediatica su Eni dovesse aumentare col passare delle
settimane.
Un amministratore delegato ‘renziano’ sempre più nel
vortice delle accuse e dei veleni potrebbe danneggiare il premier
proprio in vista del referendum.
Le inchieste fanno paura, sia quella sull’Algeria, sia
soprattutto quella sulla Nigeria.
Descalzi è accerchiato e sconterebbe pure un raffreddamento
delle relazioni con il predecessore Paolo Scaroni, il tutto in
concomitanza con un rapporto ai minimi termini tra lo stesso
Renzi e Silvio Berlusconi.
TAMBURI AL POSTO DI STARACE? Per questo
motivo, negli ultimi giorni, voci di corridoio insistono sulla
possibilità che a San Donato arrivi Francesco Starace,
amministratore delegato di Enel, molto stimato dal Giglio magico
renziano. 
Lui continua a smentire, respingendo i parallelismi con Scaroni
che nel 2005 fece lo stesso passaggio. Ma, ad avvalorare la cosa,
si susseguono le indiscrezioni che vorrebbero presto alla guida
di Enel Carlo Tamburi, attuale direttore della Country
Italia.
Caso vuole che il fratello di Starace, Giorgio, sia inviato
speciale in Libia come diplomatico, in queste settimane sempre
più incandescenti.
E pensare che a giugno Descalzi spiegò in un’intervista al
Sole24Ore la che la situazione nel Paese era
migliorata.
Insomma, l’operazione è riuscita ma il paziente non ce
l’ha fatta.

 

Twitter @ARoldering

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