«Euro, il tempo stringe»

16 Gennaio 2012 13.00
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La pagella durissima di Standard and Poor’s, che ha spedito l’Italia in serie B e tagliato la tripla A a Francia e Austria, ha spaccato in due l’Eurozona, lasciando intravedere la fine della moneta unica entro il 2012.
Da una parte le inossidabili economie AAA del Nord Europa, con la Germania elogiata dall’agenzia di rating per essere riuscita a stabilizzarsi nonostante la crisi, e i Paesi satellite di Olanda, Lussemburgo e Finlandia. Dall’altra gli Stati declassati che scivolano sempre più in basso, verso il baratro della Grecia (CCC) a un passo dal default (D), da mesi ben oltre la soglia di titolo spazzatura (BBB-).
«Dalla Grecia all’Italia il distacco è ancora notevole», ha precisato a Lettera43.it l’economista anglo-cipriota Christopher Pissarides, premio Nobel nel 2010 insieme con i colleghi Peter Diamond e Dale Mortensen, «ciò nonostante, è chiaro a tutti che un crac di Atene, nei prossimi mesi, è possibile. Questa bancarotta avrebbe conseguenze caotiche in tutti i Paesi dell’euro, mandando a picco, in particolare, i Paesi in crisi dell’Ue».
Le ripercussioni, per le banche e, di conseguenza, per i risparmi dei cittadini comuni, sarebbero catastrofiche quanto incontrollabili. Per il professore della London School of Economics, «il tempo stringe». Tuttavia Pissarides resta «ottimista». «Con un accordo sul taglio del debito del 50% da parte delle banche si può ancora bloccare, seppur a breve termine, il collasso del sistema». Evitando che i cittadini si ritrovino, impotenti, con le spalle al muro e le tasche vuote.

DOMANDA: Il premier greco Lucas Papademos ha paventato un default entro marzo. Se avverrà, che ne sarà dell’euro e dell’Europa?
RISPOSTA: La chiave di volta sta nell’accordo con le banche, per un taglio volontario del 50% dell’esposizione di Atene verso il settore privato. Sono trattative difficili, finora andate a vuoto.
D. Da mesi si dibatte su un aumento della svalutazione del debito ellenico dal 20% al 50-60%. C’è chi dice che non porterà egualmente a nulla.
R. Io sono ottimista. Credo che, alla fine, per quanto svantaggioso per i creditori, un accordo dovrà essere necessariamente trovato. Altrimenti, per le banche sarebbe ancora peggio.
D. Molti economisti dubitano che un haircut, il cosiddetto taglio del debito, sia risolutivo.
R.
Ma sarà la boccata d’ossigeno che, adesso e per qualche mese, riuscirà ad arginare il crollo di Atene. E, con esso, l’effetto domino in Europa.
D. E poi?
R: E poi, nei prossimi mesi, interverranno i governi tecnici, con le loro misure di risanamento.
D. Crede che basteranno a ristabilire la fiducia sui mercati? Il downgrade di massa di S&P ha affossato tutti gli sforzi europei.
R.
Saranno mesi difficili. Indubbiamente, il declassamento dell’Italia renderà più faticoso vendere i titoli di Stato nazionali. E tutti i Paesi retrocessi avranno più difficoltà a finanziare il Fondo salva Stati.
D. La perdita della tripla A francese prima e il declassamento del Fondo salva stati europeo (Efsf) poi. Adesso anche la Germania si indebolisce ?
R.
A uscirne indebolito è il meccanismo di salvataggio. Ma credo che, anche in questo caso, un accordo con le banche sul debito aiuterà l’Ue a reagire compatta, aiutata dalla Banca centrale europea.
D. Lei pensa positivo.
R.
Con l’impegno del fronte comune di Italia, Francia e Germania ci sono le premesse affinché i mercati ritrovino fiducia.
D. E se le banche, invece, dicessero no ad Atene? Le società di hedge fund, soprattutto quelle Usa, non sembrano tanto propense a un accordo.
R.
Un default greco farebbe saltare le stesse banche europee. Il fallimento degli istituti di credito è uno scenario da evitare nel modo più assoluto. Le banche francesi, per esempio, ne uscirebbero a pezzi. Ma anche quelle italiane.
D. In caso di bancarotta di Atene, l’Italia sarebbe più esposta della Spagna, per esempio?
R.
Tutti i Paesi grandi investiti dalla crisi del debito sovrano sono a rischio. L’Italia è più pericolosa perché, se cadesse in una grave recessione, salterebbe la terza economia dell’Eurozona. Sarebbe una catastrofe di proporzioni insostenibili per l’Ue.
D. Come possono salvare i loro risparmi i cittadini?
R.
È un circolo vizioso dal quale non si esce se non con una risposta comune. Se le banche non trovano un accordo con i governi, difficilmente ci sarà una via d’uscita per tutti.
D. In che senso?
R.
Da sempre, l’unico potere che hanno i risparmiatori a un passo dal crac è andare in banca a prelevare tutti i loro soldi.
D. Denaro che, una volta innescato il default incontrollabile, perderà valore comunque, anche sotto il materasso…
R.
Esatto. Questa reazione dei risparmiatori è comprensibile, perché in fondo si tratta dei loro risparmi. Ma aggraverà la crisi di liquidità delle banche, accelerando la bancarotta statale.
D. Considerando anche il probabile blocco degli stipendi pubblici e delle pensioni e l’invendibilità delle obbligazioni, la paralisi sarà totale.
R.
Per questo è necessario trovare un compromesso, nell’interesse comune di tutti.
D. Nel 2010, l’Accademia di Svezia l’ha insignita del Nobel per i suoi studi sui cambiamenti strutturali del mercato del lavoro e sulle politiche del welfare. Con le riforme del governo Monti, l’Italia riprenderà a crescere?
R.
L’insediamento di Mario Monti è stato cruciale, non solo per ridare credibilità al Paese dopo i governi Berlusconi. Con i suoi prossimi interventi, infatti, ci sarà anche uno sblocco generale dell’economia.
D. Le liberalizzazioni del nuovo premier italiano hanno convinto l’Ue e i mercati?
R.
Direi che, nonostante il downgrade, finora il governo Monti ha convinto più del nuovo premier greco Lucas Papademos gli osservatori internazionali.
D. Per quale motivo?
R.
Hanno profili simili, perché entrambi sono economisti di primo piano. Papademos è stato anche banchiere centrale. Ma nel governo tecnico greco solo il premier è un tecnocrate, molti ministri provengono dai partiti.
D. Anche in Italia, tuttavia, l’operato dei tecnocrati è soggetto al voto in Parlamento, composto dalla vecchia maggioranza e dall’opposizione.
R.
È comunque meglio. Credo che l’esecutivo di Monti sia una grossa chance per l’Italia. Anche per questo ho fiducia nella capacità di reazione dell’Europa.

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