Enit, lite tra ministeri sullo stipendio della presidente Christillin

28 Aprile 2017 10.20
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Da quando sono stati nominati all’Enit, la presidente Evelina Christillin e i due consiglieri di amministrazione Fabio Maria Lazzerini e Antonio Nicola Preiti non hanno preso un centesimo. E sono passati da allora quasi 20 mesi. Ma forse i tre potrebbero vedere ricompensata la loro pazienza in tempi brevi. Anche perché il governo potrebbe aumentare in maniera esponenziale gli emolumenti previsti per legge, che in teoria non dovrebbero superare i 1.000 euro mensili. Per la numero uno dell’agenzia deputata alla promozione del Turismo il ministero dei Beni culturali (Mibac) è pronto a pagare 70 mila euro lordi all’anno, per gli altri due membri del Cda 50 mila euro all’anno. Una cifra sulla quale il dicastero dell’Economia mette il veto.

CHRISTILLIN: «NON SO NULLA». «Settantamila euro? Io ero rimasta alla prima delibera del ministero che attribuiva a me 60 mila euro lordi all’anno e 40 mila ai consiglieri», spiega a Lettera43.it Christillin. «Noi di questa vicenda non sappiamo nulla e mai ci siamo permessi di sollecitare i ministeri competenti. Non sapevo neanche di questa discussione in atto tra il Mibact e il Mef».

SCONTRO TRA MINISTERI. Dietro questi ritardi c’è la difficoltà – come si legge nel decreto di nomina del Mibac – di determinare «con successivo provvedimento le indennità dei componenti del Consiglio di amministrazione dal ministero dei Beni culturali» di concerto «con il ministero dell’Economia e delle Finanze, nel rispetto della normativa vigente in materia di limiti ai trattamenti economici a carico delle finanze pubbliche». Come detto, è sul quantum che stanno litigando da mesi le dirigenze del dicastero di via del Collegio romano e di via XX settembre (in primis la Ragioneria dello Stato). Con gli ultimi che non vogliono sborsare un centesimo in più di quanto prevedono le norme vigenti. La questione è talmente complessa che le parti hanno rimesso la cosa a Palazzo Chigi. Già il 28 aprile dovrebbe esserci una prima riunione operativa presso il Dipartimento del coordinamento amministrativo della presidenza del Consiglio.

Da quando ci siamo insediati, e sono passati 18 mesi, abbiamo sempre pagato tutto di tasca nostra

Alla base del contendere c'è il fatto che, secondo la Ragioneria dello Stato, l’Enit dovrebbe sottostare a una direttiva della presidenza del Consiglio dei ministri del gennaio 2001, che stabilisce che «i compensi spettanti ai vertici degli enti e società pubbliche debbano essere individuati in base a criteri uniformi, tenendo d’occhio il contenimento della spesa e considerando l’impegno richiesto dall’incarico assegnato e le effettive responsabilità attribuite». In pratica, l’emolumento non dovrebbe superare i 1.000 euro per il presidente e i 500 per i consiglieri.

L'ENIT SFUGGE ALLA SPENDING? Il Mibact la pensa diversamente. Nel marzo del 2016, infatti, ha stabilito, visto «il grado di complessità dell’attività di gestione dell’ente», un compenso di 70 mila euro per la presidente e di 50 mila per i membri del Cda, ai quali vanno aggiunti 20 mila euro per il presidente del collegio dei revisori dei conti e 18 mila per gli altri sindaci. Secondo il dicastero guidato da Dario Franceschini, come si legge in una relazione inviata alla presidenza del Consiglio e al Mef lo scorso 31 gennaio, questo è possibile perché proprio l’attuale ministero, con la legge Finanziaria del 2015, ha deciso di «attribuire all’ente pubblico di nuova costituzione uno status economico/finanziario di diverso tenore». Cioè, è in grado di salvare l’Enit dalle maglie della spending review.

PALLA A PALAZZO CHIGI. La Ragioneria dello Stato non ha dato il suo assenso alla quantificazione del Mibact, «al fine di evitare interventi di natura settoriale» e non conformi alle legge vigente. Passando la patata bollente al Dipartimento del coordinamento amministrativo di Palazzo Chigi, che dovrà decidere se Christillin e soci hanno diritto a uno stipendio di gran lunga superiore a quello previsto dalle norme vigenti. «Da quando ci siamo insediati, e sono passati 18 mesi, abbiamo sempre pagato tutto di tasca nostra», precisa la presidente dell’Enit. «Mentre mi state chiamando, sto andato a Roma per una riunione al ministero e il biglietto lo pago io. È giusto retribuire il lavoro in modo adeguato, ma da quando sono presidente del Museo Egizio, pur avendo diritto a un emolumento di 70 mila euro all’anno perché guido un centro di ricerca, ho rinunciato a questi soldi per far sì che la stessa cifra sia utilizzata per lo stipendio di due curatori, che altrimenti andrebbero all’estero o sarebbero disoccupati».

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