Come Enrico Letta sta preparando il suo ritorno

Come Enrico Letta sta preparando il suo ritorno

27 Febbraio 2019 07.00
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Pacato e sorridente, in una parola “sereno” se non fosse che riferito a Enrico Letta questo aggettivo rievoca scheletri politici pronti a riemergere dall’armadio del centrosinistra. Letta arriva a Roma InConTra, il salotto televisivo di Enrico Cisnetto, al termine di una giornata romana ricca di apparizioni pubbliche. La motivazione ufficiale, come sempre accade in questi casi, è la presentazione del suo ultimo libro (Ho imparato, edito da Il Mulino), che già dal titolo sa di ripartenza, oltre che di presa di coscienza degli errori commessi. In realtà si tratta di un dirompente ritorno sulla scena politica, proprio in coincidenza con le elezioni regionali in Abruzzo e Sardegna, dei tumulti del governo, ma soprattutto delle Primarie di quel che era il suo partito, il Pd, che domenica 3 marzo 2019 deve scegliere il nuovo segretario. Insomma Enrico Letta c’è, e non si nasconde più. Troppo rilevante il suo peso specifico nel diffuso dilettantismo odierno, troppo recente il suo eclissarsi dalla politica direttamente da Palazzo Chigi.

SU RENZI LETTA NON ABBOCCA: «NON MI PROVOCATE…»

«Se sono tornato? In realtà non sono mai uscito», risponde Letta a Cisnetto, «sono stato fuori perché ho perso, e da sconfitto non volevo scaldare una poltrona come fanno in tanti. Ma la passione politica c’è sempre». Risposta misurata, com’è nell’indole dell’uomo con l’aria da chirichetto, ma che palesa una voglia crescente di farsi sentire, rivolgendosi anche e soprattutto alle nuove generazioni – «che sono meglio di quelle precedenti» – dagli studenti della sua Scuola di Politiche agli utenti di Instagram, su cui Letta ha notevolmente consolidato la presenza. Misurato, quindi, così tanto da slalomeggiare tra i pungoli di Cisnetto su Matteo Renzi: «Non mi provocare», glissa l’ex premier, «posso solo dire che mi è toccato, da milanista, tifare per la Fiorentina pur di fare un dispetto all’Inter».

Non sarà un’elezione regionale a cambiare il clima politico del Paese: chi pensa che dopo il voto in Sardegna cambi tutto commette un errore grave

Ma poi è sulla politica, quella del governo di oggi, e quella che sarà dopo le Europee di maggio su cui Letta si sofferma. Per lui la stagione del Vaffa non è ancora finita, nonostante i deludenti risultati del Movimento 5 stelle in Abruzzo e Sardegna. «Non sarà un’elezione regionale a cambiare il clima politico del Paese», replica a Cisnetto, «chi pensa che dopo il voto in Sardegna cambi tutto commette un errore grave».

Come per Letta non cambia neanche lo schema tripolare a cui ci siamo abituati, e che nelle regioni sembra invece lasciare il passo al ritorno a un duello centrodestracentrosinistra stile Seconda Repubblica. «Il bipolarismo non torna, questo governo ha davanti a sé una stagione lunga», taglia corto Letta stoppando ogni ipotesi di rimpasto dopo le Europee, «i cinque stelle hanno una maggioranza relativa enorme e questo parlamento può esprimere solo questo esecutivo».

L'ITALIA CONDANNATA ALL'IRRILEVANZA POLITICA

L’unica ipotesi che rimane viva, quindi, è quella del voto anticipato nel caso le Europee dovessero sbilanciare i rapporti di forza tra Lega e grillini. La conseguenza più probabile, e anche quella che Letta teme di più, è però l’isolamento dell’Italia, sia culturale sia politico. «Finirà il bipolarismo europeo fondato sulla grande coalizione alla tedesca tra Ppe e socialistidemocratici che hanno governato l’Europa per 25 anni», dichiara Letta lanciandosi in una previsione, «nel prossimo parlamento questa coalizione si allargherà a Liberali e Verdi. L’Italia, invece, sarà solo all’opposizione, debolissima nel Ppe che fin qui è stato guidato da italiani e meno forte tra i socialisti». Deboli e isolati, insomma, in compagnia di Ungheria e Polonia dopo la rottura con Francia e Germania, con tutte le conseguenze del caso, a partire dall’irrilevanza nella scelta del successore di Mario Draghi alla Banca centrale europea (Bce).

Analisi impietosa e preoccupante, specie se firmata da un protagonista della Seconda Repubblica che per indole e formazione aveva i tratti migliori della Prima e che per età e statura non può esimersi da essere un protagonista della Terza. Quando? Si vedrà. Intanto Enrico Letta continua a “imparare”.

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