Nella crisi dei profughi siriani stavolta la Germania non apre le porte

Barbara Ciolli
03/03/2020

Telefonate continue di Merkel con Erdogan e Putin. Berlino è irritata per il ricatto «inaccettabile» della Turchia verso l'Ue. Ma solo i Verdi sono per l'accoglienza della nuova ondata dal Medio Oriente. Un'emergenza migratoria nell'emergenza coronavirus.

Nella crisi dei profughi siriani stavolta la Germania non apre le porte

Altri miliardi di euro per tenersi altri milioni di profughi. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha portato di nuovo il conto all’Unione europea direttamente a colei che ritiene la madrina dei rifugiati, la cancelliera tedesca Angela Merkel, determinante per le politiche comunitarie sui flussi. Si capisce perché la leader a capo del suo quarto, e traballante, esecutivo di Germania non abbia proferito quasi parola sull’epidemia del coronavirus che conta tra i tedeschi 199 casi di contagio (se non comunicare che in questo periodo non stringerà la mano agli interlocutori), e lasci parlare i ministri di governo: è assorbita dall’altra grave crisi del continente.

NUOVO FIUME DI SFOLLATI CHE ERDOGAN NON VUOLE

Merkel passa un giorno al telefono con Erdogan e l’altro con il presidente russo Vladimir Putin: l’arrivo dei profughi siriani in fuga dalla roccaforte dei ribelli di Idlib, bombardata da dicembre 2019 incessantemente dai caccia russi e dall’aviazione di Bashar al Assad. Quel nuovo fiume di sfollati Erdogan non ha intenzione di accollarseli, senza un nuovo accordo con l’Ue come nel 2016, su input allora proprio di Merkel. 

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Profughi da Idlib alla frontiera tra Turchia e Grecia. (Getty)

L’EMERGENZA PROFUGHI NELL’EMERGENZA VIRUS

A centinaia di migliaia di profughi la Turchia ha aperto il varco verso l’Europa, per tentare l’ingresso dalla Grecia verso i Balcani. E tra loro, si scopre, ci sono anche pakistani, afgani, iracheni e mediorientali di altre nazionalità: il milione di siriani da Idlib è una parte della grande catena umana che si è rimessa in moto, non appena da Ankara è arrivato il via libera verso l’Ue che li respinge dai confini ellenici. Chi si occuperà di questa emergenza di donne e minori, tanti, da proteggere e da accogliere, mentre le protezioni civili degli Stati europei sono mobilitate nell’allestire strutture e ad assistere le migliaia di infettati da Covid-19? In Germania monta la preoccupazione per un’emergenza nell’emergenza. La telefonata di inizio marzo fatta dal presidente turco alla cancelliera tedesca, con il pressing a «dividersi il carico» del nuovo flusso, ha suscitato sdegno e irritazione a Berlino. Erdogan ha anche dichiarato che le «centinaia di migliaia di profughi in arrivo saranno presto milioni». 

A BERLINO IRRITATI COL SULTANO

Merkel ha colloqui da gennaio con Erdogan sulla crisi di Idlib. E già prima della chiamata la cancelliera era arrabbiata, pur «con tutta la comprensione» per il carico di oltre 4 milioni di profughi che da anni si porta sulle spalle Turchia, sull’uso «inaccettabile» che il leader turco fa dei rifugiati: «Sono di fatto messi nella condizione di andare al confine, dove finiscono in un vicolo cieco», ha affermato. Bloccati cioè oltre la frontiera turca e respinti dalla polizia europea Frontex e da quella greca. Tutta la politica tedesca è compatta, a parole, nel no al ricatto di Erdogan sul dramma umano che si consuma tra Turchia e Grecia. In particolare i Verdi, per bocca dell’ex leader Cem Özdemir, di origini turche, chiedono al «governo di porre finalmente fine alle politiche distensive con Ankara, e che sia la Germania da questo punto a far leva sugli indispensabili rapporti economici della Turchia con l’Ue, affinché Erdogan sia costretto a interrompere i cinici giochi di potere sulla pelle dei più deboli».

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Profughi dalla Siria al confine turco con la Grecia. GETTY.

LA CDU CHIEDE PIÙ CONTROLLI E RESPINGIMENTI

Ma gli ambientalisti, il partito tedesco più aperto ai migranti, sono gli unici a schierarsi senza riserve per l’ingresso di altre migliaia di richiedenti asilo. Anche la sinistra radicale della Linke ha una componente sovranista prudente, e ormai i socialdemocratici (Spd) concordano pressoché con l’Unione dei cristiano democratici e sociali (CduCsu) di Merkel sui paletti all’entrata. La Spd propone che le «persone in fuga verso la Grecia vengano smistate tra tutti gli Stati dell’Ue» e che  «intanto intervenga sul posto l’ Unhcr, l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati». Per la Cdu è prioritario «intensificare i controlli alle frontiere esterne dell’Ue e anche i respingimenti ai confini nazionali»: la posizione tenuta da sempre dall’ala destra bavarese della Csu che come l’Austria chiude ai migranti. Inutile allora, da parte dei conservatori, dichiarare Erdogan «irresponsabile sui diritti umani e irrispettoso degli accordi»: con queste premesse Merkel dovrà ancora – e presto – sbrigarsela con lui.