Essere trans in Libano

Federica Zoja
07/10/2010

La vita di un transgender algerino fuggito a Beirut.

Essere trans in Libano

Sola contro tutti, in una battaglia per la sopravvivenza che l’ha allontanata da famiglia, società e religione. Con una narrazione a tratti cruda, la biografia Memorie di Randa il trans, scritta dal giornalista libanese Hazem Saghieh a partire dal racconto di un transgender algerino trasferito in Libano, ha scosso il mondo arabo alzando per la prima volta il velo sulla galassia omo e trans.
Il volume, pubblicato a Beirut in lingua araba dalla casa editrice Dar El Saqi, racconta la vita di Randa, un tempo Fuad: dalla sua infanzia di maschio fino alla prima esperienza sessuale con un uomo, determinante nella scelta di vivere come donna dall’apparenza femminile. Poi, l’esilio in Libano, dove la vita per una persona trans è dura, ma possibile.

La fatica di tornare indietro nel tempo

«Da tempo sentivo la necessità di raccontare la mia storia, ma ero troppo stanca moralmente» ha riferito a Lettera43 Randa, di professione infermiera, attualmente impegnata a tempo pieno con Helem, l’associazione leader nel mondo arabo per la difesa dei diritti di omosessuali, transgender e bisessuali.
Da Beirut, ha raccontato: «Quando, Saghieh, moglie di Hazem, con cui ho lavorato a un progetto fotografico che mescola il mondo transessuale con la mitologia musulmana, mi ha spinto a mettere per iscritto la mia vita, mi sono detta: è il momento, se aspetto, perderò le emozioni».
All’inizio non è stato facile, «dovevo fare pause frequenti, riposarmi», poi però la biografia si è rivelata un’opportunità per fare il punto sulla propria vita, per mettere in ordine le tappe di un percorso doloroso.
A un primo livello “terapeutico” del volume se ne somma un altro, sociale: «Volevo far capire alle persone che i transessuali sono esseri umani. In genere le donne apprezzano il libro e lo comprendono, gli uomini di meno» ha commentato la protagonista della biografia. La reazione maschile non sorprende in una realtà patriarcale, in cui virilità, forza, possesso della donna sono le caratteristiche «dell’uomo normale».
«Non sono mancate le critiche, soprattutto a Hazem, che di solito si occupa di altro» ha sottolineato Randa, lasciando intendere che anche la società libanese, benché più aperta di altre nell’area del Mediterraneo, storce il naso su alcuni temi.
Sul piano legislativo, in Libano è previsto il carcere per “relazioni sessuali contro natura”, ma nei fatti le autorità mostrano una certa tolleranza nei confronti dei cittadini omosessuali. Il cambiamento di sesso, invece, non è citato dalla legge: per questo a Beirut le persone transessuali di tutto il Medio Oriente «possono sopravvivere».
Il cammino, tuttavia, è ancora molto lungo. «Pubblicamente, nessun rappresentante della società civile è disponibile all’ascolto. I politici sono troppo codardi» ha detto Randa con amarezza.
Poi una stoccata anche al mondo trans: «Nessuno ha voglia di impegnarsi per la comunità. I trans sono rifiutati dalla società e a loro volta la rifiutano». Per questo, Randa ha deciso, mentre si prepara a completare il processo chirurgico che la trasformerà in donna, di andare oltre, di esporsi sempre più «perché fra noi ci sono tante persone disperate e qualcuno si deve impegnare».

Una realtà sconosciuta allo scrittore

«Scrivo abitualmente di attualità e cultura politica» ha spiega a Lettera43 Hazem Saghieh, editorialista del quotidiano in lingua araba pubblicato a Londra Al Hayat, La vita. «Ho sempre seguito l’argomento intolleranza nelle sue diverse forme, ma è stata mia moglie a parlarmi di Randa per la prima volta. Per me il mondo trans era sconosciuto».
La scelta di pubblicare il volume in arabo e in una capitale mediorientale non era scontata, visto che in Nord Africa e Medio Oriente l’argomento sessualità è tabù: «Io e Randa siamo arabi, è la nostra lingua naturale, era giusto sceglierla» ha sottolineato Saghieh, raggiunto telefonicamente nel suo ufficio di Beirut.
Ma non è stata solo una questione di facilità nella stesura del testo: l’obiettivo era parlare alle componenti più intolleranti della società. L’accoglienza «è stata positiva» assicura il giornalista, ora alle prese con un volume sulle milizie combattenti libanesi durante la guerra del 1982. «Ma stendere la biografia di Randa è stata un’esperienza indimenticabile» ha concluso l’editorialista.
Ora si pensa a una traduzione italiana. Sul nome della casa editrice italiana l’autore non si sbilancia, ma secondo indiscrezioni sarebbe già stata individuata: è Piemme-Mondadori.