La procura di Catania ha aperto un’inchiesta sul caso Realiti

Indagine sulla puntata in cui sono stati intervistati due cantanti neomelodici che hanno insultato i magistrati anti mafia. Il direttore Freccero si scusa pubblicamente.

11 Giugno 2019 11.28
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Per ora non ci sono indagati, ma il caso Realiti è finito sotto la lente della procura di Catania che ha aperto una inchiesta sull’ultima puntata della trasmissione andata in onda su Rai 2. Titolare del fascicolo é il procuratore aggiunto Carmelo Petralia, che ha delegato le indagini alla Polizia Postale di Catania, che dovrà acquisire i video della trasmissione. Al centro dell’inchiesta le dichiarazioni di due cantanti neomelodici: Leonardo Zappalà, presente in studio, e Niko Pandetta, nipote del boss ergastolano Salvatore Pillera, sui giudici Falcone e Borsellino.

LE SCUSE DI FRECCERO

Intanto sono arrivate le scuse ufficiali del direttore di Rai2 Carlo Freccero. Per le offese a Falcone e Borsellino da parte di un ospite del programma Realiti «mi scuso pubblicamente. Non voglio dire di più per ora, mi confronterò con i vertici della Rai», ha affermato Freccero intervistato dal quotidiano Il Messaggero. «Io mi sono accorto della gravità subito, non dopo cinque giorni. E ho immediatamente provveduto con veemenza a porre il problema. Durante la pubblicità ho fatto presente la questione», racconta Freccero. Il problema è subito apparso gravissimo, eravamo tutti costernati, e infatti ne abbiamo già discusso subito dopo la puntata».

LUCCI: «GLI HO PARLATO DI MATTARELLA, LA TORRE, FALCONE E BORSELLINO»

Sulla questione interviene anche il conduttore Enrico Lucci, che in un’intervista alla Stampa spiega: «Ho invitato un neomelodico, un pischelletto che prima di entrare mi ha detto: ‘Io non sono mafioso, ma dicendolo ho più follower’. Io questo devo far vedere, anche se va detto che non sono l’autore». Al ragazzo «ho chiesto quali sono i suoi miti e poi gli ho consigliato di studiare, gli ho detto che non conosceva la storia», racconta Lucci. «Gli dico che la mafia è merda e cerco di trattarlo da padre, in fondo non avevo davanti Riina, ma un ragazzetto ignorante. Gli ho parlato dei grandi siciliani, di Pio la Torre, di Piersanti Mattarella e dei nostri fratelli Falcone e Borsellino, e qui è scattato l’applauso”

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