Mario Margiocco

Salvini-Di Maio, si fa presto a dire «cambiamo l'Europa»

Salvini-Di Maio, si fa presto a dire «cambiamo l’Europa»

29 Maggio 2018 06.00
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Si fa presto a dire «vogliamo cambiare l’Europa» o «no a questa Europa». Come cambiare? Con che alleanze? In che tempi? Il prossimo voto sarà un referendum sull’Europa, ha annunciato subito Matteo Salvini dopo il breve e decisivo messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che già aveva detto, nella sera di domenica, la stessa cosa.

DI EUROPA SI È PARLATO POCO. Mattarella ricordava infatti come di Europa si fosse parlato poco nella campagna elettorale di inizio 2018, per trovarsi poi a parlarne troppo appena chiuse le urne. E quindi il suo intervento, che spiegava il "no" all’euroscettico Paolo Savona all’Economia, riportava i termini della questione alla loro reale natura, che è da due mesi e sarà per altri quattro o cinque mesi, fino al voto, di matrice essenzialmente europea. Restare con gli altri, simpatici e meno simpatici o, data un’Europa “irriformabile” da soli.

ADESSO IL TEMA DOMINERÀ. Il prossimo voto politico non sarà un referendum monotematico, nel qual caso la vittoria del sì all’Europa e all’euro non sarebbe da escludere, e c’è da chiedersi che farà il presidente Mattarella se Movimento 5 stelle e Lega dovessero nuovamente vincere. Tuttavia non sarà una fotocopia della campagna elettorale del 4 marzo. Il tema europeo dominerà.

Nelle prossime elezioni ci sarà uno scontro tra chi vuole un’Italia saldamente inserita nell'Ue e nell’euro e chi vuole cambiare questa Europa

Ma non aspettiamoci un “sì all’Europa” contro un “no all’Europa”. I sostenitori di questa seconda opzione non sono così sprovveduti e sanno che sarebbe, in questi termini, una battaglia per loro difficile. Aggireranno quindi – lo stanno già facendo – l’ostacolo. Sarà uno scontro tra chi vuole un’Italia saldamente inserita nell'Ue e nell’euro e chi vuole «cambiare questa Europa». Diranno «vogliamo cambiare questa Europa», accusando chi non è d’accordo di pusillanimità o peggio, di tradimento (parola chiave che era attesa da settimane e alla quale siamo arrivati subito dopo il discorso di Mattarella, con lui come traditore in capo), e di attacco ai sacri interessi della Patria e «degli italiani».

QUALCOSA DA RIVEDERE C'È. Il fronte del “sì” dirà sostanzialmente che il fronte opposto ha le idee confuse ed è pericoloso, vuole “cambiare” ma non sa come. E chi non vuole cambiare qualcosa in questa Europa? Dai poteri del parlamento insufficienti, dalle rigidità della Commissione spesso eccessive, dalla scarsa coesione (vedi immigrati), dalla linea troppo intransigente di una Germania che chiede poi eccezioni quando le fanno comodo (vedi banche di sviluppo regionale), le istanze di cambiamento sono molte.

ORIZZONTI ALMENO BIENNALI. Chi vuole restare sa che cambiare implica processi lunghi, orizzonti almeno biennali per avere risultati concreti. Servono alleanze solide con altri Stati, una strategia coraggiosa ma realista. Chi vuole uscire dall’euro e magari anche dall'Ue ha già pronto un «hanno rifiutato le nostre proposte» e quindi un “piano B”, che è poi alla fine l’abbandono dell’euro.

Uscire dall'euro? Si sottovalutano le più elementari realtà monetarie

Visto che per parlare occorre qualche pezza d’appoggio, se non si vuole avere solo una gigantesca chiacchiera da bar dalle Alpi a Lampedusa, si consiglia ancora come documentazione minima di base di ascoltare su YouTube l’intervista di Claudio Messora dal titolo Come vi poterò fuori dall’euro al neo onorevole e responsabile economico leghista Claudio Borghi. È un condensato semplice, e spesso incredibile quanto a sottovalutazione delle più elementari realtà monetarie, delle tesi di Alberto Bagnai e Paolo Savona, e – come ha scritto anche Savona – sostiene che l’uscita dall’euro si possa preparare in vari modi (i minibot sono uno) e debba avvenire improvvisa, «in una notte».

IL PRECEDENTE TEDESCO DEL 1948. Si consiglia la lettura di alcune pagine in cui il grande storico dell’economia e della moneta Charles P. Kindleberger (è un paper per un convegno monetario e fu uno dei suoi ultimi lavori, prima della scomparsa nel 2003) racconta l’introduzione nel 1948 del deutsche mark, con largo spazio al ruolo prima misconosciuto di un giovane tenente americano, esperto di finanza, Edward A. Tenenbaum.

SALVINI E BORGHI NON HANNO IDEA. La Germania era ancora sotto amministrazione alleata e solo la segretezza e le installazioni militari riuscirono a far distribuire senza far nulla trapelare e ad avere pronte ovunque per la mattina del 20 giugno le nuove banconote, stampate fuori dalla Germania. Borghi e Salvini non hanno idea della complessità del passaggio da una moneta all’altra, mentre Paolo Savona dovrebbe saperlo, ma da come scrive non si capisce affatto.

Salvini ha definito l’euro «sbagliato» e chiamato «cretino» chi vuole restarci

Matteo Salvini ha definito infinite volte l’euro «una moneta sbagliata» e spesso ha chiamato «cretino» chi vuole restare nell’euro. Si cambia così l’Unione? In una politica fatta di neonazionalismo, di nazionalsocialismo strisciante cioè di istanze nazionaliste sposate a promesse socialiste (incruento per fortuna, e democratico nel senso che perdendo un’elezione certamente se ne andrebbero), quel che conta è mostrare i muscoli. Fare la faccia feroce, «noi non siamo servi», il che ormai porta a chiamare «servi» chi è di diverso parere, e questo sarà un ritornello dei prossimi mesi.

COSTI DEL PROGRAMMA INSOSTENIBILI. La realtà del programma Salvini-Di Maio, con i suoi 100-150 miliardi di spesa (ai quali va aggiunta la crescita della spesa corrente che non si riesce a fermare) presuppone l’uscita dall’euro. Con le regole della moneta unica uno sfondamento del genere è infatti impossibile. Pensano con quella cifra di rilanciare l’economia italiana e di avviare la discesa del debito con la crescita. Ma è tutto un futuro assai incerto, mentre certo sarebbe l’esborso, in deficit. Non considerano che più ancora della disciplina dell'Ue ci fermerebbe il no a nuovi crediti da parte dei mercati, se non a tassi proibitivi.

SENZA UN'AGENDA È TUTTO INCERTO. L’importante nelle prossime settimane e mesi sarà chiarire che il «vogliamo cambiare questa Europa» va bene ed è una cosa seria solo se si precisano temi, strategie, tempi, alleanze non facili e non rapide da stabilire. Altrimenti è una presa in giro, una bugia, un cavallo di Troia di un “sovranismo” ennesimo travestimento di un vecchio nazionalismo europeo che ha profondamente segnato nella prima metà del 900 due generazioni di europei. Succedeva tanto tempo fa, e troppi se ne sono dimenticati e neppure ne vogliono sentir parlare.

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